4 giugno 2026

La Russia perde la guerra

Sta diventando sempre più evidente che Vladimir Putin sta perdendo questa guerra.
E' una convinzione che difendo sin dall'inizio dell'invasione, basandola su dati di fatto.

In questo momento siamo di fronte a una impasse strategica della Russia.
La Russia non potrà vincere in modo sostenibile contro un'Europa già mobilitata.
Anche se alcune azioni di Donald Trump possono talvolta ritardare la scadenza o indebolire l'unità occidentale, non cambiano il fondo del problema: il rapporto di forza politica, economica e storica si rivolta contro Mosca.

Gli errori passati sembrano ritornare e il destino della Federazione Russa, delle sue reti mafiose e dello stesso Putin sembra scritto nella continuità degli errori a cui assistiamo.
L'annessione della Crimea è stata un grave errore, reso possibile dal timore iniziale dell'Europa di opporsi seriamente alle ambizioni russe.
Per l'Europa è stato un errore non volere capire e accettare che la Russia non può vincere questa guerra sul campo di battaglia.

Ma adesso l'Europa ha compreso e valutato il peso e il valore della resistenza ucraina.
Di fronte alla notevole resistenza del popolo ucraino, l'Europa si è gradualmente risvegliata, con buona pace di quelli che sostengono che abbiamo bisogno della Russia, che ci conviene farci affari e che la Russia è imbattibile.
Ridicoli.

L'Europa si è impegnata con maggiore determinazione dalla parte dell'Ucraina, capendo che questa guerra non riguarda solo un territorio, ma il futuro stesso della sicurezza europea.
Mettendola in termini di convenienza, all'Europa conviene che la Russia sia debole e bisognosa di aiuti umanitari, che diplomatici accorti non avranno difficoltà a fare opportunamente pesare.
Anche se i precedenti non autorizzano tanta certezza.

In questo contesto, l'apertura dei negoziati di adesione all'Unione europea con Ucraina e Moldova segna un passo politico essenziale: quanto meno indica chiaramente alla Russia che il suo piano delle aree di rispetto è andato a ...
L'Europa conferma che il futuro di questi paesi si costruisce ora: con l'Europa e non sotto la minaccia di Mosca.