2 gennaio 2025

Il sottomarino Novorossisk

Il sottomarino russo di classe Kilo B-261 "Novorossiysk" ha lasciato il Mediterraneo e si sta dirigendo a Kronstadt (Kaliningrad).
Le ambizioni mediterranee della Russia si stanno sgretolando più velocemente di quanto al Kremlino vorrebbero ammettere: si tratta di un compendio di cattiva gestione, eccesso di potere e incapacità di sostenere la loro cosiddetta "strategia globale".

Spostare a tempo indefinito navi di effetto strategico è una mossa disperata, non un adeguamento della strategia: non è una mossa in una grande partita di scacchi, ma controllo dei danni.
Il riposizionamento navale della Russia è un segno di debolezza, non di forza.
Tartus, in Siria, avrebbe dovuto essere un gioiello nella corona mediterranea della Russia, ma le crepe nel piano si stanno vedendo: l'instabilità della Siria, unita alle sanzioni e ai grattacapi logistici, l'ha trasformata in una passività, più che in una risorsa.

La Russia sta ritirando da Tartus risorse critiche perché semplicemente non riesce a mantenerle lì.
Per la Russia, spostare il "Novorossiysk" a Kronstadt non significa aumentare la forza, ma ritirarsi in acque più sicure: con la NATO che proprio nel Baltico adesso ha anche Svezia e Finlandia, la Russia, alle prese con difficoltà economiche, vorrebbe fare credere che sta attuando una "dimostrazione di forza".
Ma al massimo si tratta di prontezza operativa.

Ritirare il "Novorossiysk" dal Mediterraneo e riportarlo "a casa" è un debole tentativo di distrarre dalla incapacità russa di sostenere una presenza significativa in più teatri: potrebbe sembrare una mossa audace, ma è più una bandiera bianca che una minaccia.
La cosiddetta "strategia baltica" della Russia è poco più di una posa: la presenza della NATO nella regione surclassa quella della Russia e l'aggiunta di un sottomarino non cambia l'equazione.
Spostare un sottomarino più vicino a casa non dice "forza": piuttosto urla, "Non possiamo gestirlo se è lontano".
Tartus avrebbe dovuto consolidare l'influenza della Russia in Medio Oriente, invece, è diventato un simbolo dei suoi limiti: le sanzioni occidentali hanno colpito duramente la Russia, rendendole sempre più difficile mantenere una presenza nel Mediterraneo: rifornimenti e riparazioni sono diventati comunque un incubo logistico e in questo momento Tartus non vale più lo sforzo.

Inoltre, l'alleanza della Russia con la Siria di Bashar Assad si è dimostrata più gravosa che vantaggiosa.
E adesso, la "nuova" Siria non appare incline a concedere alla Russia le prerogative e gli spazi di cui godeva.
Tartus è diventato una scommessa rischiosa per asset di alto valore come il "Novorossiysk": meglio ritirarsi che perdere un sottomarino per circostanze al di fuori del loro controllo.
Perciò il "Novorossiysk" sta tornando a Kronstadt.
Non illudiamoci anche noi che si tratti di una mossa di potere: è una ritirata.
Punto.
Le esercitazioni navali baltiche della Russia sono poco più di uno spettacolo teatrale.
Si vuole far credere che il "Novorossisk" vi debba partecipare.
Riportare a casa il "Novorossiysk" potrebbe risollevare il morale in Russia, ma non cambia il fatto che la NATO domina la regione.
Dopo anni trascorsi nella tranquillità del Mediterraneo, il "Novorossiysk" probabilmente necessita di riparazioni significative.

Anche per questo non si tratta di un riallineamento strategico: si tratta di mantenere il sottomarino a galla.
Quindi, la decisione russa di spostare il "Novorossiysk" non fa parte di una grande strategia, ma è una reazione alle crescenti pressioni.
Le recenti esercitazioni della NATO hanno chiaramente spaventato la Russia, costringendola a ridistribuire le risorse più vicino a casa.
La guerra incerta della Russia in Ucraina sta prosciugando le sue risorse e lascia poco spazio per operazioni a distanza.

Il ri-posizionamento del "Novorossisk" sottolinea la crescente incapacità della Russia di proiettare potenza su scala globale, evidenziando crepe che stanno diventando impossibili da ignorare: la Marina russa è troppo tesa per essere efficace.
Le ambizioni navali russe sono frenate dalle realtà economiche, dalle pressioni geopolitiche e dal loro stesso eccesso.
Riportare il "Novorossiysk" a Kronstadt è quindi un compromesso, che ne evidenzia i limiti piuttosto che i punti di forza.
L'abbandono del Mediterraneo riduce l'influenza della Russia in Medio Oriente, una regione che hanno cercato a lungo di dominare.
È una battuta d'arresto significativa che mostra sulla scena globale che la Russia è debole.
Non si tratta di un colpo da maestro, ma di una concessione.
E nel grande gioco della geopolitica, le concessioni parlano più delle parole.