23 maggio 2026

I gasdotti Nord Stream 1 e 2

Avevo promesso alcuni ragionamenti sulle esplosioni dei due gasdotti Nord Stream 1 e 2.
Applicherò la logica della concretezza industriale a una vicenda che troppo spesso viene trattata come un romanzo di spionaggio da spiaggia.

Intorno a questo argomento è stato detto e scritto di tutto, specialmente da parte di chi non ha familiarità con la logica degli impianti, con la rigidità della logistica navale e con le dinamiche contrattuali dei mercati energetici.
Chi ignora cosa siano le clausole di "Take-or-Pay" o la "Force Majeure" tende a bersi qualunque narrazione le agenzie di stampa o i soliti presunti esperti confezionino.

1.
Fatti documentati e quadro normativo

Prima di parlare di esplosioni, mettiamo in fila i dati oggettivi:

- Stato dei condotti prima del sabotaggio: NS1 era in esercizio, con un margine residuo di capacità di transito inutilizzato pari a circa il 30%.
NS2 era stato terminato in fretta e furia: mancava di collaudo e della prevista polizza assicurativa.
- I paletti UE: una volta collaudato, NS2 avrebbe potuto trasportare gas solo a patto di affidare la distribuzione a un’organizzazione di diritto comunitario (normativa sull'unbundling).
Per ovviare sarebbe servita una nuova ditta tedesca partecipata da Gazprom o Nord Stream 2: quella ditta non c’era e non c’è mai stata.
- Sanzioni e blocco politico: allo scoppio della guerra in Ucraina, NS2 è finito sotto sanzioni che ne avrebbero comunque impedito la messa in esercizio.
La costruzione di NS2 non era nemmeno necessaria, dato che i consumi di gas russo in Europa erano in calo da tempo e la capacità residua di NS1 sarebbe bastata a coprire gli incrementi.
- Le manovre del Land Meclemburg-Vorpommern: per aggirare le sanzioni USA e finire il tubo, quel Land tedesco ha creato una fittizia "Fondazione per il clima", finanziata con milioni di euro da Gazprom.
- Stop al transito in Ucraina: le forniture di gas russo attraverso la rete di gasdotti in territorio ucraino sono proseguite regolarmente fino al 31 dicembre 2024, data di scadenza dell’accordo quinquennale firmato nel 2020.
Diversamente della Russia, l'Ucraina ha mantenuto la correttezza commerciale e ha onorato l'esistente contratto fino alla sua scadenza.
- Fallimento e fine dei giochi: incapacitata dalle circostanze a operare, NS2 ha dichiarato fallimento; l'acqua salata penetrata nelle tubazioni a 80 metri di profondità ha distrutto irreversibilmente l'acciaio e i rivestimenti interni.
Le tubazioni, gli impianti, le infrastrutture e ogni altro asset rimangono tuttavia di sua proprietà e niente e nessuno ne può disporre fino a compimento della procedura legale di liquidazione.
- Sanzioni e prezzi: le sanzioni UE sul gas russo sono scattate solo DOPO l'invasione dell'Ucraina del 24 febbraio 2022.
I prezzi all'ingrosso del gas erano già schizzati alle stelle nel 2021, prima della guerra.
- La denuncia delle anomalie da parte delle istituzioni internazionali: ben prima del sabotaggio e dell'invasione, l'Agenzia dell'Unione Europea per la Cooperazione fra i Regolatori dell'Energia (ACER), unitamente ai report delle principali agenzie di stampa e centri d'analisi finanziaria, evidenziava come Gazprom stesse deliberatamente mantenendo al minimo i livelli di riempimento dei siti di stoccaggio gestiti in territorio europeo (come ad esempio l'impianto di Rehden in Germania).
Mentre gli operatori europei riempivano le riserve in vista dell'inverno, Gazprom limitava i flussi al mero rispetto dei volumi minimi contrattuali a lungo termine, rifiutandosi di vendere volumi aggiuntivi sul mercato spot.
Tali rilievi istituzionali e d'inchiesta confermano che la strategia di condizionamento del mercato e di prosciugamento delle scorte non è una mera deduzione ex-post, ma una condotta documentata in tempo reale dalle autorità di regolamentazione dell'UE.

2.
Deduzioni tecniche e industriali

Applicando l'ABC della progettazione meccanica e dei mercati energetici, emergono verità incontrovertibili che sbugiardano le scuse ufficiali:

- La farsa della turbina Siemens: per giustificare i tagli al flusso su NS1 nell'estate 2022, la propaganda russa ha usato la scusa della turbina Siemens trattenuta in Canada per manutenzione.
Dal punto di vista industriale, questa è una spiegazione ridicola.
- Ridondanza e bypass: per spingere il gas a 200 bar su 1.
200 km di tratta subacquea, la stazione di compressione di Portovaya (dedicata a NS1) è equipaggiata con ben 8 turbine aeronautiche Siemens SGT-A65.
Negli impianti critici di questo tipo esistono sistemi di bypass e ridondanze strutturali: non servivano tutte e 8 le turbine per far funzionare il gasdotto.
Spegnere il flusso è stata una pura e determinata scelta politica del Cremlino, non la conseguenza di un guasto meccanico, che qualora ci fosse stato sarebbe stato risolvibile.
- Ingegnerizzazione della scarsità (Primavera/Estate 2021): già nel 2021 Gazprom suggeriva ai clienti europei di "tenersi corti" con gli stoccaggi estivi per incassare maggiori dividendi.
L'obiettivo reale dei russi era far arrivare l'Europa all'autunno con i serbatoi vuoti, creando una scarsità artificiale per far impennare i prezzi e togliere margine di manovra alle cancellerie europee prima dell'invasione.
- Irrecuperabilità fisica: parlare oggi di "riparare e riavviare" i gasdotti Nord Stream 1 e 2 è un'assurdità tecnica ed economica.
Chi lo propone si definisce da solo come un idiota certificato.
I tubi sono MORTI.

3.
Ipotesi operative e analisi del sabotaggio

Nota di perimetro:

I dati e i rilievi tecnici analizzati sono fondamentalmente gli stessi in possesso della Magistratura tedesca.
Ma fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva, ogni e qualunque elemento resta un’ipotesi da dimostrare in aula.
Chiarito questo, va definita con chiarezza la linea di demarcazione tra ambito giudiziario e realtà industriale.
Per assurdo o per ipotesi di scuola, un giudice potrebbe anche emettere una sentenza che ordini la ripartenza di Nord Stream 1 o stabilisca il ripristino dello stato dei luoghi precedente al sabotaggio.
La realtà materiale se ne frega delle sentenze: l'acqua di mare ad alta pressione ha distrutto le tubazioni dall'interno.
Per far ripartire il flusso di gas all'interno di NS1 non basta un timbro o una decisione giudiziaria: servirebbero tubi completamente nuovi, una serie di permessi da chiedere e ottenere, l'intervento di navi posatubi, il rifacimento totale delle connessioni alla stazione di pompaggio e anni di cantieri miliardari.
Sul piano industriale, una sentenza non potrà mai resuscitare un impianto che è fisicamente e irreversibilmente morto.
Allo stesso modo, non ci sarebbe da stupirsi se alla fine la giustizia finisse per condannare un paio di ucraini, che magari hanno l'unica vera colpa di essere passati da quelle parti nel momento sbagliato, per offrire il perfetto capro espiatorio a un'operazione di livello statale.

Veniamo ora al sabotaggio di settembre 2022 e smontiamo la storiella inventata per i creduloni:

- Inconsistenza della "pista Andromeda": attribuire il sabotaggio a una barca a vela da diporto è del tutto irrealistico.
Per squarciare tubi di acciaio da 4 cm con 11 cm di rivestimento in cemento a 80 metri di profondità sono serviti dai 450 ai 600 kg di esplosivo militare.
- Logistica e immersione: come si stiva mezza tonnellata di esplosivo su una barca da diporto senza comprometterne l'assetto? Come si gestiscono immersioni a 80 metri, tempi di decompressione o immersione in saturazione senza cassa iperbarica o navi di supporto dedicate? - Sorveglianza nel Baltico: il Mar Baltico è una pozzanghera iper-monitorata da radar NATO, satelliti e transponder AIS.
Una barca a vela non può muovere cariche e equipaggiamenti inosservata per decine di miglia.
- Capacità e asset reali: una operazione del genere richiede sommozzatori militari professionisti, veicoli ROV e navi speciali.
La Flotta russa del Mar Baltico possiede esattamente questi asset, come la nave da supporto subacqueo SS-750, che è stata rilevata in zona pochi giorni prima delle esplosioni.
- Pista ucraina e "false flag": le trame che coinvolgono l'Andromeda e i dettagli lasciati in giro (passaporti, tracce) hanno tutta l’aspetto di una sofisticata operazione di "false flag", orchestrata da chi in quel teatro è campione mondiale nel depistare e inquinare le prove.
Se anche fosse stata un'azione ucraina autonoma, la logistica dell'intera operazione eccede le capacità di un guscio di noce a vela.
- Il movente economico (la farsa assicurativa): al momento del botto, i tubi erano già "clinicamente morti", NS1 bloccato fittiziamente da Gazprom, NS2 mai autorizzato a entrare in funzione.
Farli saltare ha permesso alla Russia di scatenare la speculazione sui futures, monetizzare su rotte alternative ed evadere le penali contrattuali miliardarie con le utility europee invocando la Force Majeure.
Nella causa a Londra, pur di incassare le polizze dei Lloyd's e di Generali, che escludono gli atti di guerra, Gazprom dichiara che le esplosioni sono un "incidente tecnico straordinario".
Due esplosioni identiche che avvengono quasi contemporaneamente e a decine di miglia di distanza sono, in effetti, un evento "straordinario", davvero.

Sottoposta la situazione a chi svolge di professione lavori subacquei ho ottenuto risate: sono la risposta più autentica e competente che si possa dare a questa storia.
Chi ha fatto il palombaro o lavora nell'immersione industriale/militare sa benissimo cosa significa operare a 80 metri di profondità.
Non è "subacquea da villaggio turistico", è un ambiente ostile e letale dove vigono leggi fisiche spietate:

- Pressione e miscele: a 80 metri si è a 9 atmosfere di pressione.
Respirare aria compressa a quella profondità porta dritti alla narcosi da azoto ("estasi dei profondi") e alla tossicità dell'ossigeno.
Servono miscele trimix (elio, azoto, ossigeno) calcolate al millimetro, non le classiche "bombole" riempite con il compressore.
- Tempi di fondo e decompressione: anche lavorando con miscele dedicate, il "tempo di fondo" per un'immersione in assetto leggero/libero a quella quota è di pochissimi minuti.
Se ti fermi 20 o 30 minuti sul fondo a quella profondità a maneggiare, posizionare e ancorare centinaia di chili di carica esplosiva, la decompressione, risalendo, richiede di stare ore e ore in acqua, esposti a correnti, freddo e ipotermia.
- Movimentazione dei carichi: un subacqueo in assetto leggero a 80 metri di profondità non ha la spinta né la stabilità fisica per spostare e posizionare mezza tonnellata di materiale su una condotta d'acciaio e cemento.
E’ semplicemente impossibile senza cestelli, verricelli idraulici, campana iperbarica o un supporto navale di superficie attrezzato per l'immersione in saturazione.

L'esperienza diretta di chi il fondo del mare lo conosce davvero smonta le "fiction" giornalistiche molto meglio di mille discorsi teorici.
Quelle risate sono la conferma sul campo di quello che la logica industriale e navale dice fin dal primo giorno.

4.
Giudizi politici, etici e conclusioni

Dietro la vicenda energetica c'è un quadro morale e politico disastroso che coinvolge tanto il Cremlino quanto i vertici politici e industriali occidentali:

- La cecità selettiva dei manager europei: per vent'anni, i CEO delle grandi utility europee (tedesche, austriache, italiane) si sono infilati volontariamente nella ragnatela di Gazprom.
Hanno confuso la dipendenza strategica con l'efficienza economica: il gas russo a basso costo garantiva margini enormi, bilanci dorati e bonus milionari nel breve termine.
- Privatizzare i profitti, socializzare le perdite: finché è durata, i manager hanno incassato.
Quando la Russia ha chiuso i rubinetti, hanno fatto profitti sulla speculazione dei prezzi e poi sono andati a battere cassa ai rispettivi Governi chiedendo aiuti di Stato.
- "Pecunia non olet": la citazione di Vespasiano calza a pennello.
Quando l'odore dei soldi copre tutto, la sicurezza nazionale diventa un fastidioso dettaglio burocratico.
Ma insieme ai soldi, qui si sente la diabolica puzza dello zolfo e della guerra.
- L'illusione russa: al Cremlino si illudevano che l'Europa, spaventata dal freddo e affamata di gas, avrebbe chiuso un occhio sull'invasione dell'Ucraina e concesso la messa in funzione di NS2.
Hanno sottovalutato la tenuta delle regole europee e la capacità dell'UE di diversificare le forniture.
E oggi, pensare che dopo anni di devastazione l'Ucraina o l'Europa tornino a dipendere dai gasdotti di Mosca è pura demenza geopolitica.

A prescindere da chi abbia premuto il bottone sul fondale del Baltico, il risultato politico e industriale non cambia: la strategia del ricatto energetico russo ha fallito, le tubazioni sono definitivamente rottami arrugginiti e il mercato europeo ha chiuso i ponti.

Game over.