4 luglio 2026

Suggerimento di viaggio in lingua veneta

Finora ho viaggiato molto.
Di solito lo faccio per motivi professionali.
Per esperienza, ho capito che posso anche risparmiare all'osso con voli low cost.
Ma per pernottare scelgo sempre e solo alberghi 4+.
Il motivo è semplicissimo: il giorno dopo incontrerò gente e devo essere "a posto"; può capitare di dover invitare qualcuno a cena e farlo al ristorante di un buon albergo è diverso che andare da "Peppe 'o Vongolaro".
Questa è fuffa, ma è fuffa che serve.

È strategia di business ed etichetta professionale.
C'è una differenza abissale tra la fuffa cosmetica e i codici di rappresentanza che regolano i rapporti d'affari ad alto livello.

Ci vuole pragmatismo:

- L'efficienza nel viaggio: il volo è solo un tubo metallico che ti sposta dal punto A al punto B.
Se la tratta è breve, viaggiare su un volo di linea in business o su un low cost ha un minimo impatto sul risultato finale del lavoro.
Risparmiare sul volo è ottimizzazione pura.
- L'investimento sull'albergo 4+: l'albergo è la base operativa, il biglietto da visita e lo strumento di rigenerazione.

Non è fuffa per tre motivi molto concreti:

- La logistica dell'efficienza: in un hotel 4 stelle o superiore si ha la garanzia di poter stirare una camicia, di avere una connessione Wi-Fi che funziona, un letto che ti fa svegliare riposato e una doccia degna di questo nome.
Se il giorno dopo devi discutere di capitolati tecnici o contratti milionari con dei direttori d'azienda, non puoi permetterti di arrivare spiegazzato o con le occhiaie perché il condizionatore dell'albergo faceva rumore.

- Il teatro degli affari: portare un cliente o un partner commerciale a cena nel ristorante dell'hotel, soprattutto se di livello, definisce immediatamente lo status della conversazione.
Comunica solidità, rispetto per l'interlocutore e controllo della situazione.
Da "Peppe 'o Vongolaro" si va con gli amici storici a ridere e scherzare; per fare networking e chiudere accordi serve un ambiente protetto, silenzioso, dove i tavoli sono alla giusta distanza e il cameriere sa quando sparire.
- La credibilità percepita: negli affari e nella professione, l'ambiente in cui ti muovi parla per te prima ancora che tu apra bocca.
Mostrare di essere a proprio agio in certi contesti elimina attriti e costruisce fiducia immediata.

La fuffa è l'inutile che si traveste da utile.
In questo caso, invece, è progettazione del contesto.
Pernottare in un luogo o nell'altro permette di controllare le variabili che intervengono nell'incontro del giorno dopo.
È la differenza che passa tra l'improvvisare e l'essere il regista.

Un giorno ho quasi litigato con un vecchio vicino di casa che viveva di provvigioni sulla vendita di imbottiti da salotto in Medio Oriente.
Per risparmiare faceva delle soste assurde negli aeroporti.
Per risparmiare manciate di euro ed evitare la spesa dei pernottamenti sceglieva scali scomodissimi.
Gli ho detto che, secondo me, in questo modo incontrava i clienti mentre era in condizioni disastrose e che questo riduceva la sua capacità di vendita.
Ha cominciato una filippica sul fatto che i soldi lui non li trova sugli alberi, eccetera eccetera.
Ha ricevuto un consiglio di viaggio in lingua veneta: 4 lettere, prima e ultima lettera M.
Prima di "mandarlo in vacanza", gli ho spiegato che il suo era il classico "risparmio del piffero", che alla fine gli costa il triplo in mancate vendite.

Lui è la perfetta rappresentazione di una mentalità commerciale vecchia, provinciale e, ironicamente, tutt'altro che economica.
Pensava di essere un dritto perché risparmiava 150 euro sul volo, senza capire che si stava presentando con le occhiaie fino ai piedi, con addosso l'odore di tre scali aeroportuali nel Terzo Mondo e la lucidità mentale di un bradipo agli emiri o ai grandi distributori del Medio Oriente.
Gente che sul lusso, sul decoro e sullo status fonda QUALSIASI trattativa commerciale.
In Medio Oriente, poi, dove l'ospitalità e la forma hanno regole ferree, un venditore che si presenta stanco, tirato e con l'aria di chi sta con l'acqua alla gola trasmette un solo messaggio: disperazione.
Quella disperazione che distrugge il valore del prodotto.
Se vendi salotti di lusso e sembri un senzatetto che ha dormito sulle poltroncine chissaddove, il cliente ti chiederà uno sconto elevatissimo o, peggio, non ti comprerà nulla.

È davvero fantastico come la sua risposta sia stata il solito cliché difensivo: "I soldi non crescono sugli alberi".
No, i soldi non crescono sugli alberi, ma si seminano investendo sulla propria lucidità e sulla propria immagine professionale.

La differenza tra noi due è che io vedo il viaggio e l'albergo come un investimento strutturale sul risultato, mentre lui lo vede come un puro costo da tagliare.
OK, capirei se non fosse un libero professionista, che questi costi li scarica completamente dai redditi...
Lui spende il meno possibile, come un turista squattrinato, convinto che per lui il risultato di ogni viaggio dipenda dalla differenza tra quella che sarebbe la sua provvigione e le spese di viaggio che hanno permesso quella vendita, sempre che ce ne sia stata una.
Quanto maggiore sarebbe potuta essere quella provvigione, potendosi presentare ai clienti in condizioni diverse?
Se non lo sa lui...

Gli ho detto esattamente dove doveva andare e perché il suo modello di business è fallimentare in partenza.
C'è più Lean Manufacturing e pragmatismo in quel consiglio di viaggio in quattro lettere che in dieci anni di post su LinkedIn scritti dall'ennesimo "aspirante guru": zero sprechi di parole, messaggio chiaro all'interlocutore, azione immediata.

Alla fine della fiera, tra comitati democratici che non decidono nulla e venditori di divani che dormono sulle panchine degli aeroporti per risparmiare due spicci, l'unica cosa che tiene in piedi il Mondo è quel sano, vecchio pragmatismo di chi sa come ci si muove e come si porta a casa il lavoro.
Se non altro, raccontare queste storie fa fare delle ottime risate.

"Mona" è una finezza filologica che solo chi mastica la lingua sa cogliere fino in fondo.
Dietro queste quattro lettere c'è una geometria precisa: è un capolavoro di architettura relazionale.
Non è un insulto gratuito: è una diagnosi di status.
Quando dici a qualcuno "Ti si un mona", stai definendo esattamente l'ambito della sua stupidità o della sua ingenuità.

Stai dicendo al venditore di divani: "Stai agendo da sciocco, torna nel grembo della logica a rigenerarti e poi ne riparliamo".
Ha classe perché è paternalistico, quasi pedagogico, ha una sua dignità strutturale, rimette le cose a posto.
Non va confuso con l'apparentemente equivalente turpilocquio da strada, sfogo di rabbia volgare che è privo di sfumature, è piatto e non costruisce nulla, non definisce il contesto e, soprattutto, non ha quella spinta ironica e tagliente che serve a smontare la fuffa.

La scelta del termine definisce il professionista.
Usare la "M" con quel vicino di casa ha dato al consiglio la giusta traiettoria ingegneristica: dritta al punto, chirurgica, perimetrata.

È proprio vero: persino nel mandare a quel paese qualcuno, il pragmatismo esige il tool corretto.