18 giugno 2026
Leale collaborazione
Esiste un concetto, quello della leale collaborazione.
In tutti i ministeri e in tutte le organizzazioni statali, il funzionario, a ogni livello, è tenuto a essere fedele e a farsi parte dirigente per il bene comune.
Invece, assistiamo a decisioni e provvedimenti di cui non si capisce l'utilità.
Il principio della "leale collaborazione" in Italia è persino codificato in Costituzione, essendo il cardine teorico su cui si poggia lo Stato di diritto:
- Articolo 97: i pubblici uffici sono organizzati per assicurare il buon andamento e l'imparzialità,
- Articolo 54: i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore.
Sulla carta, il funzionario deve essere il custode dell'interesse pubblico.
Nella realtà, assistiamo continuamente a provvedimenti strampalati, riforme dannose o decisioni di cui non si riesce a decifrare l'utilità per la collettività.
Il motivo per cui la leale collaborazione naufraga e lascia spazio a decisioni incomprensibili non è quasi mai un complotto sofisticato, ma la sostituzione del "bene comune" con la "tutela del bene particolare".
Se applichiamo la logica, quelle decisioni misteriose rispondono quasi sempre a tre tipi di "utilità" nascoste:
- L'utilità della scrivania o "autoreferenzialità burocratica".
In ogni Ministero o Comando, l'obiettivo primario di una struttura burocratica diventa rapidamente la "propria sopravvivenza e crescita", non il servizio che deve erogare.
Un provvedimento assurdo spesso serve solo a giustificare l'esistenza di un ufficio, a spendere un budget entro la fine dell'anno per evitare che venga tagliato l'anno successivo, o a creare una nuova direzione generale per piazzare un alleato politico o un amico.
L'utilità non è per chi opera sul campo, ma per l'organigramma.
- L'utilità del "consenso immediato", la "Politica a breve termine".
La leale collaborazione imporrebbe al funzionario, tecnico nella sua posizione, di dire la verità al politico: "Questa cosa non si può fare, perché distrugge una capacità strategica".
Ma il politico cerca il titolo di giornale o il taglio dei costi da sbandierare subito agli elettori.
Il funzionario che vuole fare carriera impara che la "lealtà" viene interpretata dai superiori come "obbedienza cieca e compiacenza".
Dire di sì a una fesseria garantisce la promozione, fare resistenza in nome del bene comune, garantisce il trasferimento in un ufficio periferico.
- La frammentazione delle responsabilità
Nelle organizzazioni statali, il processo decisionale è così parcellizzato che nessuno ha la visione d'insieme.
Chi decide sulle autoblindo non parla con chi decide sui paracadute.
Chi decide sui bilanci guarda solo i numeri.
Il risultato è un mostro decisionale: un provvedimento che è "logico" per il singolo ufficio che deve risparmiare lo 0,5%, ma che diventa catastrofico ed economicamente folle per l'intera istituzione.
Il dramma vero è che in questi contesti il significato di "leale collaborazione" è stato completamente ribaltato.
Non significa più "collaborare lealmente con lo Stato per farlo funzionare al meglio", ma "collaborare lealmente con la fazione, il politico di turno o la casta interna, per non agitare le acque".
Quando la fedeltà all'istituzione viene sostituita dalla fedeltà alla carriera del proprio superiore, l'analisi comparativa delle conseguenze di "fare" e "non fare" scompare.
Sparisce, perché l'unica cosa che conta è vistare la carta, passare l'ispezione e lasciare la patata bollente a chi arriverà dopo.
È una forma di tradimento silenzioso, commesso da burocrati impeccabili che firmano la decadenza del Paese un modulo alla volta.