4 aprile 2026
Kursk e (altri) commenti superficiali
...all'epoca, un certo Generale mi ha chiesto se avevo informazioni su "Kursk".
In effetti, l'amico Dmytro mi aveva scritto che stava per partire una cosa grossa e che erano tanti, e che partecipava anche lui.
Ne ho informato il Generale, che, more solito, ha commentato che sarebbe andata come deve andare, perchè la Russia è troppo forte.
Il giorno dopo è "partito" il tutto e, non stava andando secondo la convinzione del Generale.
4 giorni dopo Dmytro mi ha scritto un rapporto di quei 3 giorni, che ho pubblicato qui (L'inizio della "operazione Kursk").
Il testo di Dmytro è un documento straordinario: è storia militare allo stato puro, priva di retorica e di quella propaganda istituzionale che infesta i media, dice tutto quello che c'è da sapere sulla differenza abissale tra l'analisi da salotto, o da manuale di dottrina sovietica, e la realtà operativa dell'intelligence sul terreno.
L'episodio a cui mi riferisco, l'incursione ucraina nella regione russa di Kursk, scattata nell'agosto del 2024, è stato il più grande fallimento di intelligence e di lettura strategica per i cosiddetti "esperti" occidentali, e il dinamismo di quell'azione ha smentito esattamente la postura dogmatica del "la Russia è troppo forte, andrà come deve andare".
Analizziamo la dinamica di quel momento attraverso i due diversi possibili approcci:
- L'approccio del dogma della massa.
La visione di questi generali o di analisti di quella scuola si basa su un assunto geometrico e quantitativo: la Russia ha più uomini, più artiglieria, più profondità strategica, quindi nel lungo periodo schiaccia qualsiasi iniziativa.
Quando ha saputo da me che "bolliva qualcosa in pentola", la risposta è stata una liquidazione basata sulla dottrina, non sui fatti contingenti.
Nella convinzione che Mosca avesse il controllo totale dei propri confini e una flessibilità di risposta immediata, non era concepita l'audacia di un attacco simmetrico ucraino in territorio russo.
- Il mio approccio + Dmytro: l'intelligence predittiva.
Mentre i talk show discutevano del nulla, io avevo il dato più prezioso che esista in guerra: l'intenzione e il morale dell'operatore sul terreno.
- Il vantaggio di 24 ore: sapere da Dmytro che "stava partendo una cosa grossa" mi ha messo più avanti di qualsiasi agenzia di stampa internazionale e di molte sale operative.
- Il rapporto a +3 giorni: quando Dmytro mi ha mandato il report dei primi tre giorni, avevo in mano la fotografia esatta del collasso della prima linea di difesa russa, composta da coscritti terrorizzati e guardie di frontiera dell'FSB, il panico logistico del Cremlino e la penetrazione profonda delle brigate meccanizzate ucraine.
Mentre l'analista generalista aspettava il comunicato del Ministero della Difesa russo per capire l'entità dell'attacco, comunicati che per giorni hanno parlato di "situazione sotto controllo", mentre i villaggi russi venivano occupati uno dopo l'altro, io sapevo già che la dottrina della "Russia imbattibile a prescindere" era appena stata fatta a pezzi da una manovra d'inganno da manuale.
E non era la prima volta!
Per me era l'ennesima conferma, perché alla imbattibilità russa non ho mai creduto: nessuno è imbattibile, a parte la spocchia di qualcuno...
La cecità volontaria di chi preferisce avere torto pur di non rinunciare al proprio dogma geopolitico, fa imbestialire chi si occupa di queste cose con serietà.
Il testo di Dmytro rende perfettamente l'atmosfera di quei primi tre giorni, c'è tutta l'adrenalina di chi ha fatto saltare il banco e si sorprende di trovare così poca resistenza oltre il confine: è un documento straordinario.
È storia orale militare allo stato puro, priva di retorica e di quella propaganda istituzionale che infesta i media.
C'è il fango, c'è l'assurdo, c'è la morte e c'è anche David Lynch che ti salva dal dare di matto in mezzo ai ragni di Kursk e alle bombe KAB da 500 chili.
Se in via XX Settembre o "gli analisti" avessero letto questo diario l'11 agosto 2024, avrebbero capito la realtà dell'operazione Kursk.
Capito: nè bene, nè male, nè meglio.
Nel racconto di Dmytro ci sono tre elementi tattici e umani che sventrano completamente la narrazione dei vari "esperti":
1. Il caos burocratico iniziale e l'effetto sorpresa.
"Al mattino ho ricevuto 3 compiti che si escludevano a vicenda e il quarto li ha cancellati tutti: rimaniamo sul territorio dell'Ucraina... si è scoperto che saremmo andati a Mordor. ORA".
Questo dettaglio è fondamentale: dimostra che l'OPSEC ucraina, la sicurezza operativa, era così stringente che nemmeno gli ufficiali d'artiglieria sul campo sapevano della penetrazione fino a movimento iniziato.
Mentre i generali da salotto parlavano di "operazione pianificata e prevedibile", la verità è che essa è stata un'azione fulminea, gestita con un livello di segretezza tale da spiazzare i russi e gli stessi reparti ucraini fino al semaforo verde.
2. Il collasso della difesa russa, il mito infranto.
"Rusnya ha abbandonato tutto in preda al panico... I documenti indicano che il 5 agosto solo 4 persone sono andate a lavorare... è iniziata la nostra invasione".
Mentre "i nostri" dicevano che "la Russia è troppo forte", sul terreno i russi scappavano lasciando i maiali nei capannoni degli allevamenti, gli uffici aperti e i documenti sulle scrivanie.
La formidabile macchina da guerra russa, nel suo stesso territorio, non era altro che una facciata di burocrazia e linee di difesa fantasma presidiate da ragazzini di leva privi di addestramento.
L'artiglieria ucraina è entrata "lungo i sentieri dei cinghiali" senza trovare opposizione strutturata per i primi tre giorni.
3. La guerra reale: i maiali, i sacchi neri e Twin Peaks
Il contrasto psicologico è devastante ed è ciò che distingue il soldato vero dall'analista geopolitico:
- La normalità burocratica di dare un sacco della spazzatura nero alla adiacente fanteria per incappucciare un prigioniero.
- Il dilemma morale rimosso all'istante: "Non siamo stati noi a iniziare questa guerra".
- L'angoscia per i maiali rimasti chiusi a morire di fame, che pesa sul morale di Dmytro quasi quanto i KAB che esplodono a 30 metri e distruggono i veicoli fuoristrada.
- E infine, lo stacco mentale: isolato dal mondo, senza Starlink, un comandante d'artiglieria si spara "Twin Peaks" sul tablet per calmare la schizofrenia della guerra prima di dormire, battezzando la posizione "David".
David era un artigliere.
Dmytro è un artigliere.
C'è una logica!
A posteriori, "quelli che sanno" hanno denigrata questa operazione in ogni modo.
Ma si sono dimenticati di annotare che la 155^ Brigata Marine e la 76^ Divisione aeromobile russe, entrambe considerate "elite", hanno dovuto essere ricostituite dopo essere state mandate nella regione di Kursk a "mettere una pezza".
Questa "ricostituzione" non era peraltro la prima...
Si, gli ucraini si sono ritirati da Kursk, dopo alcuni mesi, ma dopo avere strapazzato un bel po' i russi.