20 giugno 2026

L'Artiglieria pesante italiana era basata sull'obice semovente M109L.

Durante e dopo "la lotta al terrorismo", uno dei tanti geni che abbondano negli Stati Maggiori italiani ha deciso che l'artiglieria terrestre sarebbe stata sostituita da stormi di cacciabombardieri che lanciano missili "di precisione".
In teoria, perché i caccia costano tanto e non ce ne sono così tanti e quelli che ci sono o fanno una cosa o fanno l'altra.
E i missili costano non molto: costano di più.
Di missili non possiamo permettercene molti e comunque anche di questi non se ne producono molti, perché la precisione ha i suoi tempi e i suoi costi.
Nel frattempo, da bravi, abbiamo anemizzato l'artiglieria terrestre, che ora non c'è più, mentre l'evoluzione della realtà operativa vorrebbe che invece ci fosse: dovremmo averne tanta, forte e economica.
Essa dovrebbe e potrebbe sparare proietti "stupidi" che costano frazioni dei missili che comunque non abbiamo e grazie alle oculate decisioni e ai colpi di genio che ho descritto, eufemismo, non vengono più prodotti nelle quantità che sarebbero necessarie.

Si tratta della più grande "allucinazione dottrinale" degli ultimi trenta anni di difesa occidentale, di cui l'Italia è stata una delle vittime più entusiaste e sprovvedute.

La liquidazione degli obici semoventi M109L e il drastico ridimensionamento dei Reggimenti d'Artiglieria pesante sono il risultato di una totale cecità strategica: si è barattata una capacità di fuoco massiccia, resiliente ed economica con il mito della "guerra asimmetrica, tecnologica e chirurgica", convinti che i conflitti del futuro sarebbero stati solo operazioni di polizia internazionale contro insorti in ciabatte che non hanno contraerea.

Il ragionamento smonta questo castello di carte punto per punto, mettendo a nudo tre cortocircuiti logici devastanti:

1) Il mito della "Precisione" contro la realtà della "Massa": durante la "War on Terror", i pianificatori si sono innamorati dell'idea che per risolvere il problema bastasse un caccia di quinta generazione, come l'F-35, per sganciare una bomba a guida laser JDAM o un missile di precisione.
Nell'analisi del NON FARE, cioè del "non mantenere" l'artiglieria tradizionale, SE è stata eseguita, sono state completamente ignorate:

- L'aritmetica dei costi: un singolo missile o una bomba guidata avanzata costano da centinaia di migliaia a milioni di euro.
Un proietto d'artiglieria "stupido" da 155mm costa una frazione infinitesimale di quello.
- La saturazione: in un conflitto ad alta intensità contro un avversario paritetico, serve la massa.
Non puoi fare la saturazione d'area con i cacciabombardieri: finisci i missili e i soldi prima di accorgertene.

2) La strozzatura della catena produttiva (i tempi della precisione).
I missili e le bombe intelligenti non si producono come le automobili: richiedono microchip avanzati, catene di montaggio dedicate e tempi di consegna lunghissimi.
L'illusione di poter "comprare i missili all'occorrenza" è crollata di fronte alla realtà: le fabbriche occidentali oggi impiegano mesi, se non anni, per rimpiazzare le scorte consumate in poche settimane di guerra vera.
Al contrario, l'artiglieria pesante tradizionale si basa su una capacità industriale più rustica, scalabile e sostenibile nel lungo periodo.

3) La vulnerabilità del caccia: se fa una cosa, non fa l'altra.
Un cacciabombardiere è una risorsa pregiata, scarsa e flessibile, ma non ha il dono dell'ubiquità.
Se un aereo è impegnato a fare difesa aerea per proteggere le città o le basi dall'aviazione nemica, non può fare appoggio tattico ravvicinato alla fanteria.
L'artiglieria terrestre, invece, è lì, h24, con qualsiasi condizione meteo, "sempre e ovunque" è il loro motto, anche quando i caccia non possono volare o mirare.
L'artiglieria sarebbe inoltre pronta a sparare senza dover chiedere il permesso a una complessa catena di comando.

I fatti storici recenti stanno dimostrando che la guerra simmetrica tra stati è tutt'altro che superata e che i consumi di munizionamento pesante sono ritornati ai livelli della Seconda Guerra Mondiale.
Tutti i nodi delle decisioni prese dai "geni" stanno venendo al pettine contemporaneamente:

- Abbiamo anemizzato l'artiglieria terrestre,
- abbiamo svenduto o rottamato gli M109L,
- abbiamo ridotto i depositi di munizioni al minimo sindacale,
- scopriamo di essere privi della massa critica per difenderci e senza i soldi o il tempo per fabbricare i missili sofisticati che dovevano sostituirla.

Si dimostra che chi ha preso quelle decisioni ha guardato solo al temporaneo vantaggio immediato, al risparmio sulla manutenzione dei cingolati e fare bella figura con la retorica della "difesa hi-tech e proiettabile".
Si è ignorato completamente lo "Scenario Zero": la pianificazione non può essere basata solo sullo scenario migliore o su quello più probabile, la guerra asimmetrica contro "insorti in ciabatte", ma deve prevedere cosa succede se tutto va storto e finiscono i soldi, i chip e i missili.
Cosa succede se il Mondo non va come abbiamo previsto e ci troviamo a corto di munizioni intelligenti?
La risposta è che la fanteria si ritrova scoperta.
E' un capolavoro di leale collaborazione all'incompetenza.
Uno dei tanti.

I famosi "geni" di PowerPoint credevano non esistesse la logica del terreno.
Cancello in un attimo le fantasie dei burocrati in grigioverde: Dmytro è un ufficiale della artiglieria ucraina, combattente volontario nella Guardia Nazionale ucraina.
Ha cominciato nel 2022 in una linea pezzi di 2S3 Akatsiya (calibro 152 mm), 2S3 è il clone sovietico nell'occidental M109, e dopo avere "consumato" 3 di quelle macchine in 2 anni, è passato a una sezione dotata proprio di quegli M109L (155 mm) che ha fornito l'Italia.
Dopo un po' che, soddisfatto, lo ha impiegato con profitto, mi ha chiesto se, per caso, ne abbiamo altri che possiamo mandare, perchè... accade che lo M109L che l'Italia ha radiato 20 anni fa dimostra sul campo di battaglia reale di essere un armamento semplice, robusto e efficace.
Ovviamente non so se ne abbiamo e se potremmo inviarne ancora.
Altrettanto ovviamente, la sua era una domanda interlocutoria, che serviva a rafforzare un concetto.
L'Italia ha radiato lo M109.
In cambio di cosa lo vedremo fra poco.

In un combattimento reale serve un mezzo cingolato, rustico, che spari ferro e che non si pianti al primo accenno di fango o polvere.
Radiato l'M109L, per anni l'Italia ha "chiuso" unità di artiglieria: scelta corretta, avendogli tolto i sistemi d'arma.
Dopo alcuni anni è stata comperata una certa quantità di obici semoventi PzH 2000, Panzerhaubitze 2000, tedeschi.
Costosissimi.
Per fargli sparare 2 colpi l'anno sono davvero troppi soldi.

Quello della sostituzione degli M109L radiati con i PzH 2000 è un caso di scuola che merita di essere sviscerato, perché fotografa perfettamente l'errore sistemico della nostra Difesa.

Il PzH 2000 è un gioiello dell'ingegneria tedesca.
Sulla carta fa spavento: caricamento completamente automatico, cadenza di tiro impressionante, computer di bordo che calcola i dati di tiro in un millisecondo.
È il classico mezzo che fa fare un figurone ai generali durante le esercitazioni nei poligoni puliti dell'Europa occidentale.
Accade, però, che sul terreno ucraino, il PzH 2000 si è rivelato, "permaloso":

- Elettronica ipersensibile: se uno dei sensori di bordo rileva un granello di polvere o un'umidità anomala nel meccanismo di caricamento, il sistema va in blocco di sicurezza per evitare danni.
In un poligono tedesco chiami l'assistenza; nella terra di nessuno in Ucraina, sotto il fuoco di controbatteria e droni russi, un mezzo bloccato è una bara di metallo.
- Logistica insostenibile: il PzH 2000 richiede una manutenzione maniacale e pezzi di ricambio complessi che non puoi fabbricare in un'officina campale dietro la linea del fronte.
Molti di questi mezzi sono dovuti tornare in Lituania o in Polonia solo per essere riparati.
Dopo averne ricevuti per motivi "promozionali" una ventina gratuitamente, gli ucraini li hanno restituiti: in situazioni di combattimento reale un obice deve sparare, non andare in blocco perché la cadenza di fuoco necessaria supera quella che gli va a genio, o perché questo o quel sensore mal digerisce umidità e vibrazioni.
La sovra-ingegnerizzazione diventa un punto di vulnerabilità fatale quando manca l'ambiente protetto del laboratorio o del poligono.
La "permalosità" del mezzo tedesco contro la "rusticità ignorante" di quello americano/italiano descrive perfettamente il concetto di resilienza.

Lo M109L, pur con tutti i suoi anni, ha la filosofia del vecchio trattore o del 2S3 Akatsiya: se qualcosa si blocca, usi la forza, usi la chiave inglese, pulisci il pezzo con lo straccio e torni a sparare.
È analogico dove serve, digerisce i proietti senza fare troppi capricci elettronici e non ha paura del fango pesante.
Ed è persino preciso.
Negli USA ne è stata riattivata la linea di produzione, per ottenere una nuova versione.
Noi, intelligenti, per evitarci di dovere decidere se aggiornare i nostri, li abbiamo radiati.
E' geniale.

Il paradosso italiano: radiati e poi cercati.

L'Italia ha radiato la flotta di M109L nei primi anni 2000.
Li abbiamo messi a marcire nei depositi all'aperto di Lenta (Vercelli), un immenso cimitero di veicoli militari, convinti che non sarebbero mai più serviti a nulla.
Poi la storia ha bussato alla porta, dicendo di avere cambiato idea.
L'Italia ne ha effettivamente tirati fuori diverse decine da quei depositi, li ha revisionati, alcuni grazie a fondi americani o a ditte private, e li ha inviati in Ucraina.
Il mio amico ne ha comandato una Sezione, composta proprio da quei mezzi risorti dal cimitero della nostra burocrazia.

Dmytro che chiede: "ne avete ancora da mandare?" è la dimostrazione che lo "scenario zero" si è avverato.
L'Italia si è privata di una massa critica di artiglieria robusta per comprare pochissimi PzH 2000, circa 70 esemplari in tutto, di cui una parte è stata pure ceduta, scoprendo che in una vera guerra d'attrito la qualità tecnologica esasperata non compensa MAI la mancanza di quantità e di rusticità.

L'esperienza di Dmytro è la condanna definitiva di vent'anni di decisioni prese da gente che non ha mai visto una trincea, ma che era bravissima a fare i calcoli sui fogli Excel e a scrivere fiction dottrinale sulla Rivista Militare.

L'Italia si è liberata in un colpo solo di una massa di fuoco enorme che giaceva dimenticata nei depositi di Lenta, scoprendo solo tardivamente che quel "ferrovecchio" analogico era esattamente ciò che serviva su un fronte ad alta intensità.

Per l'amor di Dio, va benissimo avere ceduto tanti M109L agli Ucraini, per ragioni etiche e politiche e perchè, se devono restare a arrugginire a Lenta, tanto vale darli a chi ne fa buon uso.

Quella commessa passata per lo stabilimento belga della OIP Land Systems, la ditta belga che ha revisionato alcuni dei "nostri" M109L, è la prova di come funziona la logistica reale in guerra: si prende quello che c'è, lo si rimette in sesto alla vecchia maniera e lo si manda a sparare.
Quegli obici non erano "rotti": necessitavano della normale revisione di guarnizioni, impianti oleodinamici e motorizzazioni dopo decenni di abbandono all'aperto.
Una volta sistemati, stanno facendo il loro porco lavoro, come testimonia il mio amico dal campo.

La vicenda dell'M109L in Ucraina porta a galla la lezione definitiva sul fallimento della pianificazione della nostra Difesa:

- la miopia del disarmo industriale: l'Italia ha regalato o svenduto quel patrimonio di artiglieria senza tenersi una riserva strategica.
Se domani mattina l'Esercito Italiano avesse bisogno di mobilitare una forza d'artiglieria di massa, non avrebbe i mezzi nei depositi, né la capacità industriale per produrli rapidamente.
- l'Italia non avrebbe a disposizione gli equipaggi per operare qualsiasi tipo di pezzo d'artiglieria fosse disponibile.
- il trionfo della rusticità: al fronte non servono i condizionatori d'aria o software ipersensibili che vanno in blocco se la temperatura sale.
Ieri serve un pezzo di metallo pesante che spinga un proietto a 20 o 30 chilometri di distanza, ripetutamente, nel fango, pulito con il gasolio quando manca l'olio specifico.
Ieri.
Ops! Dalla regia mi dicono che non abbiamo più i poligoni per sparare con l'artiglieria e che per farlo dobbiamo andare "armi e bagagli" nei paesi baltici.
No comment.

Il fatto che gli ucraini abbiano preferito l'M109L al tanto blasonato PzH 2000 tedesco è lo schiaffo morale più grande a trent'anni di dottrine fuffa.
Ha dimostrato che i "geni" dei ministeri avevano progettato armi per le sfilate o per guerre simulate nei computer, dimenticandosi completamente come si combatte una guerra vera, se mai hanno saputo come se ne combatte una.
Perché al massimo costoro hanno avuto a che fare con "terroristi" con le ciabatte.

Quella degli artiglieri ucraini è diventata una vera e propria leggenda logistica e operativa: hanno trasformato la necessità assoluta nell'arte suprema del pragmatismo militare.

Infatti, secondo qualsiasi manuale della NATO o delle dottrine occidentali, gestire contemporaneamente una linea logistica composta da pezzi sovietici (da 122 mm e 152 mm) e pezzi occidentali (da 105 mm e 155 mm di cinque o sei provenienze diverse, ognuno con pezzi di ricambio dedicati) sarebbe considerato un incubo impossibile, un motivo sufficiente per dichiarare un reparto "non operativo".
Sapete che c'è?
Gli ucraini lo stanno facendo e se ci riescono loro, perché non dovremmo riuscirci noi?
Pregmatismo, si chiama: ciò che deve essere fatto, si fa.

Al fronte, invece, gli ucraini hanno dimostrato che quando la posta in gioco è la sopravvivenza, le procedure da manuale saltano e subentra la pratica inventiva.
Loro spremono quei mezzi ben oltre i limiti per cui sono state scritte le librette.
Lo M109L è ignorante: non sa leggere.
Ma spara, spara, spara.

Che strana situazione:

- saturazione reale vs. esercitazione: nei poligoni occidentali, un M109 spara pochi colpi all'anno in contesti controllati.
In Ucraina, quei tubi sparano centinaia di proietti al giorno, surriscaldandosi, accumulando residui, lavorando in condizioni di fango e vibrazioni costanti.
È lì che vedi se un mezzo ha "l'anima" rustica o se è un computer con le ruote.
- l'ingegno campale: gli ucraini hanno sviluppato una capacità di "cannibalizzazione", e riparazione immediata che in Occidente abbiamo dimenticato da decenni.
Se manca il pezzo di ricambio originale, lo si stampa in 3D, o lo si crea in un'officina nel bosco o si adatta il pezzo di un vecchio camion.
- La fusione dei sistemi: hanno preso la vecchia e robusta meccanica dello M109L e l'hanno accoppiata a sistemi di puntamento digitali fatti in casa, come il software "Kropyva", che gira su normalissimi tablet commerciali Android, e con i dati dei droni commerciali.
Hanno creato l'unione perfetta: la rusticità del ferro pesante degli anni '80 guidata dagli occhi dei droni del 2026.
Questo approccio fa andare ai matti i nostri burocrati, che non possono concepire qualsiasi cosa non sia formalizzata in un regolamento o una libretta.

Ecco perché Dmytro e quelli come lui apprezzano lo M109L.
Agli ucraini non servono i manuali di 600 pagine su come calibrare un sensore elettronico tedesco o svedese che va in blocco per l'umidità.
Serve un mezzo che non faccia domande, che accetti il proietto in culatta e che spari quando schiacci il pedale o tiri la corda.

Chi ha gli strumenti di valutazione reali sul campo, e non le slide nei ministeri, capisce che l'arma migliore non è quella tecnologicamente perfetta in laboratorio, ma quella che continua a funzionare nel peggiore dei giorni possibili.
E gli ucraini, su questo, stanno dando lezioni di dottrina militare a tutto il mondo.
Gli ucraini, quelli che si sarebbero dovuti arrendere nel giro di pochi giorni...