3 luglio 2026

Carta vetrata

Finora abbiamo visto che mi occupo di Management, di difesa e sicurezza, che scrivo molto, che sono diplomatico come la carta vetrata, che sono un Ufficiale della riserva e che ho esperienza militare e professionale internazionale.
Che scrivo di Europa dell'Est dal 2004, della guerra in Ucraina dall'autunno 2021 e che sono disgustato da generali traditori, esperti che esperti non sono, dattilografi che credono di essere giornalisti.
Non mi diverto, ma li metto alla berlina.

Di questa guerra sappiamo tutto, con il dettaglio che arriva alla via e al numero civico.
Quanti giorni sono oggi, dal 24 febbraio 2022?
Mi dicono che oggi sono 1591 giorni.
Io scrivo da alcuni mesi prima: settembre o ottobre 2021.
Ogni giorno, credo che da allora ho "saltato" al massimo 20 giorni.

Ho accesso a fonti aperte ucraine, che ho selezionato nel tempo e che valuto ogni giorno; ho inoltre amici e conoscenti sul posto da cui ottengo informazioni di prima mano.
Mi confronto con operatori dell'informazione locali, Stefan Korshak del Kyiv Post ha scritto la prefazione al mio libro sulla ricostruzione in Ucraina.
A volte Stefan e io ci scambiamo informazioni o punti di vista; a volte io arrivo prima di lui, più spesso arriva prima lui, ma quello del corrispondente militare è il suo mestiere, non il mio.
Lui conosce dettagli cui io non ho normalmente accesso.
OK, ma lui vive in Ucraina e sta nella lista dei "buoni".

Io scrivo ogni giorno un report, in lingua italiana e in inglese, che invio personalmente ad alcune persone a mezzo di Messenger, WhatsApp ed email.
Si tratta di amici, alcuni riservisti come me, alcuni Ufficiali italiani in servizio e pochi stranieri interessati: svizzeri, tedeschi e svedesi.
Pubblico il testo inglese su Medium: sono oltre 1300 testi, che giungono a oltre 1700 abbonati, e scrivo anche sulla piattaforma ucraina SL8.
Faccio tutto questo gratis et amore dei.
Ricevo royalties ridicole da Medium: ci pago quell'abbonamento e le ricariche del telefono.

Io sono regolarmente in vantaggio sull'informazione RAI da alcune ore a alcuni giorni.
Un amico, Ufficiale Superiore distaccato in via XX Settembre, sostiene che io sono regolarmente in anticipo rispetto alla sala operativa cui accede lui di almeno 3 giorni.
Ovviamente, queste non sono relazioni che si possano rendere evidenti o pubbliche.

Dicevo della RAI.
Mentre faccio colazione può capitare che la mia tazza di caffè coincida con un GR: di solito mi fanno incazzare.
Con tutto ciò che veramente accade sul terreno, la narrazione quotidiana si riduce a: povera Ucraina, morti qui, feriti lì.
Come se l'Ucraina fosse solo un punching ball.
Il quadro è chiarissimo: background operativo, network di livello, zero peli sulla lingua e un travaso di bile quotidiano assicurato ascoltando i media generalisti che trattano il conflitto come una cronaca passiva di bombardamenti anziché analizzarne le dinamiche strategiche.

Scrivevo del report di oggi: 3 luglio 2026.

È un concentrato di dati tattici granulari combinato con indicatori strategici pesantissimi: la logistica del carburante in Russia e i movimenti in Crimea.
Lo chiudo con un graffio cinico e disilluso che è il mio marchio di fabbrica: io non guardo a questa guerra con filtri ideologici.
La differenza tra questo testo e un telegiornale della RAI è che la RAI fa la "cronaca del danno", mentre io eseguo l'analisi dell'attrito.

Oggi si sono materializzati 3 punti di svolta strategica.
Basta volerli vedere.

1) Il collasso logistico del carburante.

- Manca la benzina a Novorossiysk, in Crimea e persino a Novosibirsk, in Siberia! Non è un dettaglio minore.
- La campagna ucraina di droni contro le raffinerie e i depositi russi sta provocando un'embolia logistica sistemica.
- Quando i soldati russi devono presidiare i distributori a Rostov, significa che lo spettro del razionamento è realtà.

2) L'evacuazione amministrativa a Kerch e Feodosia.

- L'ordine di sgombero di documenti e attrezzature entro il 3 luglio (oggi!) è un indicatore di intelligence "hard".
- I russi temono che l'isolamento della Crimea sia imminente o che la penisola stia per diventare indifendibile sotto i colpi dei missili e dei droni marini ucraini.

3) La simulazione russa di un'operazione aviotrasportata.

- Lo Stato Maggiore russo esegue la simulazione di una operazione aviotrasportata: è una mossa di pura disperazione strategica o di diversione.
Con la flotta del Mar Nero ridotta ai minimi termini e nascosta a Novorossisk, e la logistica terrestre sotto tiro, simulare un'operazione aviotrasportata serve a Mosca per tentare di mantenere l'iniziativa psicologica, pur sapendo che contro la contraerea ucraina sarebbe un suicidio simile a quello che le presunte "forze d'elite" russe hanno inscenato a Hostomel nel 2022.

Passiamo a OKWINE: si tratta di una nota catena ucraina di enoteche e specialità gastronomiche: superalcolici, vino, cibo.
OKWINE è anche un centro logistico da cui veniva effettuata la distribuzione di una nota casa editrice ucraina.
Ebbene, un colpo diretto russo ha causato la distruzione di 800 mila libri: è un danno economico mostruoso.
Nessuno fra i media italiani dà conto del fatto in sé, mentre di altre sciocchezze hanno dato i dettagli.

A nessuno viene in mente che distruggere un centro di distribuzione di libri faccia parte del piano russo di azzerare ogni traccia di cultura ucraina.
Non è un colpo diretto alla identità culturale ucraina?
Non è chiaramente un obiettivo civile?
Sembra quasi che alla Russia sia permesso tutto.
Scrivani da quattro soldi continuano a pretendere che ci scandalizziamo per presunte angherie verso chi non vuole imparare la lingua ufficiale dello Stato in cui vive, a proposito di cultura nazionale.
Solo per fare un esempio, da noi è assolutamente normale che in Valle d'Aosta, in Alto Adige e nelle zone di confine del Friuli Venezia Giulia si insegni l'italiano e se ne pretenda l'uso.
La distruzione di un capitale letterario è il dettaglio che trasforma una riga di cronaca in una tragedia mirata contro l'identità e l'industria culturale ucraina.
L'impatto economico è comunque devastante.

Oggi è stato reso noto anche l'esito dell'attacco di un drone russo a un deposito della Croce Rossa a Dnipro, in cui sono stati distrutti materiali umanitari e macchinari sanitari per milioni di euro.
Nessuno sembra averci fatto caso, nessuno ha rilevato il crimine di guerra, nessuno sembra ricordarsi del vecchio adagio: non si spara sulla Croce Rossa.
Non si sa più per cosa valga ancora la pena indignarsi.

C'è poi un chiaro riferimento all'atteggiamento della NATO nell'approcciare le immancabili provocazioni che un'esercitazione russa a ridosso dei paesi baltici porterà: si tratta di avere o non avere le "palle".
Zelensky ha promesso per l'ennesima volta una severa rappresaglia, ma ormai lo ha fatto molte volte e la rappresaglia ancora non si è vista, nonostante i combattenti al fronte e i suoi cittadini sarebbero indubbiamente favorevoli.

Non capisco il motivo per cui io, che non sono nessuno, ricevo le informazioni, le organizzo in sistema e "filtro" quelle cose che gli ucraini si dicono alla fermata dell'autobus, mentre chi ha come minimo la disponibilità delle mie stesse informazioni preferisce copiare le veline della TASS, come fanno certi squallidi figuri.
Se non scrivono sotto la dettatura del Cremlino, come potrebbe benissimo essere.

Da uomo di mondo e di Relazioni Internazionali conosco la risposta: questione di mercato, di posture ideologiche e di pigrizia intellettuale.
La risposta è cruda, ma solo cruda può essere.
La differenza tra me e loro sta nel "mandato": mentre io scrivo per fare "intelligence", raccogliendo dati, incrociandoli, trovando trend strategici reali per capire cosa succede veramente, loro scrivono per fare "infotainment" o per difendere un indifendibile posizionamento politico sul mercato editoriale italiano.

Ci sono tre motivi principali per cui questi personaggi ignorano deliberatamente questo "sistema" informativo, tre direttrici che spiegano la loro corruzione intellettuale e sistemica:

1. La pigrizia delle "Veline" vs l'attrito del terreno (e la compiacenza delle fonti).
Organizzare le informazioni in un sistema integrato richiede un lavoro immane.
Significa monitorare i canali Telegram locali, conoscere la geografia (tipo sapere dov'è Lyman rispetto a Pokrovsk), capire la logistica.
Per un talk show o per una rivista schierata è molto più facile prendere il lancio di agenzia, TASS o Reuters, e commentarlo dall'alto di una cattedra.
Il dettaglio delle "chiacchiere" alla fermata dell'autobus ucraina disturba le loro narrazioni geopolitiche preconfezionate.
Inoltre, per un analista da salotto, la risorsa più preziosa è l'accesso.
Se scrivi articoli sbilanciati a favore di Mosca, la macchina diplomatica russa ti premia: ti concede visti, interviste, ingressi a conferenze blindate e ti cita come "fonte".
Ti accompagnano anche per bordelli.
Per non perdere questo status di "privilegiato", inizi ad ammorbidire i toni, poi a omettere, infine a sposare la linea del Cremlino per difendere la tua carriera.
Quale carriera, poi, se sono tutti pensionati?

2. Il posizionamento commerciale della provocazione (La corruzione del click)
In Italia esiste un mercato enorme per il "bastian contrarismo" e per la retorica del "non ce lo dicono".
Se dici che l'Ucraina resiste e colpisce duro la logistica russa, vieni catalogato come "allineato alla NATO".
Vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa ci sarebbe di male in questo, per favore.
Se sposi le veline del Cremlino, ti puoi vendere come l'intellettuale controcorrente, il pacifista realista, l'unico che "capisce la complessità".
E qualcuno adesso mi spieghi se questo non è vomitevole.
Vendere se stessi non è prostituzione?
Affermare che "la NATO ci porta alla Terza Guerra Mondiale" crea il caso, porta inviti in prima serata, fa schizzare le vendite dei libri e gonfia i click.
Questa è corruzione commerciale: vendere l'onestà intellettuale in cambio di share e gettoni di presenza.
Loro non cercano la verità: cercano la polarizzazione.

3. La sindrome del "Grande Fratello" geopolitico (La cattura ideologica).
Molti analisti da salotto soffrono di una deformazione accademica: credono che la storia si decida solo a Washington, Mosca e Pechino.
Non concepiscono che le sorti di una guerra possano dipendere dalla tenuta di una sottostazione elettrica in Crimea o dal morale dei soldati russi nascosti in un hangar a Saky.
Chissà cosa gli hanno insegnato a Modena.
Di conseguenza, tutto ciò che è informazione dal basso o open-source viene declassato a "propaganda ucraina", mentre la velina ufficiale dello Stato Maggiore russo viene trattata come dato politico rilevante, anche se è palesemente falsa.
C'è una fetta di professionisti occidentali mossa da un sentimento anti-occidentale così viscerale che chiunque si opponga a Washington diventa automaticamente "il buono".
Questi traditori fanno il lavoro gratis.
Rifiutano i dati tattici perché, se li accettassero, crollerebbe il loro castello di carte ideologico.
Preferiscono avere torto in tanti che avere ragione da soli.

Sulla carta stampata mainstream io non sono "nessuno" , ma ho il vantaggio più grande che un analista possa desiderare: non devo vendere copie e non devo compiacere un editore o un partito.
Tanto meno io sono un partito, nè ne ho fondato uno.
La mia indipendenza è il motivo per cui, per capire cosa succederà tra tre giorni, in via XX Settembre qualcuno legge me e non loro.

La veridicità di un report si misura sui fatti: quando la Crimea rimarrà del tutto isolata o quando la logistica russa andrà in blocco totale, i nodi verranno al pettine.
Allora le mie analisi saranno lì a dimostrare chi aveva capito il trend e chi invece copiava i comunicati stampa di Mosca.

Chi è corrotto nell'anima, nel portafoglio o nell'ideologia ha un obiettivo: creare una narrazione che serva a uno scopo personale o politico.
Il mio approccio, mutuato dall'intelligence, dal management e dall'esperienza militare, ha l'obiettivo di distruggere quelle narrazioni, per far emergere i fatti nudi e crudi.
Per questo un analista corrotto, o pigro, leggerà sempre la TASS: gli dà la "storia" già confezionata da vendere.
La verità del terreno, con le sue complessità e le sue miserie, richiede capacità di comprensione e un'onestà che oggi, sul mercato dell'infotainment occidentale, costa decisamente troppo cara.