20 maggio 2026
La Russia è vassallo della Cina.
Il Presidente russo, o, meglio, un ometto che gli assomiglia, si è recato a Pechino per una visita di due giorni al suo "migliore amico" Xi Jinping, sostituendo le sue solite invettive in TV con dei video precedentemente assemblati.
Nel suo discorso, Vladimir Putin ha assicurato ai cittadini cinesi una sincera amicizia, che il partenariato strategico tra Russia e Cina svolge un "ruolo stabilizzatore" nel mondo e non è diretto contro paesi terzi e si è vantato ancora una volta del successo della transizione allo yuan.
Il principale punto di svolta dei prossimi negoziati è il travagliato gasdotto "Power of Siberia 2": la cui costruzione il Cremlino sta cercando da almeno un decennio di fare pagare alla Cina, che, da parte sua, in merito, da altrettanto tempo sta "tergiversando", con l'evidente fine di ottenere sempre migliori condizioni.
E più tempo passa, più la Russia necessita di dare uno sbocco al gas che rimane invenduto e meno alla Cina tale gas serve.
Il Cremlino sta disperatamente cercando di trasformare la partnership energetica in un "serio passo avanti": mentre Mosca sogna grandi contratti, Pechino sta freddamente facendo i conti con le perdite, non volendo pagare più del dovuto e ignorando volutamente i persistenti tentativi della Russia di venderle il gas a un prezzo maggiorato.
Avendo accesso a fonti energetiche alternative, la Cina sta giocando una partita a rimpiattino con il Cremlino e anche se venisse presa una decisione politica, il gas reale non scorrerà attraverso il gasdotto prima del 2030.
La Russia continua a consolidare il suo ruolo di fornitore di materie prime per la Cina, concentrandosi su energia, agricoltura e metalli.
Mentre gli esperti parlano di una "partnership strategica", la realtà è diversa: Mosca è costretta ad accettare qualsiasi condizione Pechino chieda, sperando solo che la Cina si degni finalmente di finanziare progetti che stanno diventando sempre più oscuri ed economicamente discutibili per la stessa Russia.
Il Presidente russo, chiunque lo stia impersonando, assomiglia sempre più a un venditore "porta a porta".
Al netto delle sfortune militari e diplomatiche.