19 ottobre 2026
L'Illusione della Superpotenza
Perché la Russia è un attore regionale e come siamo stati tutti tratti in inganno?
1. Il Bias Cognitivo e il Collasso della "Massa"
Quando la Russia ha sferrato l'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022, scrivevo e analizzavo le dinamiche dell'ex Unione Sovietica già da oltre quindici anni.
Eppure, all'inizio del conflitto, l'istinto iniziale portava a credere che la sola schiacciante superiorità numerica russa avrebbe messo in gravissima difficoltà gli ucraini, costringendoli in breve tempo alla resa o alla guerriglia.
I dati ufficiali e le "analisi" della stragrande maggioranza degli esperti e dell'intelligence occidentale — persino di quella statunitense — convergevano su un'idea fissa: l'Ucraina sarebbe crollata in tre/cinque giorni.
A quattro anni di distanza dal primo giorno di guerra, è evidente che quella vulgata era il frutto di un profondo "bias cognitivo".
Un ragionamento miope basato su un presupposto errato: contare semplicemente il numero di carri armati, aerei, cannoni e testate nucleari, prendendo per buone le liste e i numeri forniti da un regime totalitario, senza che nessuno li avesse mai certificati.
La potenza di combattimento reale di una nazione non è la lista teorica dei mezzi che dichiara di possedere nei propri magazzini.
È ciò che un esercito sa vedere, colpire, riparare, rimpiazzare, imparare e adattare più velocemente del nemico.
Il 24 febbraio 2022, la Russia è entrata in Ucraina con tutti i vantaggi numerici possibili.
Quale è stato il risultato strategico?
- Non è riuscita a conquistare Kyiv, fermandosi prima della sua periferia.
- Non è riuscita a distruggere la rete di difesa aerea ucraina.
- Non è riuscita a dominare il Mar Nero, dove ha persino perduto il controllo operativo della sua stessa Flotta di fronte a droni navali e attacchi di precisione.
- Non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi strategici originari.
Mosca ha commesso il più grave fallimento cognitivo della storia militare recente: ha pianificato l'invasione dell'Ucraina del 2014, ma la ha eseguita nel 2022.
In quegli otto anni di intermezzo, le Forze Armate Ucraine (AFU) — che nel 2014 contavano appena 5000-6000 soldati realmente pronti al combattimento dopo la devastante gestione del presidente filo-russo Yanukovich — si erano riorganizzate.
Grazie all'addestramento occidentale (come le missioni JMTG-U e Fearless Guardian a Yavoriv) e all'esperienza diretta nel Donbas, gli ucraini avevano adottato principi di comando decentralizzato.
L'Ucraina ha riscoperto e applicato con maestria l'Auftragstaktik (la delega decisionale ai quadri intermedi e ai comandanti sul campo), trasformando le proprie truppe in una forza agile, resiliente e reattiva agli shock.
2. Decostruzione del Mito Militare, Industriale e Tecnologico
L'invasione dell'Ucraina ha fatto cadere la maschera sull'effettivo stato dell'apparato militare e industriale russo, mettendo a nudo una struttura erosa dalla corruzione, dal servilismo burocratico e dall'incapacità dottrinale.
Le truppe d'élite e l'Aeronautica
Unità leggendarie come Spetsnaz, SOF e paracadutisti (VDV) — per decenni temute, riverite e mitizzate nell'immaginario collettivo occidentale — sono state letalmente ridimensionate e fatte a brandelli dalle forze di difesa ucraine a partire dalla battaglia di Hostomel, costringendo il Cremlino a ricostituire le proprie unità più volte con mobilitati senza adeguato addestramento.
L'Aeronautica russa non ha mai ottenuto la superiorità aerea sui cieli ucraini.
Il caccia di quinta generazione Su-57, sbandierato dalla propaganda come il "miglior aereo del mondo", esiste in pochissimi esemplari privi persino dei motori definitivi, e viene tenuto accuratamente lontano dal raggio d'azione dei cieli ucraini per evitare l'umiliazione di vederlo abbattuto da sistemi di difesa aerea integrati.
Il mito dell'antiterrorismo e la brutalità anziché la tecnica
Storicamente, sul terreno la dottrina russa ha sempre mostrato limiti tattici evidenti di fronte ad avversari irregolari: laddove le truppe occidentali eseguono operazioni antiterrorismo chirurgiche penetrando nei singoli edifici a rischio, l'esercito russo "combatte il terrore" radendo al suolo interi villaggi con l'artiglieria e i bombardamenti strategici.
Quando gli ispettori internazionali partecipavano alle esercitazioni russe prima del 2022, è lecito chiedersi cosa vedessero davvero e cosa abbiano riportato nei loro dossier.
Possiamo immaginare che la proverbiale "ospitalità" russa li abbia convinti a "essere distratti"?
Il dubbio sul deterrente nucleare
Se la logistica, la catena di comando, i mezzi corazzati di prima linea e le comunicazioni si sono rivelati marci ed erosi dall'incuria e dalla corruzione sistemica, quale certezza abbiamo che il mitizzato arsenale nucleare russo possieda la consistenza dichiarata, che sia mantenuto secondo standard operativi e, soprattutto, che funzioni davvero?
Il confronto tecnico del XXI secolo
La guerra di logoramento in corso mette a confronto due filosofie opposte:
- L'adattamento russo: è basato puramente sulla massa e sulla dottrina del XX secolo.
Produzione statale pesante, impiego di bombe plananti, munizioni importate da Corea del Nord e Iran, e assalti di fanteria ad alto tasso di perdite umane.
Un adattamento lento, che avviene solo dopo aver subito un numero spaventoso di vittime.
- L'adattamento ucraino: decentralizzato, basato su software, integrazione sensori-droni-artiglieria e sull'agilità del settore privato commerciale.
Un modello del XXI secolo in cui sviluppatori civili, aziende hi-tech e volontari permettono a sistemi d'arma e droni FPV di passare dal prototipo all'impiego operativo in poche settimane.
La Russia voleva smilitarizzare l'Ucraina per farne uno Stato satellite sottomesso.
Ha ottenuto esattamente il contrario: una potenza tecnico-militare integrata con la tecnologia NATO, dotata della catena di fuoco più moderna, precisa ed esperta d'Europa, i cui veterani terranno lezioni nei comandi militari e nelle accademie di tutto il mondo occidentale.
3. L'Assenza dal Mercato Civile e gli echi del Crollo Sovietico
Il bluff della Russia come "superpotenza" crolla miseramente non appena si sposta lo sguardo dalla propaganda militare alla realtà della vita quotidiana e dell'economia di mercato globale.
La nullità industriale e civile
Se si escludono le materie prime ed estrattive (petrolio, gas, metalli), la Russia non produce NULLA che il mercato globale desideri o utilizzi:
- Non vediamo sulle strade europee o mondiali automobili o autocarri di produzione russa.
- Non vediamo volare aerei passeggeri di linea fabbricati in Russia.
- Non utilizziamo nelle nostre case frigoriferi, computer, smartphone o elettronica di consumo prodotti da aziende russe.
Una "superpotenza" la cui economia si regge quasi unicamente sulla vendita di idrocarburi e sull'export di armamenti — armamenti che la guerra in Ucraina ha dimostrato essere tecnologicamente superati — non è una superpotenza.
È un grande distributore di benzina dotato di armi da fuoco.
Persino sul piano culturale, dopo i monumenti letterari dell'Ottocento come Dostoevskij e Tolstoj, il paese appare prosciugato, incapace di esprimere una reale influenza o un "soft power" globale.
Le rime della Storia con la fine dell'URSS
Nel 1989 l'Unione Sovietica crollava sotto il peso di una spesa militare insostenibile (circa il 7% del PIL destinato agli armamenti per la Guerra Fredda) e per il fallimento dell'avventura militare in Afghanistan (costata circa 15000 morti).
Oggi la Russia ripercorre esattamente le medesime tappe:
1. Spesa militare fuori controllo:l'economia di guerra assorbe oltre l'8% del PIL (e stime indipendenti indicano cifre ben superiori, mascherate dal bilancio statale) per produrre materiale d'armamento di base che viene distrutto al fronte senza generare alcun valore economico o progresso civile.
2. Costo umano spaventoso: con stime di perdite (morti e feriti) che hanno raggiunto cifre mostruose e un numero indicibile di morti accertati, il regime tratta il dato come segreto di Stato per paura del malcontento interno.
L'impatto sociale di una generazione di invalidi e mutilati segnerà la società russa per i decenni a venire.
3. Isolamento e perdita dell'Impero estero: l'Unione Sovietica è dissolta due anni dopo la caduta del Muro di Berlino e la perdita del blocco dell'Est.
Allo stesso modo, la Russia contemporanea sta assistendo al progressivo sgretolamento della propria sfera d'influenza internazionale: il crollo dei regimi alleati in Siria e Venezuela, l'indebolimento dell'Iran, le difficoltà a Cuba, e la perdita di pedine d'influenza politiche fondamentali nell'Unione Europea.
4. Gerontarchia e rigidezza: la leadership del Cremlino è composta da figure settantenni cresciute e modellate nell'era sovietica, chiuse in una bolla burocratica, incapaci di interpretare la modernità e terrorizzate dal dissenso.
I sistemi autoritari appaiono stabili fino a un minuto prima di crollare.
La storia insegna che il declino è lento e impercettibile, finché non accelera all'improvviso.
4. La Società a "Bassa Fiducia", il "Vatnik" e la falsa neutralità dello Sport e dell'Arte
Per comprendere appieno le ragioni dei fallimenti russi, è necessario analizzare le radici sociologiche della sua popolazione e l'uso spregiudicato dei suoi apparati di propaganda.
L'atomizzazione e l'incapacità negli sport di squadra
Esiste un mito secondo cui la società russa sarebbe incline al collettivismo.
La realtà sociologica descrive l'esatto contrario: è una società a bassa fiducia, profondamente atomizzata e individualista.
Secoli di autocrazia zarista, seguiti dal terrore staliniano in cui il vicino poteva denunciarti alla Polizia segreta, hanno distrutto la fiducia orizzontale tra le persone.
Questa caratteristica spiega perché gli atleti russi fatichino sistematicamente negli sport di squadra moderni (come il calcio o il ciclismo), laddove servono empatia tattica, fiducia reciproca e spirito di corpo non imposto dall'alto.
La sola eccezione storica — l'hockey su ghiaccio dell'Armata Rossa sovietica — non era il frutto di una coordinazione spontanea, ma di un sistema di reclusione quasi militare orchestrato dal regime.
Il Doping di Stato e la cultura del "Vatnik"
L'analisi dello sport d'élite russo rivela la vera natura del sistema politico:
- Quando i controlli antidoping indipendenti e il passaporto biologico sono stati applicati con rigore nell'atletica e nello sci di fondo, le truppe di campioni russi sono letteralmente svanite dalle classifiche.
- Lo scandalo delle Olimpiadi di Sochi — con gli agenti dell'FSB che scambiavano provette di urina facendole passare attraverso i fori nei muri dei laboratori, ha dimostrato che il doping russo non era un illecito individuale, ma una vera e propria "operazione di intelligence militare".
Si tratta dell'incarnazione della mentalità del "vatnik": l'idea che le regole internazionali siano scritte per i "fessi" occidentali e che l'inganno, la truffa e la sopraffazione non siano motivo di vergogna, ma di vanto patriottico.
Chi ha praticato lo sport reale sul campo — chi ha consumato le suole in pista, chi ha affrontato il gelo in bicicletta per andare al lavoro o accumulato vasche in piscina — possiede un'intelligenza motoria e un rispetto per la fatica che permettono di riconoscere immediatamente l'imbroglio della chimica di Stato e la differenza tra il vero merito e la finzione.
Il cinismo delle federazioni e la cultura asservita
Nello sport di Stato russo non esistono atleti "neutrali": la maggior parte di essi appartiene a società militari come il CSKA o la Dinamo, ha gradi nelle forze armate ed è ricevuta al Cremlino come strumento di propaganda.
Nonostante questo, comitati internazionali, federazioni e grandi sponsor continuano a spingere per il loro reintegro.
La ragione è semplice: i rubli e il cinismo.
Per anni, oligarchi e aziende di Stato russe hanno comprato dirigenti, federazioni e diritti media.
Lo stesso principio di finta neutralità si applica al mondo della cultura e dello spettacolo.
Quando grandi teatri occidentali ingaggiano figure chiaramente allineate al regime o corpi di ballo statali come il Bolshoj, non stanno promuovendo l'arte libera, ma offrono una passerella di legittimità al "soft power" di una dittatura.
E' un cinismo aziendale e diplomatico che stride dolorosamente di fronte al sacrificio di artisti come il baritono ucraino Vasyl Slipak, che ha lasciato il Teatro dell'Opera di Parigi per andare a difendere la sua terra in trincea, trovandovi la morte.
5. I 5 Motivi per cui la Russia non è una Superpotenza
Sintetizzando l'analisi in parametri oggettivi, emergono 5 ragioni strutturali per cui la Russia non è — e non può essere considerata — una superpotenza globale:
1. Assenza di un modello di valori universali: una superpotenza proietta un insieme di valori, idee e modelli di vita capaci di ispirare altri popoli.
La Russia contemporanea propone solo un culto della forza, del risentimento e della sopraffazione che non attribuisce alcun valore alla vita umana.
2. Economia puramente estrattiva: un sistema economico incapace di produrre tecnologia civile, dipendente dall'esportazione di risorse primarie e da un'industria bellica la cui efficacia è stata ampiamente smentita dai fatti.
3. Menzogna assurta a sistema di Stato: una governance costruita sulla falsificazione dei dati ufficiali, sulla propaganda domestica e sulla violazione sistematica dei trattati internazionali, che annulla qualsiasi affidabilità diplomatica.
4. Un contributo globale negativo: l'unico reale "prodotto dell'export" della Russia contemporanea nel panorama globale si riduce a minacce, destabilizzazione geopolitica, guerra ibrida e disinformazione.
5. Incapacità di proiezione e isolamento reale: l'incapacità di piegare un paese confinante dopo quattro anni di guerra aperta dimostra che la Russia non possiede le capacità logistiche, industriali e tecnologiche per operare come attore globale, venendo progressivamente ridotta al ruolo di partner minore e subordinato delle vere potenze emergenti, ad iniziare dalla Cina.
La narrazione della Russia come invincibile gigante militare ed economico era una finzione sorretta dal nostro stesso bias cognitivo e dall'abilità del Cremlino nel vendere le proprie illusioni.
La guerra in Ucraina ha squarciato il velo: la Russia ha dimostrato sul campo di non essere una superpotenza, ma un "attore regionale" in crisi strutturale, intrappolato in una guerra di logoramento che sta accelerando il suo declino interno.
Di fronte a questa realtà, l'Occidente ha il dovere di superare le proprie paure irrazionali, smettere di sovrastimare la minaccia e guardare ai fatti per quelli che sono.