23 maggio 2026
I gasdotti Nord Stream 1 e 2
Avevo promesso alcuni ragionamenti sulle esplosioni dei due gasdotti Nord Stream 1 e 2.
Applicherò la logica della concretezza industriale a una vicenda che spesso viene trattata come un romanzo di spionaggio da spiaggia.
Intorno all'argomento è stato detto e scritto di tutto, spesso da parte di chi non ne sa molto e si limita a ripetere "veline" più o meno compiacenti, o soffre di quel pregiudizio che ho già trattato altre volte.
Chi non ha familiarità con la logica degli impianti, con la rigidità della logistica navale e con le dinamiche contrattuali dei mercati energetici, come le clausole di "Take-or-Pay" e la "Force Majeure", tende a bersi qualunque narrazione le agenzie di stampa o i soliti presunti esperti e analisti confezionino.
Cominciamo puntualizzando che i gasdotti Nord Stream sono due: NS1 era in esercizio, con una ulteriore capacità di transito di circa il 30%; NS2 era stato terminato da poco, piuttosto in fretta e furia: mancava di collaudo e, di conseguenza, della prevista e necessaria polizza assicurativa.
Una volta collaudato e assicurato avrebbe solamente potuto trasportare il gas in quanto, secondo le norme europee, la distribuzione si prevede obbligatoriamente venga eseguita da un'organizzazione di diritto comunitario europeo.
Il solito sapientino aggiungerebbe che per ovviare sarebbe bastato creare una nuova ditta tedesca che avesse Gazprom o Nord Stream 2 come socio.
È vero, ma questa ditta non c'era e non c'è, pur essendo necessaria.
Allo scoppio della guerra in Ucraina NS2 è finito sotto sanzioni che, in aggiunta alle descritte mancanze, ne avrebbero comunque impedito la messa in esercizio: sarebbero bastate quelle a bloccarlo.
L'esplosione di Nord Stream 2 non avrebbe comunque cambiato i termini della questione.
Il primo dato da precisare è che quel 30% residuo della capacità di trasporto di NS1 avrebbe tranquillamente potuto permettere l'incremento di portata eventualmente necessario.
La costruzione di NS2 non era necessaria, tanto più che i consumi di gas russo in Europa erano (e sono) in calo ormai da tempo, in ragione delle nuove tecnologie e della disponibilità di altre fonti di approvvigionamento ed energetiche.
Era noto che si sarebbe creata questa situazione, quindi il Land tedesco Meclemburg-Vorpommern, politicamente nostalgico della ex DDR e storicamente legato a forti sentimenti filorussi, per aggirare le sanzioni USA e completare il tubo, ha creato una fittizia "Fondazione per il clima" finanziata da Gazprom con milioni di euro.
L'amministrazione politica locale ha un chiaro interesse politico a sovraesporre la pista ucraina per ripulire la propria reputazione di collusione.
Le indagini sul Nord Stream in Germania e i relativi mandati di arresto europei sono gestiti direttamente dalla Procura Federale Generale tedesca (Generalbundesanwalt), che ha sede a Karlsruhe.
Si tratta del massimo organo giudiziario della Repubblica Federale Tedesca, che si è mossa nell'ipotesi di reati contro la sicurezza dello Stato, come il sabotaggio.
I mandati di cattura internazionali si basano su elementi forensi rinvenuti a bordo della barca da diporto a vela Andromeda, tra cui tracce di esplosivo compatibile con quello usato sul fondale, passaporti falsi tracciati, impronte digitali e DNA che collegano l'equipaggio a figure militari ucraine.
L'unico cittadino ucraino colpito da mandato di arresto tedesco di cui si sia avuta notizia pubblica per la vicenda Andromeda è un istruttore di sub, noto come Volodymyr Z., che si trovava in Polonia.
Tra l'altro, la Polonia non lo ha estradato: l'uomo è riuscito a rientrare in Ucraina prima che i polacchi eseguissero il mandato tedesco, creando forti tensioni diplomatiche tra Berlino e Varsavia.
Preciso tuttavia che si tratta di indagini e ipotesi che devono ancora superare un processo e un giudizio di merito.
Veniamo al "sabotaggio".
La pista della barca a vela Andromeda è estremamente poco plausibile.
È accertato che sono stati usati dai 450 ai 600 chili di esplosivo militare ad alto potenziale per squarciare tubi di acciaio spessi 4 cm rivestiti da 11 cm di cemento, a 80 metri di profondità.
Come potevano essere stivati mezza tonnellata di esplosivo e attrezzature avanzate su una barca a vela da diporto senza comprometterne l'assetto e senza farsi notare durante il carico in banchina?
Calare mezza tonnellata di esplosivo militare a circa 80 metri di profondità in mare aperto, gestire i tempi di decompressione o l'immersione in saturazione, e posizionare i carichi senza l'ausilio di una camera iperbarica o di strutture di supporto importanti è un'impresa tecnicamente ai limiti del possibile per un piccolo equipaggio a bordo di un'imbarcazione di dimensioni ridotte come l'Andromeda.
C'è poi la questione della navigazione nella "pozzanghera": il Mar Baltico è uno dei tratti di mare più sorvegliati e monitorati al Mondo.
Vi sono radar NATO, sorveglianza costiera, transponder AIS e satelliti.
Come ha potuto una barca a vela spostarsi per decine di miglia marittime per "applicare le cariche" ai due gasdotti passando del tutto inosservata?
Piazzare cariche di quelle dimensioni a quelle profondità richiede sommozzatori militari professionisti, immersioni di saturazione o veicoli ROV/mini-sommergibili e attrezzature complesse per la decompressione.
Solo la Flotta russa del Mar Baltico ha gli asset umani e tecnici per eseguire questa operazione, come la nave speciale SS-750, che era stata avvistata in zona giorni prima.
Nessuno ha visto l'Andromeda, ma è stata rilevata la SS-750.
Per completezza di ragionamento, vi sono esperti di intelligence che ipotizzano scenari diversi:
- Quella dell'Andromeda potrebbe essere stata una reale operazione di sabotaggio ucraina, eseguita da un gruppo di sommozzatori professionisti, forse legati ai servizi militari, con o senza l'autorizzazione di Zelensky;
- Oppure potrebbe essere stata una sofisticata operazione di "false flag" (sotto falsa bandiera) nella quale qualcuno ha deliberatamente lasciato una scia di indizi macroscopici per incolpare l'Ucraina.
Chi, in quel teatro, campione mondiale di "false flag", è noto per la maestria nell'inquinare le prove e depistare?
La farsa assicurativa: per non pagare, nella causa legale a Londra tra Gazprom e gli assicuratori, i Lloyd's e l'italiana Generali, i sottoscrittori sostengono che il danno sia stato causato da un Governo o da un atto di guerra.
Per avere il risarcimento miliardario, Gazprom ha dichiarato ufficialmente che le due esplosioni quasi contemporanee a distanza di decine di miglia sono un "incidente tecnico straordinario".
Questo perché le polizze escludono i risarcimenti per atti di guerra o sabotaggi statali.
È davvero misterioso come due tubazioni subacquee possano subire esplosioni dalle caratteristiche identiche a poco tempo di distanza, pur essendo lontane decine di miglia nautiche: straordinario, appunto.
Tutta la storia del Nord Stream è un caso da manuale di criminalità finanziaria, manipolazione e insider trading applicato ai mercati energetici.
Nella primavera e nell'estate del 2021, Gazprom ha suggerito alle sue aziende clienti e partner europee di "tenersi corte" con gli stoccaggi estivi, il che avrebbe permesso migliori dividendi grazie alle minori spese di gestione.
L'obiettivo reale di Gazprom era fare in modo che in autunno i serbatoi europei fossero vuoti.
Questo avrebbe tolto margine di manovra all'Europa prima dell'invasione dell'Ucraina, creando una scarsità artificiale di gas che avrebbe fatto impennare i prezzi.
Cosa che è puntualmente avvenuta.
Poi sono iniziati i presunti "problemi tecnici" alle stazioni di pompaggio, con la farsa della turbina Siemens "trattenuta" in Canada.
Dal punto di vista della meccanica industriale, erano scuse ridicole.
In tutti i sistemi di pompaggio critici esistono sistemi di bypass che permettono di eseguire manutenzioni senza fermare il flusso.
La stazione di compressione di Portovaya è dedicata proprio al pompaggio del gas dentro il gasdotto NS1.
All'interno di quella stazione esistono ben 8 turbine di derivazione aeronautica Siemens SGT-A65.
Queste turbine enormi devono spingere il gas a pressioni pazzesche, anche a 200 bar, per fargli coprire 1200 km di tubazione senza la necessità di ulteriori stazioni di pompaggio intermedie.
Tali turbine non si possono sostituire in poco tempo con un modello diverso, pur se di caratteristiche simili: i basamenti, le connessioni fluidodinamiche e i sistemi di controllo di una macchina di quella taglia sono talmente customizzati che un cambio di marca richiede un re-engineering strutturale e mesi, se non anni, di fermo impianto.
Qui entrano in gioco i sistemi di bypass e la ridondanza: avere una batteria di 8 turbine, con i relativi sistemi di deviazione, permette il servizio della linea senza interruzioni.
Per far funzionare il tubo non erano necessarie tutte e 8 le turbine, ne bastavano meno.
Per giustificare i loro piani e soffiare fumo negli occhi dei loro clienti migliori, i russi hanno spento il flusso usando la scusa della singola turbina bloccata in Canada.
È stata una pura e determinata scelta politica, che non era affatto imposta dall'impossibilità tecnica di far girare l'impianto con le altre turbine già presenti in loco e con i sistemi di bypass.
Al momento delle esplosioni, avvenute nel settembre 2022, entrambi i gasdotti Nord Stream, insomma, erano già "morti".
Infatti, il Nord Stream 1 era già stato spento fittiziamente da Gazprom (vedi sopra), e il Nord Stream 2 non era collaudato e non era assicurato.
Facendoli saltare, la Russia ha scatenato la speculazione sui "futures" del gas e fatto schizzare i prezzi alle stelle, monetizzando su altre rotte e liberandosi dalle penali miliardarie per inadempienza contrattuale verso l'Europa mediante l'invocazione della "force majeure".
Nello stesso periodo, la propaganda russa (RT e Sputnik) martellava l'opinione pubblica occidentale con narrazioni fittizie e ridicole: "In Europa muoiono di freddo, mangiano topi e bruciano i mobili per scaldarsi".
Per non mostrare il dolo politico del Cremlino, gli "esperti" che hanno finora trattato questo evento ignorano volutamente l'ABC della progettazione meccanica e della logistica d'impianto, preferendo spacciare per buona la fiction della barchetta a vela.
Perfino i vertici di alcuni distributori di gas occidentali si sono prestati a questa farsa: così facendo hanno ottenuto maggiori dividendi nell'immediato e portato a bilancio minori costi per l'acquisto di gas nel periodo di massima speculazione.
Dopo tutto questo tempo, l'acqua marina entrata in entrambi i tubi li ha irrimediabilmente compromessi: l'acqua salata penetrata nei condotti alla pressione degli 80 metri di profondità distrugge i rivestimenti interni e l'acciaio in tempi rapidissimi.
Parlare oggi di "riparare e fare ripartire" i gasdotti Nord Stream è un'assurdità tecnica, economica e industriale.
Qualunque ipotesi contraria definisce come un idiota certificato chi propone tale soluzione.
A prescindere dalle questioni tecniche, nel frattempo Nord Stream 2 ha dichiarato fallimento e nessuno può "occuparsi" di quella tubazione e degli impianti connessi se non dopo che le procedure giudiziarie della liquidazione della socità fallita saranno completate.
Game over.
Troppo spesso, e questo è uno dei casi, i CEO moderni si mostrano interessati solo al guadagno personale.
I reciproci collegamenti societari intrecciano questi signori a Gazprom e, in definitiva, al Cremlino.
Non si tratta di cretini, ma di persone perfettamente consapevoli del valore strategico della materia di cui si occupano; valore che hanno accantonato a vantaggio dell'interesse personale e aziendale a breve termine.
Alla fine, come disse Vespasiano: "Pecunia non olet".
Questa citazione calza a pennello e centra il cuore del problema: quando l'odore del denaro copre tutto il resto, la lungimiranza strategica e la sicurezza nazionale diventano fastidiosi dettagli burocratici.
L'intreccio societario con Gazprom e il Cremlino non è stato un incidente di percorso, ma è una ragnatela studiata a tavolino per vent'anni, in cui le grandi utility europee, soprattutto tedesche, austriache e italiane, si sono infilate volontariamente.
In questo senso i manager europei, che capiscono benissimo le regole del mercato, hanno dimostrato una cecità selettiva dettata dall'avidità.
Hanno confuso la dipendenza strategica con l'efficienza economica: il gas russo costava poco, garantiva margini enormi, permetteva di presentare bilanci fantastici e di incassare bonus milionari.
Il resto del prezzo reale veniva pagato in termini di influenza maligna russa sulla nostra sicurezza energetica e, in definitiva, sulla difesa reale, che era e rimane il vero obiettivo della Federazione Russa.
C'è una famosa frase attribuita a Lenin che dice: "I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo".
Finché la Russia non ha chiuso i rubinetti e fatto saltare i tubi, quegli stessi CEO hanno prima lucrato sulla speculazione dei prezzi, facendo pagare il conto a famiglie e imprese, e poi hanno chiesto gli aiuti di Stato ai rispettivi governi per salvare le loro aziende, ritenute "troppo grandi per fallire".
Hanno applicato la massima del capitalismo più becero: privatizzare i profitti e socializzare le perdite.
"Pecunia non olet", appunto, anche se si sente la diabolica puzza dello zolfo e quella della guerra.
Questo è lo stato dell'arte.
Rimangono sul campo domande e dubbi, soprattutto ne ha chi ancora non ha capito, o non vuole capire, che quando si tratta di macchinare e corrompere, la Russia non è seconda a nessuno e che, logico o illogico, quando si tratta di portare avanti quanto ha deciso di fare, anche in questo caso la Russia non è seconda a nessuno.
E' possibile che le sanzioni siano state le principali responsabili dell'aumento dei prezzi all'ingrosso del gas naturale e, di conseguenza, dell'inflazione?
La risposta è un netto no, perché, all'epoca, l'UE non aveva ancora imposto alcuna sanzione sulle importazioni di gas naturale dalla Russia.
I prezzi all'ingrosso del gas naturale nell'area dell'euro erano già saliti alle stelle nel 2021, proprio a causa delle macchinazioni che ho descritto.
Tutto questo accedeva prima dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.
Le sanzioni europee al gas russo sono state attivate dopo il 24 febbraio 2022.
L'obiettivo di queste macchinazioni russe era esercitare una pressione politica sulle autorità tedesche e della UE, che al Cremlino ritenevano responsabili per ottenere una "agevolata" messa in servizio del gasdotto Nord Stream 2.
Purtroppo per il Cremlino, la UE rispetta le regole che si dà e, se un gasdotto non ha titolo per essere messo in funzione, ebbene, esso non viene messo in funzione.
E' molto semplice.
Nel settembre 2021, cinque mesi prima dell'invasione russa dell'Ucraina, l'AIE ha sottolineato che la Russia stava impedendo a una quantità significativa di gas di raggiungere l'Europa.
L'Agenzia ha lanciato ulteriormente l'allarme a gennaio 2022, con il Direttore Esecutivo Fatih Birol che ha sottolineato come le ingenti e ingiustificate riduzioni delle forniture russe all'Europa stessero creando una "tensione artificiale" nei mercati e facendo salire i prezzi esattamente nello stesso momento in cui aumentavano le tensioni sull'Ucraina.
Nè ha alcuna validità sostenere che la mancanza di gas in Europa fosse a causa dell'Ucraina: infatti le forniture di gas naturale russo attraverso la rete di gasdotti in territorio ucraino è proseguita fino al 31 dicembre 2025, scadenza degli accordi di transito quinquennali firmati nel 2020.
L'Ucraina ha avuto la correttezza commerciale che non ha avuto la Russia.
Dopo che i gasdotti NS1 e NS2 sono diventati inservibili, la Russia vorrebbe che l'Ucraina percepisca la propria dipendenza economica e riprenda il transito di gas russo attraverso il suo territorio.
Dopo oltre 4 anni di guerra, solo un russo può pensare che una cosa del genere possa essere possibile.
Dato che i prezzi del gas naturale erano già molto elevati e i livelli delle scorte erano molto bassi, al Cremlino pensavano che le autorità europee avrebbero reagito all'invasione dell'Ucraina in modo blando.
Ma l'Europa aveva già cominciato a sostituire il gas russo con quello di altre origini e al momento sono in esecuzione contratti di fornitura russa non ancora scaduti: finiti questi, come peraltro da deciso la EU, gli stati europei non compreranno più gas russo.
Valutata la inaffidabilità della Russia come fornitore e partner strategico, l'Europa ha deciso di non servirsi più del gas naturale russo.
Fra l'altro, da allora, il prezzo del gas sul mercato internazionale è più conveniente.
Al Cremlino ritenevano che la necessità europea di reperire gas naturale avrebbe suggerito all'Europa di "chiudere un occhio".
Così non è stato.
A questo punto, che i gasdotti Nord Stream siano efficienti, siano disponibili, possano essere riattivati, è del tutto indifferente.
Essi sono MORTI.