21 dicembre 2025
Vannacci chi?
A proposito di Vannacci...
Quando la Russia ammassava le sue Forze Armate lungo il confine ucraino, il Generale Vannacci era l’Addetto Militare alla Ambasciata Italiana a Mosca.
L’allora Ambasciatore italiano in Russia, Giorgio Starace, ha raccontato che per due volte a febbraio 2022 ha interpellato il Generale Vannacci per capire cosa stesse succedendo: pochi giorni prima che l’invasione russa dell’Ucraina iniziasse e subito dopo che essa era iniziata.
Prima che le colonne di veicoli russi varcassero i confini ucraini, Vannacci disse all’Ambasciatore italiano di stare tranquillo, perchè "non ci sarebbe stato un conflitto di vaste proporzioni".
Le agenzie di intelligence di molti paesi NATO avevano da giorni ammonito che una invasione militare russa dell'Ucraina era inevitabile e sicura e che avrebbe avuto grandi dimensioni.
Pochi giorni dopo, quando Putin aveva già annunciato l'avvio della “operazione militare speciale” e le colonne di carri armati russi avevano varcato il confine ucraino e cominciavano a incontrare la resistenza e la reazione ucraina nel loro movimento verso Kyiv, Starace ha convocato una riunione d’emergenza, per conoscere di nuovo il parere di colui che, per ruolo e professione, era fino ad allora considerato essere un "esperto".
Il Generale ha allora usato una espressione colorita: "I russi entrano in Ucraina 'come un coltello nel burro' e in un paio di settimane avranno raggiunto Kyiv e ottenuto la capitolazione di Zelensky".
Dopo quasi 4 anni di guerra e oltre 1 milione e 200 mila fra morti e feriti gravi russi, è terribile pensare quanto errata, superficiale e clamorosamente fallita fosse tale analisi.
Questo Generale sembra capire poco in generale, soprattutto nelle materie che dovrebbero essere di sua competenza.
Purtroppo Vannacci non è solo, ma va iscritto a quel vasto gruppo di militari italiani di grado elevato che veramente sembrano avere ottenuto i gradi vincendoli con la raccolta punti dei biscotti.
Ufficiali di questo tipo sono piuttosto numerosi nell'Esercito, non me ne vogliano gli amici in servizio e congedati.
E' interessante notare anche quanto spesso costoro siano scarsamente competenti e falliscano nelle loro "previsioni".
Le analisi del Generale in questione sono figlie di quel modo di pensare e di fare che ci ha portato dove sappiamo.
In quegli ambienti sembrano essere rimasti fermi al secondo dopoguerra.
Non ci si deve quindi meravigliare di quello che ha detto Vannacci, piuttosto dobbiamo preoccuparci, e molto, di come andrebbe a finire se persone con le sue abilità e caratteristiche dovessero finire, per qualsiasi motivo, in un posto di comando.
Ho preso il "fenomeno" del momento e lo ho spogliato di tutta la caciara mediatica da talk show, riportandolo all'unica dimensione in cui un militare d'alto rango dovrebbe essere giudicato: "l'efficacia e l'accuratezza della sua azione di comando e di intelligence".
Il quadro che emerge, basato sulle dichiarazioni dell'Ambasciatore Starace, mette in luce un fallimento professionale gigantesco.
Analizziamolo:
1. Il fallimento del Risk Management e del "Fornitore di Intelligence"
A Mosca, l'Addetto Militare non è un diplomatico che deve fare pubbliche relazioni: è il sensore sul campo dello Stato italiano.
Il suo compito principale, l'obiettivo del suo "progetto", era dare al Governo italiano gli strumenti predittivi per gestire una crisi epocale.
- Fase 1 (Prima del conflitto): non è un'opinione divergente sostenere che "non ci sarebbe stato un conflitto di vaste proporzioni", mentre la logistica russa accumulava sacche di sangue, ospedali da campo e depositi di munizioni avanzati ai confini, erano dati visibili a chiunque sapesse leggere le immagini satellitari e i report NATO.
È un macroscopico errore di lettura degli indicatori di minaccia.
- Fase 2 (Inizio del conflitto): la metafora del "coltello nel burro" e delle "due settimane" svela il peccato originale di quella classe di ufficiali a cui appartiene lui e anche altri: l'accettazione acritica della mistica dell'invincibilità russa, accoppiata alla totale cecità nei confronti delle capacità difensive degli ucraini.
2. Il parallelismo con la "Raccolta Punti dei Biscotti"
L'espressione è fulminante, ma tocca un problema reale e strutturale delle nostre Forze Armate, con le dovute, eccellenti eccezioni di ufficiali che fanno un lavoro straordinario nell'ombra: "la progressione di carriera per anzianità e burocrazia, anziché per merito operativo e analitico".
Nelle aziende private, se un Manager sbaglia completamente la valutazione dei rischi di una attività vitale, portando l'azienda fuori strada rispetto ai competitor e ai partner, viene rimosso o declassato all'istante.
Nelle strutture ministeriali e gerarchiche italiane, spesso la progressione di carriera è un rullo compressore che protegge l'individuo dall'errore.
Si sale di grado perché si è "fatto il proprio tempo" nei posti giusti, non perché le proprie analisi si siano rivelate esatte.
3. Il vero motivo di preoccupazione per il Paese
La conclusione del testo centra l'allarme principale.
Il problema non è il Vannacci eurodeputato, personaggio da dibattito televisivo domenicale.
Il problema è il Vannacci "Addetto Militare a Mosca nel Febbraio 2022".
L'Italia si è seduta ai tavoli di crisi della NATO e dell'Unione Europea nei giorni cruciali dell'invasione avendo in mano i report geopolitici firmati da persone con questa forma mentis.
Di fatto, eravamo orbi per scelta dei nostri stessi analisti.
Se un domani il Paese dovesse affrontare una minaccia diretta e la catena di comando strategica fosse in mano a persone che confondono i propri desideri ideologici, o la pigrizia intellettuale rimasta al secondo dopoguerra, con la realtà dei fatti sul terreno, l'esito sarebbe catastrofico.