8 maggio 2026

Gli errori dei generali

Quel poco di Università che ho fatto mi hanno insegnato che con la presente disponibilità di informazioni, dati e notizie i media tradizionali sopravvivono solo se attirano la pubblicità che paga gli stipendi, perchè gli abbonamenti sono crollati.
Quindi la regola chi, cosa, come, dove, quando (a cui io aggiungo a volte perchè) non è più applicata.
E' un vulnus etico e professionale.
Sono necessarie esagerazioni, iperboli, generare sdegno, riprovazione...

Un esempio: Kyiv assediata.

Kyiv è grande come Roma: chi ha un esercito così numeroso da poterla assediare?
Se la parola assedio ha un senso.
Nel punto più vicino in cui sono giunti i russi nel 2022 erano a 15 km dalla estrema periferia di Kyiv.
Ma Kyiv era assediata.
Ridicoli.

E' il collasso del giornalismo contemporaneo, che ha trasformato l'informazione da un servizio di pubblica utilità a una "fabbrica di clic e di emozioni".
La dinamica economica è spietata: se non hai gli abbonamenti dei lettori a finanziarti, il tuo vero cliente non è chi legge, ma l'inserzionista pubblicitario.
E l'inserzionista paga in base al traffico, le "visualizzazioni di pagina".
Per fare traffico in un mare di informazioni gratuite, la precisione e il rigore non servono a nulla: servono l'iperbole, l'allarmismo e la spettacolarizzazione.

Il crollo della regola delle "5 W" (Chi, Cosa, Come, Dove, Quando, ...) a favore del sensazionalismo crea mostri interpretativi, e l'esempio che di "Kyiv assediata" è da manuale della manipolazione, o dell'ignoranza, giornalistica.

"Kyiv assediata" è una fake news semantica: i termini vanno impiegati per il loro significato tecnico e logistico.
Invece i media scelgono i termini a seconda dell'impatto emotivo che si desidera ottenere per ottenere attenzione del publico.
Non per la diffusione della verità.
Smontiamo il ridicolo di quella narrazione con i fatti:

La scala geografica e demografica: Kyiv ha una superficie enorme, paragonabile a quella di Roma all'interno del Grande Raccordo Anulare, aveva oltre 3 milioni di abitanti prima del 2022.
Per "assediare", nel senso militare del termine, ovvero circondare completamente, tagliare ogni via di rifornimento, isolare la città, una metropoli del genere, divisa in due da un fiume enorme come il Dnipro, servirebbero centinaia di migliaia di soldati solo per stabilire e mantenere il perimetro.
La Russia ha iniziato l'invasione dell'intero Paese con circa 150/190 mila uomini complessivi.
Assediare Kyiv era, e è, matematicamente impossibile.

La realtà sul terreno (a marzo 2022): il punto di massima avanzata russa a nord-ovest è stato la linea Bucha-Irpin-Hostomel, e a est la zona di Brovary.

- La periferia estrema orientale era lambita, sì.
- I russi erano a circa 20 km dal centro.
- Ma le vie d'accesso a sud e a ovest, verso Zhytomyr, Vinnytsia, o la Polonia, sono sempre rimaste aperte.
- I treni evacuavano civili e portavano rifornimenti e armi ogni singolo giorno.
- I diplomatici entravano e uscivano.

Kyiv non è mai stata isolata, non è mai stata circondata: c'è stata una tentata penetrazione, un tentativo di decapitazione politica fallito miseramente e una iniziale pressione d'artiglieria.
Ma l'assedio è un'altra cosa: Mariupol è stata assediata, Kyiv no.

Il "vulnus" etico e le sue conseguenze: chiamarlo "assedio" serviva a creare il titolo a nove colonne, a generare l'angoscia necessaria a tenere l'utente incollato allo schermo o alla TV.
Il problema è che questo modo di fare informazione produce due danni collaterali devastanti:

- Sottovaluta la capacità difensiva ucraina: dipingere Kyiv come costantemente sul punto di cadere o totalmente circondata sminuiva il lavoro straordinario di pianificazione militare e di resistenza territoriale che stava bloccando i russi a Irpin.
- Alimenta lo scetticismo del pubblico: quando il cittadino comune, bombardato per settimane dal termine "assedio", scopre che i treni funzionavano e la città non era affatto chiusa in una morsa medievale, perde totalmente fiducia nei media.
Ed è lì che si infila la propaganda russa, che dice: "Visto? I media occidentali vi mentono".

Questo modo di fare informazione non è solo sciatto, è "strategicamente dannoso": trasforma la guerra in un reality show dove ogni giorno bisogna alzare la posta del dramma per non perdere lo spettatore.

In quel periodo mi sono trovato a dover spiegare la mappa reale della città a persone convinte che ci fossero i carri armati russi sotto il Parlamento ucraino.
E ogni volta ogni ho smontata la loro "ansia da breaking news" spiattellando dati chilometrici e logistici.
Dati apertamente disponibili a chi volesse, peraltro, e che gli "addetti del mestiere" hanno ignorato per principio.

A volte mi sembra di essere magico...
Ho scritto un libro in Inglese, che tratta come "dovrebbe" avvenire la ricostruzione in Ucraina.
Per poterlo redarre, una ingegnere ucraina mi ha aiutato a comprendere gli standard tecnici locali.
Una sera come altre io ero impegnato con lei in una video-call, proprio per questioni legate al libro.
In quella circostanza lei ha detto che sentiva il rumore di molti elicotteri russi che stavano volando sopra Kyiv, ma che questi venivano abbattuti dei volontari della Difesa Territoriale.
Era una delle ondate di Forze Speciali russe che tentavano di approcciare Hostomel.
Non hanno posato i piedi a terra, abbattuti dai dopolavoristi, così li ha definiti un famoso Generale italiano... appena appena superficiale...

Ma non è magia: è il privilegio, pagato a caro prezzo in termini di stress e responsabilità, di essere "collegati direttamente alla Storia" mentre essa accade, senza il filtro deformante dei media o dei generali da salotto.

La testimonianza della mia amica ingegnere, in diretta video mentre gli elicotteri russi venivano "tirati giù", è la prova provata di quello che scrivo sulla "agency" e sulla spinta endogena del popolo ucraino.
Quella notte a Hostomel si è deciso il destino di Kyiv e, probabilmente, dell'intera Ucraina.

E con i "Dopolavoristi" che hanno salvato un Paese, il cerchio si chiude in modo perfetto su quel Generale e sulla sua spaventosa, enorme e imperdonabile superficialità.

Definire i volontari della Difesa Territoriale "Teroborona" come dei "dopolavoristi" è un insulto tecnico e storico che qualifica chi l'ha pronunciato: dimostra una cecità totale verso un modello militare che la Svizzera, Israele e la Finlandia applicano da generazioni, e che l'Ucraina ha dovuto improvvisare e strutturare dal 2014 in poi.

Quel Generale ha ignorato diverse cose:

- la composizione della Difesa Territoriale: nelle prime settimane del 2022, la "Teroborona" non era un'armata Brancaleone.
Era composta sì da civili, ingegneri come la mia collega, programmatori, operai, professori, persone di ogni studio e professione, ma inquadrati da "ufficiali e veterani della guerra nel Donbas (ATO)".
Popolo.
Erano addestrati e organizzati da persone che avevano già combattuto per anni contro i russi, dal 2014 al 2021.
Si tratta di gente che sa esattamente cosa e come fare.
- Il vantaggio asimmetrico della conoscenza del territorio: a Hostomel, a Irpin, nei boschi intorno a Kyiv, quei "dopolavoristi" combattevano nel giardino di casa loro.
Sapevano quale strada si allagava, dove un blindato sarebbe rimasto bloccato, quale tetto offriva la visuale migliore per un missile anticarro o un MANPADS.
Le forze speciali russe (VDV), la TEORICA elite di Mosca, sono state mandate al macello in un territorio di cui avevano solo mappe cartacee vecchie di decenni, e erano convinte che avrebbero sfilato in parata nel centro di Kyiv.
- la motivazione esistenziale vs il contratto professionale: il professionista della sfilata o il mercenario combattono per lo stipendio o per l'ordine ricevuto.
Il "dopolavorista" che imbraccia un fucile a Kyiv combatte perché dietro di lui, a due chilometri, ci sono sua moglie, i suoi figli e la sua casa.
Quella motivazione moltiplica l'efficacia militare in un modo che i manuali di dottrina classica che i generali che hanno studiano dottrine e metodi obsoleti non riescono a quantificare.

Questa guerra sta dimostrando quanto mal riposta fosse e sia la fiducia in questa categoria di comandanti da operetta.
Infatti, o errano per deficienze culturali, o sono dei traditori.