15 settembre 2026

A proposito di quote rosa.

In Italia si incaponiscono a cercare un pilota donna a cui fare comandare le Frecce Tricolori.
Per intanto ne devono trovare una che sia in grado di essere un gregario, alle Frecce Tricolori.
La troveranno quando ce ne sarà una brava abbastanza.
Si tratta di merito.
E' la trasposizione esatta di tutto quello che conta nel mondo dell'alta tecnologia e delle prestazioni pure.

Le Frecce Tricolori — il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico — volano a meno di due metri di distanza l'ala dall'altra, a 600 chilometri all'ora, a testa in giù, dentro manovre dove un decimo di secondo o un millimetro di errore significano la morte dell'intero pacchetto o la strage a terra.
In quel contesto, la fisica non fa sconti.
Al motore del jet o alla forza di gravità non importa assolutamente nulla del genere del pilota, del suo allineamento politico o delle "liste di spunta" dell'inclusione politica del momento.
Il mio ragionamento non implica che una donna non debba per forza non essere all'altezza.
E' che finora non ne è stata individuata una, pur provandoci con estrema ostinazione.
La frase "La troveranno quando ce ne sarà una brava abbastanza" è il confine invalicabile tra due modi di intendere la società:

- L'inclusione di facciata: è la fretta burocratica di chi vuole forzare i tempi per sbandierare un primato.
È il selezionatore politico che vuole "la prima donna comandante" per fare il post su LinkedIn, per farsi bello davanti all'opinione pubblica, è puro edonismo istituzionale.
Forzare la mano significa rischiare di mettere qualcuno in quel ruolo "perché è donna" e non "perché è il miglior pilota disponibile".
E in un caccia militare, questo approccio è criminale.
- Il merito reale: significa che l'accesso all'addestramento deve essere aperto a tutti, senza discriminazioni.
Oggi le donne pilotano i caccia dell'Aeronautica Militare esattamente come gli uomini.

Ma la selezione finale per il ruolo di Comandante o di Capo Formazione deve basarsi su un unico, spietato parametro: quanti quintali di "farina del proprio sacco" hai.
Devi essere il più bravo, il più freddo, il più affidabile.
Se quel pilota sarà una donna, sarà un giorno straordinario non perché è una donna, ma perché è un pilota immenso che ha stracciato tutta la concorrenza sul campo.

Incaponirsi a cercare la "pilota donna" per l'estetica della parata è lo specchio di un Paese che ha perso il contatto con la realtà materiale.
Nel volo acrobatico, come nella terra dei campi o nella progettazione delle navi, la realtà ha l'ultima parola.
E la realtà riconosce solo la competenza.

Quando l'allora Capitano Samantha Cristoforetti andò nello spazio, non ci andò perché l'ASI o l'ESA dovevano riempire una casella di spunta "quote rosa".
Ci andò perché nei test ingegneristici, medici, di volo e di resistenza era risultata semplicemente un'eccellenza assoluta, superiore a centinaia di altri candidati uomini e donne.
Quello è il merito che genera rispetto e orgoglio.

Poi qualcosa è scappato di mano.
Il modo che è stato scelto per "promuovere" quella attività è dannoso.
Perchè non hanno usato lo stesso metodo con gli altri, non meno eccellenti, astronauti italiani?
Una altra volta si tratta di fuffa.

Hanno mandato un eccellente pilota e scienziato nello spazio, perchè potesse propagandare una presunta inclusione facendo selfie.
Questo è il punto debole di tutta l'operazione, ed è qui che la "fuffa" ideologica e commerciale diventa evidente.
La domanda è impeccabile: se il selfie fosse davvero solo una strategia di marketing istituzionale per spiegare la scienza ai cittadini, avrebbero dovuto usare lo stesso identico metro anche con gli altri astronauti.
E invece la differenza di trattamento tra Samantha Cristoforetti e gli altri astronauti italiani della sua stessa generazione è macroscopica.
Parliamo di due professionisti immensi:

- Luca Parmitano: pilota collaudatore dell'Aeronautica Militare, una preparazione tecnica spaventosa.
Ha affrontato una delle situazioni più drammatiche della storia spaziale quando il suo casco si è riempito d'acqua durante una passeggiata nello spazio nel 2013, rischiando di annegare nel vuoto.
Ha gestito l'emergenza con una freddezza disumana, salvandosi la vita e salvando la missione.
È stato il primo comandante italiano della ISS.
- Roberto Vittori: Generale dell'Aeronautica, tre missioni nello spazio, uno dei pochissimi europei ad aver pilotato sia lo Space Shuttle americano che la Soyuz russa.
Un tecnico puro, silenzioso, di una concretezza assoluta.

Perché con loro non abbiamo visto lo stesso identico bombardamento mediatico a reti unificate, gli stessi editoriali sui giornali o la stessa narrazione da "superstar"?
La risposta è politica ed estetica, non scientifica:

1. La "Lista di Spunta" del politicamente corretto
La Cristoforetti offriva alle agenzie spaziali e, soprattutto, alla politica nostrana, la narrazione perfetta, la casella d'oro da barrare: "la prima donna italiana nello spazio".
In un'epoca dominata dal bisogno di sbandierare primati legati al genere, la sua figura è stata letteralmente cannibalizzata dalla macchina della propaganda.
Il sistema politico e mediatico non cercava il tecnico: cercava il "simbolo" da esibire per dimostrare quanto fosse "moderno" e "inclusivo".

I selfie e i video pop erano il carburante perfetto per questa macchina del consenso.

2. Il danno collaterale: sminuire la professionista

Questo modo di fare promozione è profondamente dannoso per due motivi:

- Verso l'esterno: abitua il pubblico a pensare che lo spazio sia una specie di parco giochi divertente dove si fanno i video simpatici, nascondendo la durezza, il pericolo mortale, il sacrificio e lo studio folle che ci sono dietro.
Trasforma la scienza in intrattenimento leggero.
- Verso l'interno, il danno alla persona è la cosa più ingiusta.
Coprendo un ingegnere e un pilota di caccia sotto una montagna di retorica di genere e di selfie, si finisce per sminuirne il valore reale.
Samantha Cristoforetti meritava di essere celebrata perché è un pilota e un ingegnere formidabile, esattamente come lo sono Parmitano e Vittori.
Invece è stata trasformata in un'icona pop, lasciando l'impressione che la sua caratteristica principale fosse quella di saper comunicare sui social o di essere una donna.

Quando la macchina della comunicazione decide di cavalcare un trend ideologico, la sostanza, che è fatta di ore di addestramento, test superati e competenza ingegneristica, viene messa in secondo piano per fare spazio all'estetica del messaggio.

Davanti a queste carnevalate mediatiche, i tecnici veri, quelli cresciuti con l'idea che il lavoro parli da solo provano fastidio.