8 settembre 20266

21^ Elbe-Stör-Marsch - settembre 1999

Questo testo è il seguito di La Società Segreta e la logica del Wolf

Dopo oltre 25 anni la precisione dei ricordi vacilla e ho dovuto attingere a piene mani ai tuttora esistenti contatti che ho fra i riservisti tedeschi, a qualche archivio storico locale e alla locale delegazione provinciale della Associazione dei Riservisti tedeschi.
Risposte e suggerimenti mi hanno permesso di identificare con più che accettabile precisione i dettagli "poco chiari" o mancanti.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questo.

Va premesso che il nostro intento era di partecipare alla gara per imparare, vedere che aria tira e magari divertirci.
Ma, soprattutto, di non farci male.
E con "male" intendo anche fenomeni banali come le vesciche ai piedi o una stanchezza tale da impedirci di lavorare il lunedì successivo.

Apro una parentesi.
In Italia, la maggior parte delle manifestazioni "ispirate" a questo tipo di cimenti viene concepita per squadre di due sole persone.
Questo accade nonostante la NATO indichi in quattro elementi il nucleo minimo affinché un’unità possa garantire la propria difesa.
Secondo la dottrina NATO, collaudata da decenni di operazioni sul campo, non si parla nemmeno di svolgere un'attività sotto tale soglia.
Spesso, però, gli italiani ritengono di essere speciali e che le prescrizioni o i suggerimenti valgano solo per gli altri.
È probabile che ciò dipenda dal desiderio degli organizzatori italiani di raddoppiare il numero delle squadre partecipanti dimezzandone il numero dei componenti: è un'idea allineata a quella mentalità per cui, sottintendendo questo e dando per scontato quello, si finisce per considerare eseguito un addestramento pur rimanendo seduti sul divano.
D'altronde lo zaino pesa, camminare su terreno vario è faticoso e per affrontare questo tipo di prove servono studio e preparazione.
È molto più comodo andare semplicemente in poligono a sparare... senza contare le altre innumerevoli scuse quotidiane per evitare di darsi davvero da fare.
Chiudo la parentesi.

La gara prevedeva quindi pattuglie di quattro componenti.
Uno dei nostri, tuttavia, non è potuto partire e ci siamo avviati dall'Italia in tre, ben consapevoli che da qualche parte avremmo pagato dazio.
Il viaggio e l'attività non sarebbero stati una passeggiata.
Ci consideravamo una squadra: i pregi e i difetti di ciascuno avrebbero condizionato il risultato complessivo.
Non essendo esattamente vicini di casa, ognuno aveva il compito di prepararsi autonomamente, sia sul piano tecnico sia su quello fisico.

L'altro Tenente, un Alpino, aveva già dimostrato in passato la spiacevole tendenza a ignorare consigli e suggerimenti.
In questa circostanza non si era preparato adeguatamente alla distanza e — errore imperdonabile — si era presentato con un paio di scarponi non suoi.
Una leggerezza da principiante che ignorava l'ABC dell'addestramento e avrebbe mandato all'aria lo sforzo dei compagni.

Partiti secondo il programma, dopo poca strada le sue calzature gli avevano già ridotto i piedi a una braciola.
I suoi tentativi di riprendere la marcia, pur apprezzabili, non permettevano di essere ottimisti.
Con la sua andatura ridotta e la sua testardaggine ci stava facendo perdere tempo prezioso, con il rischio di compromettere la prestazione dell'intera squadra.
Lo abbiamo esortato a ritirarsi per permetterci almeno di provarci.
Presentarsi a una marcia con calzature non rodate significa sottovalutare la logica elementare della sopravvivenza.

Mentre ammiravamo l'efficienza del sistema tedesco, la prima falla nel nostro dispositivo è arrivata proprio da quell'anello debole che si era presentato impreparato.

Non ci sono state scenate né processi: solo un taglio netto.
Chi non rispetta le regole base della sicurezza personale diventa un rischio per tutti: nelle attività reali non c'è spazio per zavorre logistiche.
Eravamo rimasti in due: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo fatto l'unica scelta logica sul campo, ovvero completare la missione e salvaguardare il nucleo.
Abbiamo affrontato il resto della gara in due, pagando pegno nel punteggio ogni volta che i risultati dei singoli si sommavano.
Chi è operativo adatta il piano, accetta la perdita e porta a termine il compito.
Sarebbe stato sicuramente meglio partecipare in tre, o ancora meglio nell'assetto completo da quattro.
Non è stato così, ma non siamo morti e siamo andati avanti.

Lo abbiamo rivisto alla Marinekaserne solo al nostro rientro, a prova ultimata.
Durante il viaggio di ritorno abbiamo ridotto al minimo le interazioni e, una volta a casa, le nostre strade si sono divise definitivamente.

A distanza di oltre venticinque anni, il ricordo esatto di quei giorni è sfumato; è riaffiorata solo la struttura portante dell'esperienza.

Questo racconto è il compendio della memoria mia e del "fratello" Aviere, integrato dai dati che ho raccolto grazie ai camerateschi riscontri del Verband der Reservisten dello Schleswig-Holstein e a una ricerca tra le pieghe della rete.

È una bella conferma constatare come quel viaggio abbia cementato un legame profondo: prima di tutto tra il mio compagno e me, e poi con i militari tedeschi che ancora oggi si ricordano di noi.
Indipendentemente dalla nazionalità, l’unica solidarietà che si crea tra chi ha condiviso polvere, fango e caffè bollenti all'alba definisce la vera fratellanza.

Il mio compagno di allora era già stato al mio fianco in molte altre occasioni: insieme abbiamo conseguito l'abilitazione al lancio, sparato e macinato chilometri con lo zaino in spalla, in Italia e all'estero.
Pur avendo la formazione militare tipica di un aviere, ha sempre compensato le mancanze dottrinali con impegno e dedizione.
Alto come me, reggeva perfettamente il passo: eravamo un binomio collaudato.
Lui faceva ciò che doveva e, soprattutto, non "banfava".

Nel gergo operativo o professionale, trovare chi svolge il proprio dovere senza cercare scuse significa aver trovato il partner perfetto.
Con lui c'era una sincronia tale da non richiedere parole per decidere il passo o spartire il carico.
Se in certe circostanze io garantivo la visione d'insieme e l'interfaccia con l'organizzazione tedesca, lui è stato la spalla che non ha ceduto di un centimetro.
Insieme, da riservisti e per pura disciplina personale, abbiamo fatto cose che pochissimi italiani hanno fatto, dimostrandoci ambasciatori di un'Italia pragmatica ed efficiente in contesti rigidi e estremamente competitivi.
È grazie a questa solidità che siamo riusciti a condurre in porto la missione a Glückstadt.

Inquadramento Storico e Logistico (1999)

Diversi dettagli permettono di collocare con precisione l'evento nel settembre del 1999:

- Armamento: la pistola HK P8 è stata distribuita alla Bundeswehr a partire dal 1997.
Noi l'abbiamo usata in poligono il giorno prima della gara.
- Sede: nel quadro del massiccio ridimensionamento della Bundeswehr post-Guerra Fredda, la Marinekaserne di Glückstadt, am Yachthafen, è stata dismessa nel 2000 e definitivamente chiusa nel 2004.
Privato della base operativa, il Kreisgruppe Steinburg (la sezione locale dei riservisti) non ha più avuto le risorse per sostenere una competizione internazionale multidisciplinare di quella portata.
- Edizione: si trattava della 21ª edizione della "Militärischer Vielseitigkeitswettkampf Elbe-Stör-Marsch", la penultima prima della chiusura definitiva.
In quell'edizione, per compensare la progressiva riduzione dei poligoni di tiro utilizzabili nell'area, l'organizzazione ha spinto molto sulle prove fisiche e di coordinazione.

Questo racconto si colloca proprio nel capitolo finale di questa storica manifestazione, poco prima che la caserma chiudesse i cancelli per sempre.

Svolgimento e Toponimi del Percorso

- Organizzazione: VdRBw, Verband der Reservisten der Deutschen Bundeswehr - Kreisgruppe Steinburg, in collaborazione con il 1. Marinesicherungsbataillon.
- Quartier Generale, partenza e arrivo: Piazzale della Marinekaserne, Glückstadt.
- Equipaggiamento obbligatorio: uniforme da campagna d'ordinanza (Feldanzug) e zaino regolamentare dal peso minimo di 10 kg (Feldgepäck).
- Condizione della squadra: partenza sotto-organico in 3 elementi per defezione iniziale del quarto uomo.
Handicap di punteggio già registrato dai giudici sul ruolino di marcia.

Il blocco: procedendo sui ciottoli delle vie cittadine verso il centro, dopo pochissimo, il terzo uomo cede per gravi vesciche ai piedi.
Lo sganciamento avviene presso la piazza del mercato (Marktplatz), nei pressi della storica Stadt-Apotheke (Farmacia cittadina).
Da qui il terzo uomo si ritira e rientra in caserma a piedi da solo.
Da lì in poi, la squadra prosegue ridotta a 2 soli elementi.

Sbarazzatici della zavorra e rimasti in due, il ritmo è diventato serrato.
Non c'era tempo per recriminare: eravamo già in ritardo a causa della discussione (per carità! Nulla di disdicevole) avvenuta di fronte alla Farmacia.
La tabella di marcia stringeva e noi avevamo una gara da completare con la metà degli uomini previsti.
Ogni prova ci vedeva penalizzati in partenza nel punteggio complessivo, ma la nostra priorità non era la classifica: era non saltare nemmeno un esercizio, eseguire tutto con disciplina e dimostrare a noi stessi e ai giudici che la pattuglia italiana non si ritirava.

L'area addestrativa Standortübungsplatz Breitenburg-Nordoe, localmente nota anche come Nordoer Heide o Binnendünen Nordoe, è una vasta area naturale in cui sono state effettuate le altre prove della gara.
Si tratta di terreno pianeggiante a matrice sabbiosa, vegetazione a brughiera e pini, con scarsa viabilità, che è sterrata, ma compatta.
Si trova a sud di Breitenburg, compresa fra Kremperheide e la autostrada A23: ha una forma trapezoidale grossolana di base 2 chilometri e mezzo e altezza 2, circa.
Esattamente a nord della area produttiva Tannenheim, in comune di Dägeling, entra nella area addestrativa un ramo secondario della ferrovia, che percorre un ampio arco verso Breitenburg, rimanendo in trincea rispetto al piano di campagna e che a nord di Breitemburg si unisce alla linea ferroviaria Hamburg-Itzehoe.

Raggiungere le stazioni di prova non è sempre stato facile, le distanze a volte erano notevoli, ma non abbiamo penato troppo.
Non è stata una passeggiata, ma non siamo morti.

Prove Affrontate

- Topografia e navigazione terrestre: ricevuto uno stralcio di carta topografica della zona in scala 1:50.000, dovevamo raggiungere le stazioni indicate dalle coordinate ricevute alla stazione precedente.
Il tempo impiegato calcolava l'abilità nell'individuare il punto sulla carta, la navigazione terrestre e la mera percorrenza della tratta.
Veloce era bene, preciso era bene, veloce e preciso era meglio.
Questo tipo di cimento ci era decisamente consono.

- 1ª prova – La cava di gesso: nella zona esistono alcune cave di gesso, alcune tuttora attive e altre dismesse già allora.
La candidata più probabile ad aver ospitato la prova era la Kreidegrube Saturn, situata tra i comuni di Breitenburg e Kronsmoor.
Qui è stata eseguita la prima prova tecnica in coppia: discesa in corda doppia su parete di gesso.
Osservando la squadra che ci precedeva, ci ha assalito la perplessità.
Entrambi non eravamo digiuni di questa attività, ma le modalità d'esecuzione tedesche erano estranee ai nostri canoni.
La corda non era da alpinismo, bensì una fune da ormeggio nautica dal diametro di circa 5 cm.
Ogni concorrente ne riceveva due, una per lato, che venivano incrociate sull'addome e afferrate con le mani: la fune di destra tenuta dalla mano sinistra e viceversa.
Si scendeva la parete quasi verticale con la faccia rivolta verso il basso e il corpo perpendicolare alla parete.
Aprire e chiudere le braccia variava l'attrito e permetteva di regolare la velocità di discesa: era una variante della discesa Sitzbändsel o del rappel svizzero modificato.
Scendere guardando in basso permetteva di mantenere la visibilità sull'obiettivo.
Al termine della prova eravamo "impolverati", ma — mi sia passato il termine — è stata una figata pazzesca.
In linea retta, la cava Saturn dista circa 8,5 km dalla caserma.

- 2ª prova – Accensione del fuoco e bollitura dell'acqua: un classico delle prove di sopravvivenza.
In questa occasione si è trattato di reperire in natura adatto materiale, accendere un fuoco con mezzi di fortuna e ottenere l'ebollizione dell'acqua contenuta in una gavetta regolamentare della BW.
Questo avveniva mentre un commissario registrava il tempo con un cronometro: si trattava comunque di una gara...
A operazione eseguita, il commissario ci ha porto con spirito una bustina di tè, suggerendo che ne bevessimo uno.
Abbiamo declinato ridendo come pazzi, mentre lui ci consegnava le coordinate successive.

- 3ª prova – Tiro con lanciagranate: la presenza di 3 dettagli meccanici ha permesso di identificare senza dubbi l'arma usata: la Granatpistole 40 mm Heckler & Koch HK69A1, la "GraPi".
Un'arma estremamente compatta, 46 cm a calcio chiuso, con caricamento a bascula.
Priva di eiettore automatico, presenta due fresature laterali sulla culatta per estrarre manualmente il bossolo 40×46 mm.
Monta un mirino flip-up a diottra per i 50-100 metri e una tacca a scaletta abbattibile fino a 350 metri.
Si tratta di un'arma semplice, compatta, precisa e priva di fronzoli: un'arma tipicamente tedesca che richiede ottima stima della distanza e mano ferma sulla traiettoria parabolica del colpo da 40 mm.
Nelle gare dei riservisti della Bundeswehr dell'epoca, la prova di tiro con la GraPi, veniva spesso effettuata con munizionamento da addestramento inerte/a corto raggio, con tracciante azzurro/arancione.
Abbiamo sparato con munizionamento da addestramento, polvere azzurra tracciante, contro una grande tabella a circa 150 metri.
Sparare con la HK69A1 era una delle prove più classiche e apprezzate per la rapidità d'esecuzione.

- 4ª prova – Taglio della legna: di fronte a una catasta di tronchi di 15-20 cm di diametro, dovevamo tagliarne una porzione.
Ci siamo trovati di fronte a una catasta di legname alla rinfusa, tronchi della locale vegetazione del diametro di circa 15/20 centimetri.
Venivano fornite alcune seghe a mano di diverso tipo, diverso passo fra i denti e diverse condizioni d'uso.
La prova non era un banale esercizio di forza bruta, perché non era fornito un cavalletto, il che costringeva a "inventarne" uno con quanto presente sul posto.
Abbiamo ovviato con due pezzi di legno, sopra i quali abbiamo appoggiato quello da tagliare.
A posteriori, fossero stati presenti i due concorrenti mancanti a mantenere in posizione il legno da tagliare, avremmo potuto scegliere di usare una sega da boscaiolo, a due maniglie...
Abbiamo quindi scelto una delle due seghe ad arco proposte, quella non arrugginita, e scartato quegli attrezzi palesemente inadatti.
E' stato scelto l'attrezzo migliore per la nostra situazione, ma immagino che il nostro punteggio in questa prova sia stato "diversamente buono".

- 5ª prova – Lancio della bomba a mano e irruzione: lancio mirato di una Handgranate dentro una finestra al primo piano di un edificio.
Scriverlo è una cosa, eseguirlo correttamente è una altra: chi ne dubita è invitato a provare.
Era necessaria una esecuzione corretta e abbiamo lanciato granate fino a quando una è entrata in quella stramaledettissima finestra.
Ipotizzato il boato, abbiamo eseguito l'irruzione nell'edificio applicando le procedure operative di copertura e movimento a coppia.
Questo esercizio non è andato davvero bene: il nostro addestramento al lancio di precisione della bomba a mano si è rivelato scarso, ma siamo entrati.

- 6ª prova – Attraversamento linea ferroviaria su fune: come ho accennato, all'interno dello Standortübungsplatz Breitenburg-Nordoe corre una linea ferroviaria in trincea.
Bisognava attraversarla distesi su, non appesi a, una fune orizzontale tesa sopra la trincea, larga non meno di 20 metri, trascinando il proprio corpo e lo zaino zavorrato da 10 kg con la sola forza del busto e delle braccia.
Questa prova richiede una eccellente coordinazione del movimento degli arti e notevole forza nelle braccia, che devono letteralmente tirare il corpo lungo la fune.
Dopo avere percorso ad andatura allegra non meno di 15 chilometri con lo zaino e comunque svolto le prove precedenti, questa è stata una prova decisamente selettiva.

- 7ª prova – Traino dell'autocarro tattico, Kfz-Ziehen: pura logica del 1. Marinesicherungsbataillon.
Era una prova di forza di squadra: trainare a forza di braccia un autocarro Unimog U 1300 L da fermo, sulla pista sterrata.
Se devi difendere una base o un sito radar isolato sotto attacco, devi saper muovere ostacoli pesanti, sopravvivere e mantenere l'efficienza operativa senza logistica esterna.
Dovrebbe essere la logica di qualunque reparto militare, in effetti.
Ricordando come da ragazzi muovevamo i vagoni ferroviari sui binari morti, abbiamo applicato la stessa tecnica: vincere lentamente l'inerzia iniziale per poi assecondare il movimento accelerando gradualmente.
Prova superata.

Rientro alla Marinekaserne e conclusioni.

Abbiamo raggiunto mediante coordinate il fiume Stör, la cui distanza più breve dalla area addestrativa, è circa 3 chilometri.
Eravamo attesi a un piccolo molo campale, Bootanlegestelle, al limite meridionale dell'area di Nordoe.
Il natante era un grande battello pneumatico d'assalto, Sturmboot, di colore nero, da 15/20 posti con motore fuoribordo, gestito dal 1. Marinesicherungsbataillon.
Abbiamo percorso in discesa il fiume Stör fino alla confluenza nell'estuario del fiume Elba, e siamo sbarcati direttamente al porto esterno (Außenhafen) di Glückstadt, a ridosso della caserma.
Un finale elettrizzante e divertente per una giornata impegnativa, mentre ormai calava il buio.

Mancando i punteggi dei due componenti assenti, ci siamo ovviamente classificati ultimi.
Tuttavia, abbiamo affrontato e completato ogni singola prova.
Non eravamo lì per la coppa, e questo era chiaro fin dalla partenza.

La sera, durante la premiazione, l'organizzazione ha voluto consegnarci un riconoscimento speciale per la tenacia dimostrata: un piatto decorativo in ceramica con l'immagine della città di Glückstadt, consegnatoci dallo stesso Capitano che ci aveva accolti al mattino del venerdì.
Arrivare ultimi in quel modo ha avuto un significato che nessuna medaglia convenzionale avrebbe potuto eguagliare.

Possiamo sicuramente affermare che in Italia non si trovano facilmente manifestazioni così semplici nella concezione, ma elaborate nella esecuzione ed esigenti nella prestazione.
Affrontare una gara come la Elbe-Stör-Marsch richiede spirito di iniziativa, affiatamento di squadra, allenamento fisico, una concreta base tecnica e dottrinale e una notevole tenuta mentale.

I militari tedeschi hanno visto due italiani non mollare di un centimetro, caricarsi sulle spalle il peso del punteggio dimezzato e completare ogni prova senza cercare scuse, ci hanno riconosciuto la dote che venerano di più: l'affidabilità sotto sforzo.
Abbiamo smentito lo stereotipo dell'italiano caotico e inconcludente, dimostrando lo stesso spirito di responsabilità di un veterano dello Schleswig-Holstein.

Quel piatto in ceramica è rimasto il simbolo di un'esperienza condivisa.
Il suo reale valore sta nel rispetto conquistato sul campo, tra la polvere di gesso della cava e la fratellanza cementata nella fatica.
Siamo arrivati a Glückstadt superando scetticismo e imprevisti, e ne siamo usciti a testa alta.
A distanza di oltre venticinque anni, resta il ricordo indelebile di una prova superata con orgoglio, dignità e spirito di servizio.