13 Ottobre 2026
A proposito di peste
Le comunicazioni ufficiali che giungono dalla Russia in merito a un sospetto caso di peste polmonare a Irkutsk vorrebbero rassicurarci: non c'è nulla di cui preoccuparsi.
Questa narrativa non è una sorpresa.
È il medesimo messaggio che Mosca ha diffuso dopo l'epidemia di antrace del 1979, dopo l'incidente al reattore di Chernobyl nel 1986, durante il tentato colpo di Stato del 1991 che portò al crollo dell'Unione Sovietica, e mentre oltre un milione di russi subiva le conseguenze della guerra genocida in Ucraina.
Poiché lo standard comunicativo del Cremlino di fronte a situazioni critiche è la menzogna sistematica, le rassicurazioni russe funzionano solo per chi ha un disperato bisogno di crederci.
Forse stiamo sbagliando ad affrontare questa situazione esclusivamente come un caso epidemiologico: dovremmo analizzarla sotto l'ottica della "cremlinologia".
Le incongruenze del caso Daria Shipilova
I fatti dichiarati presentano falle logiche macroscopiche.
Daria Shipilova, tecnica di laboratorio deceduta il 2 ottobre presso l'Istituto Anti-Peste di Irkutsk per sospetta peste polmonare, si sarebbe accidentalmente esposta al patogeno a causa della rottura di una provetta.
Chi lavora in una struttura simile sa meglio di chiunque altro che la somministrazione immediata di antibiotici — entro le prime 24 ore — è fondamentale per la sopravvivenza.
In un Istituto Anti-Peste ci si aspetterebbe un'abbondante scorta dei farmaci più efficaci contro la "Yersinia pestis".
Perché, allora, la profilassi non ha funzionato?
Non è stata eseguita?
Non si tratta di peste polmonare?
La rete delle armi biologiche russe: da Irkutsk a VEKTOR
È noto che l'Unione Sovietica disponesse di un vasto programma di armi biologiche.
Oltre al celebre centro VEKTOR di Novosibirsk, esistevano diverse strutture a "duplice uso": laboratori ufficialmente dedicati alla ricerca anti-virale/batteriologica che venivano impiegati anche per studiare il potenziamento della funzione "gain-of-function" di malattie naturali, al fine di militarizzarle.
È molto probabile che la struttura di Irkutsk rientri in questa categoria.
Per fare mente locale, i ricercatori del VEKTOR sono gli stessi a cui, ai primi tempi del Covid, quando il Mondo intero brancolava nel buio rispetto alla galoppante pandemia, fu loro permesso di percorrere l'Italia da Pratica di Mare a Bergamo sventolando in chiave propagandistica tricolori russi dai camion, "Dalla Russia con amore", .
A Bergamo loro disinfettavano le strade spruzzando dio solo sa cosa con pompe ad uso agricolo.
Nonostante l'aeroporto internazionale di Orio al Serio fosse a due passi, fu permesso loro un convoglio scenografico.
Nessuno è ancora riuscito a convincermi che quella missione non servisse principalmente a recuperare campioni del virus Sars-CoV-2 da analizzare in patria e da impiegare per produrre qualcuna delle loro porcherie.
Una risposta sproporzionata: la reazione del regime
Oggi ci troviamo di fronte a un mistero gestito da un narratore intrinsecamente inaffidabile.
Eppure, le azioni poste in essere sul campo smentiscono le parole di Mosca:
- Quarantena per cinque ospedali e circa 200 contatti sotto stretta osservazione per tre settimane.
- Coinvolgimento diretto dell'FSB.
- Utilizzo di dispositivi hazmat e protocolli per materiali ad alto rischio.
- Rifiuto di identificare (rendere noto) il patogeno, nonostante sia stato certamente già sequenziato (mentre sui media si parla genericamente di "polmonite di origine sconosciuta").
Il confinamento rigido e l'uso di barriere fisiche indicano che l'agente non è controllabile con una normale profilassi antibiotica.
Ciò suggerisce due scenari:
- una pan-resistenza indotta artificialmente
oppure
- un patogeno diverso dalla peste.
Tutto questo non significa necessariamente che ci troviamo di fronte a una nuova pandemia imminente.
Ma dimostra che la Russia stessa ritiene possibile un'epidemia e che l'agente coinvolto è un'arma pandemica o, quanto meno, un patogeno dall'origine altamente imbarazzante per il Governo russo, se non altro perchè, ufficialmente, la Russia non conduce studi militari chimici/batteriologici e non produce dispositivi chimici/batteriologici.
Modelli e simulazioni: una corsa contro il tempo
Ho simulato uno scenario dinamico relativo agli eventi di Irkutsk per comprendere l'impatto dei tempi di contenimento.
L'esito dell'epidemia dipende da una singola settimana di scarto:
- Scenario A (Contenimento tempestivo al 5° giorno): con un isolamento rapido e rigido, l'R effettivo scende a 0,34, estinguendo l'epidemia dopo circa 15 contagi totali.
- Scenario B (Risposta ritardata al 12° giorno): con misure tardive e più blande, l'R rimane a 1,79, portando al raddoppio dei casi ogni 5,2 giorni e all'esplosione del contagio.
Le direttrici di diffusione
Se l'infezione dovesse diffondersi, lo farà per via terrestre e non via aerea.
I controlli della temperatura negli aeroporti sarebbero pura scenografia politica: gli individui nella fase di incubazione non hanno febbre e sono liberi di viaggiare, mentre chi è già sintomatico per peste polmonare è troppo debilitato per raggiungere persino il gate.
Analizzando la rete dei trasporti russa, in termini di tempo necessario affinché una tratta raggiunga il 50% di probabilità di trasportare un infetto:
- La ferrovia Transiberiana supera la soglia critica al 13° giorno.
- I principali hub aeroportuali inizierebbero a svolgere un ruolo significativo solo 9 giorni dopo la ferrovia.
Prospettive future
Siamo di fronte a implicazioni potenzialmente globali.
Se progettati con competenza, i vaccini tradizionali risulteranno inefficaci contro armi pandemiche ingegnerizzate.
Se anche la Russia non possedesse ancora appieno tali capacità, l'avvento della AI potrebbe, forse, democratizzare a breve l'accesso alla manipolazione biologica.
Di fronte a queste minacce, la prevenzione globale deve cambiare passo: è urgente costituire scorte strategiche di DPI a prova di pandemia e procedere all'installazione capillare nei luoghi pubblici di sistemi germicidi a raggi "far-UV" (UV-C lontani) e spruzzatori di disinfettante
.
Vorrei tanto sbagliarmi.