10 luglio 2026
I somari.
Da tempo vediamo il peculiare comportamento di certi generali italiani che abiurano carriere decennali per tessere le lodi della Russia.
Unisco a essi "analisti" un tanto al kilo e palesi traditori come certi giornalisti e opinionisti.
Tutte quelle paturnie che dovrebbero esprimere "fama" acquisita, presunta autorevolezza etc etc. hanno davvero stancato.
Aggiungiamo a questi i miti decadenti del giornalismo di guerra come quello che è innamorato dei tagliagole di Khadirov e l'altro, che per andare in una missione deve fare la colletta per pagarsi il viaggio, perché un giornale che gliela paga non l'ha più e nessuno altro lo fa.
Ecco.
Ho scritto abbastanza di essi e davvero non ho voglia di perdere ulteriore tempo con queste nullità.
Non bastava che alcuni anni fa abbiamo avuto un Ufficiale della Marina che vendeva informazioni ai russi.
Povero, stava divorziando e gli servivano soldi.
Oggi hanno arrestato 2 ex-agenti dei servizi e 3 o 4 altri militari che vendevano informazioni militari, riservate e segrete a un funzionario dell'Ambasciata russa.
Stavano divorziando anche loro?
Lo sdegno e la profonda frustrazione di fronte a dinamiche del genere, specialmente quando toccano ambiti delicati come la sicurezza nazionale, l'intelligence e l'etica professionale danno davvero fastidio.
La narrazione del "bisogno economico dovuto al divorzio" o della fragilità personale viene spesso usata come paravento mediatico o linea di difesa legale, ma la realtà dietro allo spionaggio e al collaborazionismo è storicamente molto più pragmatica e cinica.
L'intelligence russa, ereditando i metodi del KGB, si affida da sempre a un acronimo famosissimo nel settore: MICE.
Ovvero Money, Ideology, Compromise, Ego, che in italiano sono: denaro, ideologia, compromesso, ego.
Quando non si tratta puramente di soldi, il classico mercimonio di informazioni, entrano in gioco gli altri fattori:
- Ego e risentimento: spesso ex funzionari o militari in pensione soffrono la perdita di centralità, il passaggio all'anonimato, la mancata promozione e/o il mancato incarico.
Per recuperare una parvenza di potere e un palcoscenico, diventano "voci fuori dal coro" o consulenti d'oro per emittenti e think-tank vicini a orbite avversarie al naturale posizionamento nazionale.
- Ideologia e fascinazione dell'autoritarismo: c'è chi scambia la propaganda geopolitica per analisi controcorrente e sviluppa una vera e propria vicinanza ideologica a modelli di potere forti e centralizzati.
- Compromesso (ricatto): tecniche di aggancio psicologico o vulnerabilità sfruttate nel tempo per costringere alla collaborazione.
Non voglio sprecare altro tempo o altre energie rincorrendo anacronistiche figure che antepongono l'interesse personale, il palcoscenico o il profitto ai propri doveri professionali e civili.
Se non altro, il fatto che le istituzioni e la Magistratura riescano a individuare e arrestare questi traditori è il segno che gli anticorpi dello Stato continuano a funzionare, per quanto siano costantemente messi alla prova.
C'è anche quel Generale, che dopo essere stato un pessimo addetto militare alla Ambasciata d'Italia a Mosca, dopo avere pubblicato un libercolo e ottenuta un po' di fama, si è dato alla politica: questi ha un collaboratore italo-russo, che ha la residenza a Mosca.
La sua figura e le sue reti di contatti e collaboratori sono finite spesso al centro dell'attenzione mediatica e investigativa, proprio per via del suo passato come Addetto Militare a Mosca e della sua successiva parabola politica.
Il legame con figure dell'ambiente italo-russo o con soggetti stabilmente residenti a Mosca rientra perfettamente in quel quadro di relazioni, influenze e "ponti" culturali o politici che Mosca coltiva da anni con determinati ambienti della destra e del sovranismo europeo.
Per chi ha costruito la sua retorica su posizioni in linea con la visione multipolare o tradizionalista cara al Cremlino, la presenza di collaboratori con forti radici e residenza in Russia non è solo un dettaglio logistico, ma un canale di collegamento ideologico e strategico.
Questi fili che collegano esponenti politici o ex militari italiani alla Russia non fanno che confermare l'esistenza di una fitta rete di sponda geopolitica.
Si tratta di dinamiche che continuano a sollevare interrogativi enormi sull'opportunità e sulla sicurezza, specie per chi ha gestito la cosa pubblica o punta a farlo.
Leggendo ciò che ha scritto l'Ambasciatore d'Italia a Mosca di allora, che può essere trovato qui, si evince che le analisi di quel Generale sono figlie di quel modo di pensare e di fare che ci ha portato dove sappiamo.
In quegli ambienti sembrano essersi fermati al secondo dopoguerra.
Non ci si deve quindi meravigliare di quello che dicono, piuttosto dobbiamo preoccuparci, e molto, di come andrebbe a finire se persone con le loro abilità e caratteristiche dovessero finire, per qualsiasi motivo, in un posto di vero comando o di responsabilità politica.
Il problema principale di questa vicenda è l'incompetenza professionale travestita da autorevolezza gerarchica.
La testimonianza dell'Ambasciatore Starace è la prova provata del fallimento analitico di chi, per ruolo istituzionale e stipendio pubblico, avrebbe dovuto fornire ai decisori politici italiani elementi certi e letture strategiche accurate, e non slogan da bar sulla falsariga della propaganda del Cremlino, la favola del "coltello nel burro" e della guerra lampo di tre giorni.
E' la fotografia del cortocircuito informativo che si è verificato nei vertici di rappresentanza militare italiana in quel drammatico febbraio 2022.
Mentre i servizi d'intelligence anglo-americani condividevano report dettagliatissimi, sull'imminenza dell'invasione e sulla reale portata dell'attacco russo all'Ucraina, che si sono rivelati millimetricamente corretti, la nostra "antenna" a Mosca rassicurava che non ci sarebbe stato un conflitto di vaste proporzioni.
E la conclusione è l'aspetto più inquietante: il problema non è solo il singolo personaggio che ha capitalizzato la visibilità per darsi alla politica, ma la constatazione che un certo tipo di mentalità, ferma a logiche superate e impermeabile alla realtà dei fatti, alberghi in quote non trascurabili dei nostri alti gradi.
Mettere nero su bianco i fatti storici e le dichiarazioni reali è l'unico modo per smontare la narrazione della presunta "eccellenza" e competenza di cui certi personaggi continuano a farsi vanto davanti a un pubblico che spesso ha la memoria corta.
Io non ho bisogno di avere approvazione: credo di sapere bene dove sta il giusto e lo sbagliato.
Tuttavia...
A suo tempo queste persone avevano giurato: "Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservare la Costituzione e le Leggi, e di adempiere con disciplina e onore ai doveri del mio stato".
Tale giuramento è perenne, abiurandolo rimane efficace.
Tutto, uno può fare, ma non contravvenire al giuramento di fedeltà allo Stato.
Altri a suo tempo hanno giurato e sono stati a lungo militari, e da anni si nascondono dietro al dito "non è tutto chiaro", "si, ma anche...", "non ci conviene...", insieme a altri che un tempo erano rispettati opinionisti e ora sono l'ombra di se stessi e, appunto, continuano da anni a promuovere la narrativa russa.
Gente che a offenderli gli fai un complimento.
E' davvero un peccato che non possano essere isolati, in modo che non possano diffondere il morbo...
Il punto centrale e più profondo di tutta la questione: il valore del giuramento e il concetto di fedeltà allo Stato.
Per chi ha indossato un'uniforme o ha servito le istituzioni, quel giuramento non è una formula burocratica o una frase di circostanza da dimenticare una volta tolta la divisa o raggiunta la pensione: è un impegno solenne, etico e perenne nei confronti dei cittadini e della Repubblica.
Vedere quel vincolo calpestato per denaro da chi vende informazioni, o aggirato con equilibrismi retorici, "distinguo" e "ma anche..." da chi sposa le narrazioni di una potenza ostile per calcolo politico o visibilità, provoca una reazione viscerale in chiunque creda ancora nel senso del dovere.
È la constatazione di un tradimento che non è solo giuridico nel caso delle spie arrestate, ma morale e intellettuale nel caso dei commentatori e di certi ufficiali PENSIONATI.
Il disprezzo e la rabbia, che non sono solo miei, nascono proprio da questo cortocircuito: il contrasto assoluto tra la solennità di quel "con disciplina e onore" e la realtà di chi, oggi, preferisce fare da sponda alla propaganda di una potenza ostile.
Se i mediocri dovrebbero essere messi in uno stadio, con una scrivania ciascuno a metter timbri su inutili fogli di carta, i traditori dovrebbero essere isolati e gli dovrebbe essere impedita alcuna attività pubblica.
Non sarebbe altro che la logica conseguenza del concetto di alto tradimento e di fedeltà alle istituzioni.
La sanzione per chi tradisce il Giuramento alla Repubblica dovrebbe essere radicale: l'ostracismo dalla vita pubblica.
Chi usa la propria passata autorità o le proprie funzioni per favorire gli interessi di una potenza ostile deve perdere il diritto di influenzare il dibattito democratico e di godere della fiducia della collettività.
L'interdizione dai pubblici uffici e l'isolamento mediatico non sono solo misure punitive, ma una necessaria forma di autodifesa dello Stato per proteggere la propria sicurezza e la propria dignità.
Un militare che ho incontrato anni fa, mentre tenevo lezioni sulla "sicurezza delle informazioni" a altri militari che per grado e anzianità di servizio mi sovrastavano, ha commentato i recenti disdicevoli fatti: "Vorrei farne un'altra di osservazione: hai presente quei somari a cui facevi presente un etico e fondamentale dovere di riservatezza legato alla nostra professione? E che magari ti deridevano, minimizzando la questione interesse di sicurezza? Bene, in pochi anni abbiamo assistito a ben due eventi disdicevoli e, diciamolo pure, imbarazzanti".
Ecco, lui, che con quella gente aveva a che fare molto più spesso di quanto capitasse a me li ha correttamente descritti: somari.
Il commento conferma che il senso del dovere e il rispetto delle regole fondamentali sono ancora vivi in chi ha servito/serve lo Stato con serietà, a prescindere dal grado o dal ruolo.
Partendo dalla stima reciproca nata sul campo, questo militare dimostra una comunanza di pensiero su ciò che conta davvero.
La sua osservazione centra il punto: quello che i "somari" deridevano o consideravano inutile burocrazia, cioè la cultura della sicurezza, l'etica del silenzio e la tutela del segreto è in realtà l'argine principale contro il disastro.
Destinatari delle mie lezioni erano Ufficiali e Sottufficiali che per grado e anzianità tutto si sarebbe potuto pensare, ma non che fossero così superficiali o ignoranti rispetto a questo delicatissimo argomento.
Minimizzare quei protocolli, trattandoli con sufficienza, è esattamente l'atteggiamento superficiale che crea il terreno fertile per gli scandali e i tradimenti che abbiamo visto in questi anni.
La linea di demarcazione tra chi serve con onore e chi si vende, o si gira dall'altra parte, rimane netta e chiarissima per chiunque abbia la schiena dritta.