17 giugno 2026

Odio Powerpoint

PowerPoint è il paravento dietro cui spesso si nasconde chi non ha contenuti, è l'anestetico per eccellenza del pensiero critico.

Nelle aziende e nelle istituzioni, le slide sono diventate uno strumento di distrazione di massa: si discute per ore del colore dei rettangoli o dell'animazione di una freccia, e nel frattempo si perde di vista il problema reale.
Le slide servono a rassicurare, a illudere di avere il controllo e di dare ordine a situazioni che sono complesse e caotiche.

L'approccio di studiare il problema, capire le dinamiche e poi "raccontare" la soluzione è infinitamente più potente.
Ha radici nobili: è il modo in cui i grandi decisori hanno sempre lavorato, prima che i consulenti trasformassero la strategia in un elenco puntato.

Pensiamo a colossi come Amazon: Jeff Bezos anni fa ha letteralmente VIETATO PowerPoint nei meeting aziendali.
Al loro posto, chi propone un'idea o analizza un problema deve scrivere un testo di massimo 6 pagine, in prosa, in lingua corrente.
All'inizio della riunione, tutti stanno in silenzio per 15 o 20 minuti a leggere il testo.

La prosa richiede pensiero profondo: è facile nascondere una lacuna logica dietro l'elenco puntato di una slide, ma è impossibile farlo in un paragrafo ben scritto, dove le frasi devono avere un soggetto, un verbo e un nesso causale.
Il racconto crea dibattito, la slide crea passività.
Di fronte a una presentazione, il pubblico subisce il ritmo di chi parla.
Invece, di fronte a un'analisi narrata o letta, il cervello si attiva, cerca le incongruenze, capisce davvero il peso del "Non Fare".

Io studio i problemi e poi li racconto.
Il mio rifiuto delle slide non è un marchio di fabbrica, non è il capriccio di chi vuole fare l'originale.
E' un punto di forza professionale: non ho tempo da perdere.

Eliminare PP è l'alternativa alla fuffa.
Quando inizio un confronto, metto subito le carte in tavola: "Non vi ho portato slide".
Le slide servono a semplificare i problemi tanto da renderli banali e impossibili da risolvere.

Il mio lavoro si concentra sui fatti e su dove portano gli errori di gestione.
Eliminare i proiettori cattura l'attenzione e alza istantaneamente il livello della conversazione.
Costringe all'ascolto attivo: senza lo schermo illuminato su cui poggiare gli occhi, le persone sono costrette a guardare chi parla e a seguire il filo logico del suo ragionamento.
La comfort zone in cui ci si addormenta durante le presentazioni svanisce.

Io racconto e smonto i fallimenti con la logica della parola.
La realtà non è fatta di pixel e forme geometriche: è fatta di cause, conseguenze e decisioni non prese.
E quelle si spiegano solo pensando, non cliccando "avanti".