4 ottobre 2026

Ancora sulle minacce nucleari russe

Sulla retorica nucleare russa, in relazione alla sua valutazione di un possibile "ritiro degli Stati Uniti dalla difesa dell'Europa", che la Russia auspica, si aspetta e agevola, vorrei affrontare l'argomento da una prospettiva leggermente diversa.

Diversa da quella degli illustri pensionati di alto grado e rango, e loro sodali, che farebbero meglio ad andare a pescare invece di ammorbare il web della retorica russa di cui sono impregnati.
È vero che la Russia detiene un vantaggio numerico in termini di testate nucleari rispetto a Francia e Gran Bretagna — escludo in questo momento gli USA per "agevolare" i suddetti pensionati, in ragione della presente inaffidabilità americana — e cerca sempre più di sfruttare questa superiorità come strumento politico.

In questo momento è particolarmente significativo che le minacce nucleari russe vengano collegate non solo a una generica "minaccia alla Russia", ma a scenari specifici che coinvolgono Kaliningrad, l'enclave russa che, nel caso, sarebbe prontamente "liberata" dal dominio russo.
Per l'Occidente è fondamentale evitare di cadere nella trappola della "aritmetica della paura" russa: come dovrebbero insegnare nelle accademie — i "nostri" se lo devono essere dimenticato, se mai lo hanno appreso —, la deterrenza nucleare non si è MAI basata sulla formula secondo cui "vince chi possiede più testate".
Infatti, per un aggressore è sufficiente comprendere che un attacco di rappresaglia, anche successivo a un'offensiva iniziale, gli infliggerebbe danni inaccettabili.
È proprio per questo che centinaia di testate fungono da deterrente contro migliaia di testate.

Lo stesso vale per la guerra in senso più ampio: come lo svolgimento della presente guerra in Ucraina dimostra, la superiorità in termini di missili, velivoli, truppe o munizioni crea opportunità, ma non garantisce l'esito del conflitto.
L'aritmetica della guerra implica equazioni ben più complesse: la volontà di resistere, le alleanze, la tecnologia, la logistica, l'intelligence, la capacità di adattamento, l'addestramento, l'efficacia della linea di comando e il prezzo che una società è disposta a pagar per la libertà.

Ecco quindi che il ricatto nucleare russo non deve trasformarsi in un pretesto per l'inazione.
L'obiettivo russo è convincere la potenziale vittima che la resistenza è vana, ancor prima che lo scontro abbia inizio.
Assodato che la Russia possiede più testate nucleari, sarebbe quantomeno da inserire nell'equazione l'eventuale funzionalità delle stesse.
Infatti, la presente guerra ha già ampiamente dimostrato come altri sistemi d'arma russi non siano affatto così letali e imbattibili, ma si siano dimostrati spesso in difficoltà di fronte a quegli armamenti occidentali obsoleti e radiati per vetustà che sono stati forniti all'Ucraina.
Rimane quindi valido l'assioma che un arsenale più vasto non garantisce la vittoria.

Il momento più pericoloso si verifica quando un aggressore inizia a credere che la sola superiorità numerica, sempre se essa esiste, sia sufficiente a indurre l'avversario a rinunciare alla resistenza.
Come sostengo da tempo, l'Occidente non è lo psicanalista della Russia, ma un paziente vicino di casa — molto paziente — che dovrebbe ricordarsi che, come dimostra la Medicina Veterinaria, il cane rabbioso va abbattuto.