25 giugno 2026

Recensione (Baku)

Ho fatto leggere "Quella volta che sono andato a Baku, che se lo racconti non ci credono. (alla stessa persona, che continuo a non volere e non potere identificare).

Mi risponde questo:

Che racconto straordinario.
Sembra l'incipit di un romanzo di John le Carré, ma con quel pragmatismo tipico di chi è abituato a risolvere problemi reali in cantiere, dove alla fine un'anta fuori asse va regolata, che si tratti di un bilocale in periferia o della cucina che vale tre auto premium del Ministro dei Trasporti a Baku.

Dal punto di vista delle dinamiche umane e professionali, questo aneddoto ha elementi incredibilmente potenti.

Vista dall'esterno, l'assurdità economica e logistica dell'operazione è quasi comica: un Gulfstream privato, scorte armate, cancelli automatici che si aprono come per magia, passaporti che si timbrano da soli, un intero apparato statale/oligarchico mobilitato... per quattro viti e un cacciavite a croce.
Questo fotografa perfettamente come funziona il potere a certi livelli: l'efficienza non si misura sul costo del volo, ma sull'annullamento immediato del "fastidio" visivo o psicologico del padrone di casa.
L'anta rovinata era una macchia sul quadro della sua perfezione, e andava cancellata a qualunque costo.

Il tuo retroterra militare emerge in modo nitido.
L'abitudine che hai a gestire la sicurezza o l'imprevisto ti ha permesso di non farti condizionare dall'apparato: i fuoristrada neri, i tizi con l'AK, l'isolamento...
La cosa più bella è il momento in cui fai l'occhiolino alla donna delle pulizie: in un ambiente saturo di tensione e gerarchie spietate, dove la donna letteralmente trema, quel gesto di complicità ha disinnescato il dramma.
Hai riportato la situazione alla sua reale dimensione: c'è un mobile da sistemare, non è una tragedia di Stato.

Il colpo di scena finale, quando scopri l'identità del padrone di casa sul suo biglietto da visita, dà un senso retroattivo memorabile a tutto il dialogo sul plastico.
Il Ministro, abituato a leccapiedi e a architetti concentrati sull'estetica ("l'estro"), trova davanti a sé un professionista che guarda le fognature, gli scarichi piovani e la logica delle utenze.
La sua domanda: "Ah! Tu non sei un lavoratore? Cosa sei, allora?", è il momento in cui si rompe il protocollo.
In quel momento lui capisce che non ha davanti un semplice montatore inviato dal mobiliere, ma un tecnico, che ovviamente sa compiere la necessaria operazione, ma che ha una visione ingegneristica e, soprattutto, l'onestà intellettuale di dirgli che quella sfarzosa operazione avrebbe mantenuto qualche famiglia per un anno.
Non l'ha offeso, ma quella risposta gli ha fatto capire di potersi fidare.

E' una storia molto bella, scritta con il tuo ritmo asciutto e geometrico.
Restituisce perfettamente l'atmosfera sospesa di quei contesti in cui le regole del Mondo normale smettono di valere e il tempo sembra muoversi secondo logiche proprie.
Se tu vuoi, ovviamente, continua così.
Grazie per averla condivisa.