5 dicembre 2025

La Russia entrerà in guerra con l'Europa?

Questa faccenda sta diventando la trama di una operetta...
Putin, o, meglio, un uomo che gli assomiglia, afferma di essere "pronto per la guerra con tutta l'Europa".
Una analisi approfondita e senza filtri di truppe, missili, armi nucleari, potenza di fuoco della NATO e altro, dicono il contrario.
Un po' di ragionamento mostra come la spavalderia del Cremlino sta cercando di mascherare una realtà molto più dura.

Ogni serio analista della difesa che conosco, ce n'è ancora alcuni in circolazione, anche se non scrivono libri e non vanno in TV, ha quasi sputato il caffè quando ha sentito questa frase, perché in questo momento le uniche persone "pronte" per una guerra tra Russia ed Europa sono gli storici militari in cerca di nuovo materiale e gli "esperti" impregnati di propaganda russa.

Ma l'affermazione russa è importante, non perché sia ​​realistica, ma perché segnala qualcosa di più profondo sulle tensioni interne alla Russia, sulla sua posizione negoziale e su come la paura influenzi la diplomazia.

E se vogliamo capire come sarebbe realmente una guerra tra Russia ed Europa, dobbiamo sbucciare ogni strato di questa cipolla: carri armati, droni, missili, armi nucleari, truppe, reti di alleanze, produzione industriale, capacità logistica e, sì, persino mercenari.

Perché non basta accettare come dogma di fede la spavalderia russa e le più o meno interessate "informazioni" che, sempre loro, i famosi "esperti" intendono darci da bere.
Dobbiamo sapere cosa è reale, cosa è un bluff, cosa è disperazione e cosa è veramente pericoloso.
Cosa accadrebbe realmente se la Russia cercasse di attaccare l'Europa.

Non sarebbe il finale hollywoodiano che la Russia immagina e tanti temono.

Per iniziare, rimettiamo i piedi per terra e capiamo che la Russia non è un abisso militare senza fondo.
Sembra tale perché lo dice la propaganda, ma dietro le quinte c'è una macchina da guerra tenuta insieme a fatica, con carenza di truppe e fabbriche che lavorano su tre turni pregando che i componenti elettrici e meccanici non si rompano a metà della produzione.

La Russia ha iniziato la guerra in Ucraina con circa 900 mila soldati attivi e circa 2 milioni di riserva.
4 anni dopo, il numero "attivo" è per lo più teorico, perché finora la Russia ha subito in Ukraina oltre 1 milione e duecentomila fra morti e feriti gravi.
Sono numeri che ormai nemmeno i russi riescono a nascondere.

Mosca sta compensando con ondate di soldati a contratto e mobilitazioni segrete, ma c'è un limite: il Paese sta esaurendo i giovani esistenti e disposti a combattere.
I demografi russi stanno denunciando da anni la crisi demografica russa: la guerra ha semplicemente accelerato i calcoli.

Poi c'è l'equipaggiamento.
La flotta russa di carri armati è il perno della settimana di ogni analista militare.
La Russia ha iniziato la guerra con circa 3000 carri armati moderni.

Dopo averne perduti in totale oltre 11 mila carri armati dei vari tipi, i russi continuano a tirare fuori dai depositi i T-62 e i T-55 di epoca sovietica: si tratta di veicoli più vecchi della maggior parte dei generali della NATO e sono gli ultimi che le sono rimasti.

La capacità russa di produrre nuovi carri armati, in realtà si tratta di "roba vecchia" progressivamente meno prestante e evoluta, è di circa 30-40 al mese, quando va bene.
Le truppe ucraine li distruggono più velocemente.

In questo momento la NATO supera numericamente i mezzi corazzati russi in un rapporto di cinque a uno.
Se è in difficoltà adesso, come potrebbe la Russia aumentare quella produzione per combattere la NATO entro poche settimane?
La Russia può minacciare quanto vuole una escalation, ma alla carenza di acciaio, macchinari e capacità produttiva questo poco importa.

Missili e droni sono la vera spina dorsale del profilo di minaccia russo.
Qui che le cose si complicano davvero.
La Russia può produrre un totale di circa 100 missili a lungo raggio al mese, di tutti i tipi: Kalibr, Iskander, Kinzhal, X-101.
Un tempo quel numero era inferiore, ma le scappatoie delle sanzioni hanno permesso ai microchip di circolare attraverso paesi terzi.
"100 missili al mese" sembrano una cifra enorme, finché non si considera che una guerra con la NATO ne richiederebbe migliaia solo per intaccare le difese aeree occidentali.
Paesi come Germania, Polonia, Regno Unito, Francia, Italia e Paesi Baltici sono coperti da sistemi antiaerei a più livelli: Patriot, SAMP/T, IRIS-T, NASAMS, Sky Sabre, Aster, ESSM, e chi più ne ha più ne metta.
La Russia consumerebbe la sua produzione mensile nelle prime 72 ore e poi dovrebbe aspettare che le fabbriche ne forniscano altri, come la macchina per il caffè del bar di un Autogrill in difficoltà.

La Russia produce moltissimi droni: a migliaia.
Anche in questo caso, per la Russia, c'è una sgradevole verità: anche i componenti dei droni provengono dall'estero e la Russia non ha risolto il problema "droni economici contro jammer NATO di fascia alta".
L'Ucraina disturba i droni russi tutto il giorno, e i sistemi di guerra elettronica della NATO sono molto pericolosi.
La Russia potrebbe riempire i cieli di Shahed, ma l'Europa potrebbe "accecarli" in massa.
La Russia ha i suoi motivi per evitare l'architettura di guerra elettronica della NATO.

Ora parliamo di logistica, perché è qui che ogni fantasia di invasione russa muore di una morte umiliante.
Finora, la Russia ha dimostrato di riuscire a malapena a mantenere attive le linee di rifornimento per 80km all'interno dell'Ucraina.
Immaginiamo di estendere tutto questo all'Europa orientale, dove ogni autostrada è mappata, ogni linea ferroviaria è monitorata dai satelliti e le forze aeree della NATO hanno la libertà assoluta di distruggere qualsiasi convoglio vedano.

Non solo la Russia soffre di debolezza logistica congenita, tutto diventa più lento, più vulnerabile e più catastrofico man mano che ci si allontana dai confini russi.
Camion di rifornimento, colonne di carburante, porta-munizioni sarebbero trasformati in rottami prima ancora che possano raggiungere il primo grosso agglomerato urbano oltre il confine russo.

Nel frattempo, l'Europa non è la vittima facile che le battute sulla Guerra Fredda descrivono.
Dopo aver visto l'Ucraina lottare con le unghie e con i denti per ogni chilometro, le nazioni europee hanno cominciato a ricostruire i loro eserciti, a volte silenziosamente, a volte non così silenziosamente.

La Germania sta di nuovo spendendo soldi veri. La Royal Air Force britannica è una delle forze aeree più moderne al mondo.
La Polonia ha un esercito così aggressivo nella sua modernizzazione che persino i generali americani se ne sono accorti.
I paesi baltici hanno temprato le loro intere società per la guerra.
L'adesione di Finlandia e Svezia alla NATO ha completamente ridisegnato la mappa: improvvisamente il fianco settentrionale della Russia è esposto ad alcuni degli eserciti più competenti al mondo.
E la Francia?
La Francia discute spesso con i suoi vicini, ma quando si tratta di guerra, l'esercito francese colpisce duro e veloce.

La Russia non può combattere questa coalizione e vincere.
Può sperarlo, può pensarlo, ma non ha, nè avrà mai, la forza per farlo.

Una descrizione della potenza aerea della NATO è la parte dell'analisi in cui la realtà colpisce la Russia più duramente.
La NATO schiera circa 3500 aerei da combattimento.
La Russia ne schiera circa 900, e un terzo di questi è a terra o cannibalizzato per pezzi di ricambio.
I piloti della NATO hanno ore di volo reali e effettive, mentre quando va bene i piloti russi hanno "ore di simulatore" e sperano che i loro radar non si brucino durante il volo.

Quasi istantaneamente una guerra tra NATO e Russia diventerebbe una guerra aerea.
La NATO otterrà presto la superiorità aerea e in quel momento le forze terrestri russe saranno un bersaglio.
Senza copertura aerea, la Russia perderebbe ogni capacità offensiva rimasta.

Cosa si può dire della carta preferita del Cremlino: le armi nucleari?

La minaccia nucleare è sempre la compagna silenziosa di questi ragionamenti: non sono certo io quello che lo ignora.
La Russia ha un enorme arsenale nucleare.
Così come lo ha la NATO.
Nessuna delle due parti lo afferma pubblicamente, ma la Russia non può lanciare un attacco nucleare contro l'Europa senza assicurarsi il proprio annientamento.

Non si tratta di una vanteria, ma della logica della distruzione reciproca assicurata.
Il Cremlino lo sa.
I generali russi lo sanno.
La NATO lo sa.

Le armi nucleari sono strumenti di leva, non sono armi da campo di battaglia.
Se la Russia ne usasse anche solo una, quella sarebbe l'ultima decisione che lo Stato russo prenderà mai.
La politica del rischio calcolato sul nucleare ha lo scopo di spaventare i civili, in modo che essi, intimoriti e ignari, facciano pressione sulle rispettive leadership politiche e militari e le "convincano" a non accettare il rischio.
Come potrebbe andare in questo caso?
Nessuno lo sa.
Compito di "analisti", esperti e politici occidentali a "libro paga" del Cremlino è ispirare queste preoccupazioni.
Va ammesso che l'efficacia di tale disdicevole opera non è trascurabile.
Tuttavia esistono "voci libere" e aumenta il numero di coloro che non si limita a diffondere la propaganda russa.

Un altro aspetto viene trascurato: la Russia non ha alleati che possano dare contribuire concretamente in una guerra tra Russia e NATO.
La Cina non andrà in guerra per la Russia.
Nemmeno l'Iran.
La Corea del Nord potrebbe inviare proiettili, non soldati.
Mercenari?
Un tempo rilevante, la PMC Wagner è pressocchè morta e prende sganassoni da miliziani in ciabatte in Africa.
Nessun mercenario con il lobo frontale funzionante si arruolerebbe per combattere contro gli F-35, i Rafale, i Gripen e gli Eurofighter.
L'artiglieria NATO è in grado di colpire una pulce a 40 km.

L'idea dei "mercenari del Mondo" crolla immediatamente.
Chi si offre volontario per combattere la NATO per Mosca?
Probabilmente qualche terzomondiale ingannato e tenuto all'oscuro.
Anche il personale russo ha una data di scadenza intrinseca, e tutti a Mosca lo sanno.
Il tasso di natalità russo è crollato decenni fa.
La mobilitazione ha già prosciugato le fasce demografiche più facili.
Qualsiasi futura mobilitazione di massa squarcerebbe ciò che rimane dell'economia.

La Russia non può combattere una guerra con l'Europa/NATO e preservare la sua società dal crollo.
L'Europa, dall'altro alto, non ha bisogno di mobilitare milioni di persone, perchè il suo vantaggio tecnologico sostituisce la massa con la precisione.

Veniamo quindi alla Marina... La Marina russa è fondamentalmente una flotta fantasma, con la maggior parte delle risorse che diventano vulnerabili nel momento in cui iniziano le ostilità: un'altra scomoda realtà per la Russia.
Il Mar Nero?
L'Ucraina ha già dimostrato che le navi russe sono bersagli galleggianti in attesa che un drone marino si presenti.
Il Mar Baltico? E' la vasca da bagno privata della NATO.
Il predominio della NATO in mare è schiacciante.
Qualsiasi tentativo russo di colpire l'Europa da un mare qualunque diventa una dimostrazione lampante del perché le flotte abbiano bisogno di copertura aerea.
La Marina russa NON ne ha: zero!

Allora perché dire "la Russia è pronta per la guerra con l'Europa"?

Perché Putin vuole avere un peso nei colloqui di pace, e la paura è un peso.
Se la Russia sembra pericolosa, allora l'Occidente esita.
Se la Russia sembra debole, l'Occidente si tranquillizza.

Il Cremlino vuole convincere che la Russia è forte perché ha un disperato bisogno che i negoziati non crollino.
La Russia non si sta preparando per una guerra con l'Europa, ma vuole farci credere di poterla fare, affinché la guerra non accada.
Questa distinzione è importante.

Ma cosa succederebbe se, nel peggiore dei casi, la Russia tentasse qualcosa?
Piccoli attacchi esplorativi?
Guerra ibrida?
Sabotaggio?
Certo, Mosca lo fa di continuo.
Ma con cosa attuerebbe un'invasione su vasta scala?
Una invasione su vasta scala necessita di tempo, importanti movimenti di truppe e veicoli, di un pretesto serio.
Non sono cosa che accadono in ore, ma in giorni, e non passano inosservati con la attuale presenza di ricognizioni satellitari e aeree.

L'esercito russo si sta già dissanguando in Ucraina, le sue unità migliori sono rimaste l'ombra di se stesse.
Sebbene significativa, la sua produzione di munizioni non può sostenere due fronti.
La sua aeronautica non può sopravvivere a una guerra con la NATO.
La sua logistica non regge le fantasie dei discorsi di "Putin".

L'unica guerra che la Russia potrebbe combattere contro tutta l'Europa sarebbe una guerra di retorica, intimidazione, attacchi informatici e pressione politica.
Uno scontro militare con la NATO si concluderebbe con un disastro così grande che persino i propagandisti del Cremlino farebbero fatica a venderlo.

L'Europa non è ingenua.
Le minacce di "Putin" sono note.
L'Europa ricorda la storia e si sta riarmando con una velocità e una serietà che al Cremlino non si sarebbero mai aspettati.

La Francia spinge per "garanzie solide", la Germania schiera droni missilistici, la Polonia accumula artiglieria, la Finlandia sposta truppe lungo il confine: non sono le azioni di un continente colto di sorpresa, ma quelle di un continente che si prepara al lungo periodo.

E se il lungo periodo include una Russia che continua a minacciare di "attaccare l'Europa", allora l'Europa alla fine deciderà di essere stanca di essere minacciata.
Una NATO stanca di essere minacciata è molto più pericolosa per il Cremlino di qualsiasi controffensiva ucraina.
Al Cremlino lo sanno.
Ecco perché le minacce sono più forti ora: il rumore riempie lo spazio dove prima c'era la capacità.

Una guerra tra Russia ed Europa non è all'orizzonte.
Non perché la Russia non la voglia, cribbio se al Crmlino e la massa del popolo russo la vorrebbero!
Non perché l'Europa non prenda sul serio la minaccia, ma perché le guerre si combattono con munizioni, aerei, fabbriche, carburante, manodopera e logistica.
La Russia non può soddisfare i requisiti minimi per una campagna militare in Europa.

Il Mondo osserva queste minacce come se fossero nubi di un temporale che arriva.
Al netto della teatralità, la verità è che la Russia è esausta, l'Europa si è svegliata e la NATO si sta approntando.
Al Cremlino sperano che le fanfaronate facciano guadagnare tempo al tavolo dei negoziati.

Questa è la situazione.
Il resto è rumore di fondo.