3 giugno 2026

Libretti e fogli di marcia.

Mentre io ero in servizio, per un periodo consistente sono stato nominato "Ufficiale addetto agli automezzi".
Avevo anche un timbro...
Oltre alle incombenze di gestire il parco veicoli e mezzi, avevo quella di sovrintendere all'impiego del relativo personale.
Ciò rispondeva alla particolare impostazione del reparto.
Ma eravamo sempre soggetti a quelle procedure burocratiche che abbiamo trovato esistenti e che non potevamo evitare di seguire.
Esistevano due libretti di bordo per ogni mezzo dotato di motore, anche per i motori fuoribordo e il motore VW della teleferica.
Ogni mezzo si poteva muovere solo se era stato emesso un foglio di marcia, che veniva "chiuso" dal pieno di carburante al termine dell'esigenza.
Ovviamente, al deposito carburante esisteva un registro cartaceo dei fogli di marcia e dei rifornimenti o rabbocchi eseguiti.
Gli intervalli chilometrici e calendariali del cambio olio e filtri erano fissati a scadenze assurdamente brevi rispetto alle versioni "civili" degli stessi mezzi.
Il controllo di affidabilità, assimilabile alla revisione obbligatoria borghese, era a sua volta imposto a intervalli assurdamente brevi.
Il tutto era piuttosto laborioso, eravamo costretti a un continuo dribblare un fermo tecnico o l'altro, causato dall'una o dall'altra evenienza, ma non potevamo farci nulla.
Eravamo un reparto particolarmente efficiente e pregavamo di non avere un guasto, perché l'ordinaria amministrazione dei mezzi ci era già sufficientemente d'intralcio.
Sono passati tanti anni, per me oltre 35.
Dalle informazioni che ho, è ancora così.
Una azienda di trasporti che operasse in questo modo fallirebbe in una settimana.

Sembra uno scherzo, ma è tutto vero.
Ma, attenzione, tutto questo è specifico per le Forze Armate.
Se nella Pubblica Amministrazione italiana esistono procedure "bizantine", allora nelle Forze Armate le procedure sono bizantine elevate alla terza potenza.
È un vero e proprio monumento all'inefficienza programmata e all'avversione al rischio.

Non sono in grado di dire se mai qualcuno abbia ipotizzato una procedura diversa e a quanto denaro potrebbe essere risparmiato.
Nessuno si azzardi a fiatare! Siamo seri: il VM90 ha lo stesso motore del Fiat Daily.
Per "impegni gravosi", tipo l'uso in cava, cantiere o simili, il Fiat Daily esegue il cambio olio ogni 20 mila km e/o almeno una volta all'anno, indipendentemente dai chilometri percorsi.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse, magari in modo convincente, perché lo stesso non debba valere anche per il VM90.
Il principio si estende a ogni mezzo.
Siamo di fronte alla "immutabilità del format ereditato".
Il mondo "là fuori" è passato attraverso la digitalizzazione, la telematica e la manutenzione predittiva, ma dentro il muro di cinta di una caserma la catena del "formatore del formatore" ha protetto le procedure come una reliquia sacra, impedendone l'evoluzione.
Sembra che nessuno, nell'organizzazione logistica, nella gestione dei veicoli militari, negli acquisti, abbia contezza di quali siano gli standard correnti di queste operazioni.
Nessuno di loro possiede un'automobile, una motocicletta?
E' proibito essere efficienti, oppure, visto che si tratta di beni di tutti, "chi se ne fotte"?

Alla fine, che esistano doppi libretti è una stranezza minore: possiamo sorvolare su questa procedura, che richiederebbe pensiero critico, flessibilità e assunzione di responsabilità.
Ma il "Foglio di Marcia", vincolato al pieno di carburante e registrato a mano, è il trionfo della diffidenza:

- Non serve a far funzionare meglio il mezzo, serve a dimostrare che nessuno ha rubato la benzina o ha usato il mezzo per scopi privati.
Siamo seri! Chi vuole rubare il carburante o usa un mezzo dell'amministrazione per scopi privati lo fa con o senza foglio di marcia.
- Il costo economico del tempo perso per compilare, controllare e archiviare quintali di carta è infinitamente superiore al valore della benzina controllata.
Ma per la mente burocratica, lo spreco di tempo umano, che è pagato dallo Stato, non è una colpa.
Lo è l'errore contabile di un litro di gasolio.

Manutenzioni e revisioni ossessive sono uno scudo contro l'errore.
Cambiare olio, filtri e fare revisioni a intervalli assurdamente brevi risponde alla dinamica della "paura del fallimento":

- se un mezzo militare si guasta durante un'esercitazione o un servizio, l'organizzazione cerca subito un colpevole;
- eseguendo manutenzioni continue e ingiustificate, il dirigente si costruisce l'alibi perfetto: "Il mezzo si è rotto, ma io ho cambiato l'olio due settimane fa come da regolamento, quindi la mia carta è a posto".
Poco importa se così facendo si buttano via soldi pubblici in consumi e ricambi inutili.

La mia conclusione non è enfasi: "Una azienda di trasporti che operasse in questo modo fallirebbe in una settimana".
Una azienda privata, il mondo borghese, ha un vincolo di realtà spietato che è dettato dal mercato.
Se un'azienda di trasporti duplicasse i libretti, fermasse i camion per la burocrazia dei fogli di marcia e buttasse via olio nuovo ogni mille chilometri, i suoi costi schizzerebbero alle stelle, i clienti andrebbero dai concorrenti e l'azienda fallirebbe.
Per sopravvivere alla concorrenza, il privato è costretto a essere efficiente, onesto e pragmatico.

L'organizzazione pubblica e l'apparato militare non hanno questo vincolo: non possono fallire, perché i soldi li prendono dalle tasse delle "persone vere".
Dal momento che il fallimento economico è escluso e che la fuffa viene finanziata per legge, il sistema può permettersi il lusso di rimanere identico a se stesso per 35 anni, premiando chi compila perfettamente il registro cartaceo e scientemente ignorando che "le cose si possono fare in modo diverso".
Si tratta di usare comune buon senso.