6 ottobre 2026
La Russia sa che Kaliningrad è in pericolo.
La Russia sta agitando la minaccia nucleare riguardo a Kaliningrad perché qualcosa è cambiato.
Da qui parte la mia analisi.
La Russia lancia minacce nucleari con tale frequenza che viene naturale liquidare l'ultima ondata come la "solita storia".
Sarebbe un errore.
Mosca non si è limitata a ribadire di essere una potenza nucleare o ad avvertire la NATO di non invadere il territorio russo; ha messo in guardia specificamente l'Alleanza contro l'isolamento di Kaliningrad, che teme, minacciando di ricorrere all'intero arsenale russo, armi nucleari incluse.
Questo è un segnale.
I segnali sono azioni e vengono lanciati per una ragione precisa.
La domanda è: dal punto di vista di Mosca, cosa è cambiato in modo così grave da spingere la Russia a lanciare improvvisamente questo avvertimento?
La risposta è che la NATO ha portato un'importante serie di piani operativi un passo più vicino alla loro attuazione.
E questo ha implicazioni che vanno ben oltre Kaliningrad.
La Russia sta conducendo una guerra "sotto la soglia", sta già conducendo una campagna costante di sabotaggi, operazioni informatiche, attività di intelligence, incursioni di droni e altre azioni ostili contro la NATO e gli Stati europei.
La Russia continua a compiere azioni che, se eseguite in modo convenzionale e palese, sarebbero riconosciute come atti di guerra.
Lo fa sfruttando al contempo la comprensibile riluttanza della NATO a lasciare che un singolo atto di sabotaggio o un incidente con droni scateni una guerra europea su larga scala.
Gli stessi funzionari europei stanno diventando sempre più espliciti al riguardo.
Lo scorso 5 ottobre, Kaja Kallas, Alto Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri, ha dichiarato che gli attacchi ibridi russi mettono a rischio vite umane in tutta Europa.
Martin Jaeger, capo dell'intelligence tedesca (BND), ha descritto l'azione di Mosca contro le democrazie europee come una "guerra nell'ombra" sempre più aggressiva, affermando che la Russia sta mettendo alla prova la soglia di pressione che l'Europa è disposta a tollerare.
La strategia russa è piuttosto evidente: restare sotto la soglia critica.
Sondare il terreno, sabotare, intimidire, capire cosa gli europei sono disposti a tollerare.
E poi incrementare un attimo, spingersi appena un po' oltre.
E ripetere.
Tuttavia, nel dibattito pubblico su questa campagna si annida un errore di fondo: si presume che l'Europa si limiti a subire questi colpi.
La Russia agisce: l'Europa indaga.
La Russia sabota: l'Europa arresta qualcuno.
La Russia attacca una rete: l'Europa ripara la rete.
La Russia invia droni oltre una linea di confine: la NATO fa decollare i propri velivoli.
Questa potrebbe essere solo la parte visibile della risposta, ma non c'è motivo di presumere che ne rappresenti l'intera portata.
Ecco la prima tesi:
- È quasi certo che la NATO e l'Europa abbiano deciso di non subire più passivamente la guerra occulta della Russia, anche se l'opinione pubblica europea non vede l'intera risposta.
Infatti, l'entità delle contromisure europee, segrete, è ignota.
Esistono prove pubbliche di attività di controspionaggio sempre più aggressive, di rafforzamento militare e di contrasto alle minacce ibride.
Non vi sono invece prove pubbliche che confermino l'esistenza di un servizio europeo per operazioni segrete a guida ucraina impegnato in una sistematica campagna di rappresaglia all'interno della Russia.
Ma la natura stessa di un'operazione segreta riuscita è proprio quella di non lasciare tracce evidenti.
Da oltre un anno sostengo che l'Europa dovrebbe sfruttare la straordinaria esperienza bellica dell'Ucraina creando proprio una struttura di questo tipo: comando operativo ucraino, risorse e accesso europei, compartimentazione rigorosa e una sufficiente possibilità di negare il proprio coinvolgimento, tale da impedire a Mosca di distinguere facilmente dove finisce l'Ucraina e dove inizia l'Europa.
Forse nessuno ha ascoltato, forse una versione di questo sistema esiste già.
Noi non lo sappiamo.
La Russia, invece, potrebbe saperlo.
Se messa in relazione con le recenti iniziative della NATO nell'area di Kaliningrad, tale incertezza assume un peso ben maggiore.
Kaliningrad non è solo un territorio: è una piattaforma operativa avanzata russa situata all'interno del territorio NATO.
Riveste un valore strategico: ospita missili, sistemi di difesa aerea, capacità di guerra elettronica, sensori, nonché forze aeree e navali posizionate in modo da interferire con le operazioni della NATO nell'intero teatro baltico.
Kaliningrad svolge due funzioni per Mosca: proietta la potenza russa e limita le opzioni della NATO.
Quest'ultima funzione è di fondamentale importanza: se la NATO vuole rafforzare la Lituania, Kaliningrad è un fattore chiave.
Se vuole mettere in sicurezza il corridoio di Suwałki, Kaliningrad è un fattore chiave.
Se vuole dominare lo spazio aereo baltico, Kaliningrad è un fattore chiave.
Se vuole spostare rapidamente forze attraverso Polonia e Lituania, Kaliningrad è un fattore chiave.
Se vuole operare contro le forze russe di stanza in Bielorussia, Kaliningrad è un fattore chiave.
Allo stesso tempo, in caso di conflitto su larga scala, la sua separazione dal resto della Russia la rende un punto di vulnerabilità logistica.
La Russia sa che la NATO ha predisposto piani per affrontare questa situazione.
È ovvio che sia così: qualsiasi piano bellico della NATO valido per l'Europa nord-orientale deve affrontare la questione di Kaliningrad: non si tratta di una novità.
Ciò che potrebbe essere nuovo è che la NATO ha recentemente dimostrato l'efficacia della propria risposta e potrebbe aver superato una soglia importante.
A metà agosto, la NATO ha condotto un'operazione nell'area di Kaliningrad che ha dimostrato la capacità di destabilizzare l'enclave e le comunicazioni e difese russe.
Questo va letto con molta attenzione: esiste una enorme differenza tra il possedere un piano per neutralizzare una capacità nemica e avere i mezzi necessari per metterlo in atto.
Le opzioni militari si sviluppano per fasi:
- iniziano come concetti,
- poi si passa ai piani,
- poi si assemblano le capacità,
- poi queste capacità vengono integrate,
- poi vengono esercitate,
- poi vengono validate.
Infine, la leadership politica può decidere, o meno, di premere il grilletto.
La Russia ha sempre saputo che la NATO può immaginare di neutralizzare Kaliningrad.
Ciò che Mosca potrebbe aver appreso di recente è che la NATO non ha più bisogno di fare tanto lavoro prima di provarci.
Questo è un vero cambiamento.
Supponiamo che la NATO abbia in mente 10 operazioni che la Russia odia e che tutte e 10 dipendano dalla neutralizzazione di Kaliningrad.
Ieri, l'albero decisionale era il seguente:
- Decisione politica → assemblaggio della capacità di soppressione di Kaliningrad → integrazione → esercitazione → validazione → neutralizzazione di Kaliningrad → esecuzione dell'operazione vera e propria.
Oggi, l'albero decisionale assomiglia di più a questo:
- Decisione politica → attuazione del piano di Kaliningrad già elaborato → esecuzione dell'operazione vera e propria.
Un passaggio è scomparso: questo è ciò che si definisce riduzione dell'energia di attivazione.
E' necessario meno tempo per portare i singoli piani alla esecuzione.
Poiché il passaggio mancante era comune a diversi piani, la NATO non ha semplicemente semplificato una singola operazione, ma probabilmente ha semplificato un'intera famiglia di operazioni.
Questo è il vero problema che Mosca ha ora.
La Russia non è stupida e sa che la NATO ha dei piani: i suoi servizi militari e di intelligence studiano costantemente la pianificazione della NATO.
Mosca è consapevole che la NATO ha piani di emergenza per i Paesi baltici.
E' consapevole che la NATO ha piani di emergenza che coinvolgono la Bielorussia.
E' consapevole che la NATO ha piani di contrasto alle difese antiaeree russe.
E' consapevole che la NATO ha piani per neutralizzare le reti di comando, i missili e la guerra elettronica russi.
Il problema della Russia non è scoprire che questi piani esistono, è normale che lo siano, ma scoprire che essi sono diventati più facili da attuare.
Prima delle recenti esercitazioni della NATO, alcuni di questi piani potevano essere a due passi dalla loro realizzazione.
Ora potrebbero essere a un passo dalla esecuzione.
Questo cambia radicalmente i tempi di preavviso rimasti alla Russia.
Crea anche un incubo per l'intelligence: ovviamente la NATO non ha comunicato alla Russia quale piano intende attuare.
Anzi, tutt'altro.
Risolvendo un prerequisito comune, la NATO ha aumentato le sue opzioni, riducendo al contempo la capacità di Mosca di dedurre le intenzioni dai preparativi.
Ora la Russia sa che la NATO può fare "di più", ma non sa in cosa consiste questo "di più".
E questo è molto scomodo per Mosca.
Perché Mosca non ci dice cosa teme?
Questo spiega un altro mistero: se la Russia è così preoccupata, perché non ci dice semplicemente cosa starebbe pianificando la NATO?
Perché sarebbe una follia.
Immaginiamo quindi che la NATO ora disponga di dieci opzioni per neutralizzare Kaliningrad più facilmente.
Forse la Russia ne considera tre scomode, quattro pericolose, due estremamente dannose e una catastrofica.
Perché Mosca dovrebbe identificare l'opzione catastrofica?
Facendolo, fornirebbe alla NATO un prodotto di intelligence: rivelerebbe ciò che la Russia considera importante, rivelerebbe cosa la Russia crede che la NATO sia in grado di fare.
Questo identificherebbe una debolezza russa, potrebbe rivelare la raccolta di informazioni da parte dell'intelligence russa, potrebbe rivelare quale capacità della NATO ha sorpreso i pianificatori russi, potrebbe persino rivelare alla NATO qualcosa sulle soglie di escalation russe che la NATO attualmente ignora.
Quindi, a Mosca non rimane che identificare il ramo a valle, attacca il tronco: non isolate Kaliningrad!
Questo avvertimento copre tutto.
La Russia non ha bisogno di dire alla NATO se Mosca è principalmente preoccupata per il rafforzamento del Baltico, l'interdizione marittima, la soppressione missilistica, la guerra elettronica, la Bielorussia, qualche operazione segreta di cui non sappiamo nulla, o tutte queste cose contemporaneamente.
Sta semplicemente cercando di rendere nucleare il passo abilitante comune.
Questo è ciò che potrebbe effettivamente significare la più recente minaccia russa di impiegare la forza nucleare.
Con l'intimidazione nucleare, la Russia sta tentando di ricreare un vincolo che la NATO potrebbe avere indebolito con mezzi convenzionali.
La Bielorussia è il punto in cui la situazione diventa pericolosa per Mosca: la Bielorussia è la grande risorsa strategica della Russia in Occidente, ma sta anche potenzialmente diventando un peso: la Russia ha speso anni per integrare la Bielorussia nella sua architettura militare, le forze armate russe utilizzano il territorio bielorusso e vi operano infrastrutture militari russe, vi sono state dispiegate armi nucleari russe.
La Bielorussia offre a Mosca basi, accesso, profondità strategica e un ulteriore asse da cui minacciare l'Ucraina e la NATO.
Dal punto di vista di Mosca, la Bielorussia estende la geografia militare russa verso ovest.
C'è solo un problema: la Bielorussia non è la Russia.
Questo è importante: la Russia ha attribuito un enorme valore strategico al di fuori del suo territorio sovrano.
Finché la NATO sarà dissuasa dall'operare in Bielorussia, questo sarà un ottimo accordo e la Russia ottiene molti dei vantaggi militari derivanti dal controllo della Bielorussia senza annetterla formalmente.
Ma l'accordo diventa molto meno attraente se la NATO acquisisce maggiore libertà d'azione.
In tal caso, tutto ciò che la Russia ha collocato in Bielorussia diventerebbe territorio russo: la Russia potrebbe dover difendere i propri sistemi, sensori russi, infrastrutture di comando russe, aerei russi, missili russi, logistica russa, attività di intelligence russa, personale russo, infrastrutture nucleari russe.
Tutto ciò è enormemente prezioso, ma non si trova all'interno del territorio russo e questo rende la Bielorussia un'arma a doppio taglio.
Kaliningrad contribuisce a proteggere l'assetto bielorusso, guardate la geografia: Russia, Bielorussia, poi Polonia e Lituania, infine Kaliningrad.
La Russia può trattare la Bielorussia operativamente come una propria estensione.
Tra la Bielorussia e Kaliningrad c'è territorio NATO.
La Russia non possiede il corridoio di Suwałki.
Non può creare un collegamento terrestre con Kaliningrad senza invadere il territorio NATO.
Questa è l'importanza di Kaliningrad, perché si trova sul fianco della NATO e aumenta il costo di qualsiasi azione della NATO in questo teatro operativo.
Kaliningrad aiuta Mosca a trasformare la Bielorussia in una riserva offensiva.
Neutralizzando Kaliningrad, la geometria cambia: improvvisamente la NATO potrebbe dedicarsi alle operazioni in Bielorussia e nelle aree circostanti, senza doversi contemporaneamente preoccupare di Kaliningrad come un pugnale puntato alle spalle dell'operazione.
Questo non significa che la NATO intenda invadere la Bielorussia, non è questo il punto.
Il punto è che la Russia deve pianificare contro l'intero spettro di scenari possibili: attività nella zona grigia, guerra elettronica, operazioni informatiche, infiltrazione di sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), interdizione, supporto a reti interne anti-russe, attacchi contro obiettivi militari russi operanti dalla Bielorussia durante una crisi, operazioni aeree limitate o a distanza, e, all'estremo opposto, azioni militari dirette.
Si tratta di attività radicalmente diverse, con conseguenze di escalation altrettanto diverse.
Ma hanno una caratteristica comune: la Russia preferirebbe che rimanessero difficili da attuare per la NATO.
Se Kaliningrad diventasse più facile da neutralizzare, i piani della NATO diventerebbero più facili da contemplare.
Questo è sufficiente a modificare la pianificazione russa.
Ora, mettiamo la Bielorussia e Kaliningrad sullo stesso piano della guerra ibrida che la Russia ha in corso contro l'Europa.
La Russia sta già conducendo operazioni segrete e non dichiarabili.
E non esiste alcuna legge che imponga a chiunque di rimanere completamente sulla difensiva.
L'Ucraina, in particolare, ha accumulato anni di esperienza sul campo nella conduzione di operazioni di intelligence, sabotaggi, attacchi a lungo raggio e attività clandestine contro la Russia.
Si presenta una situazione interessante: l'Europa ha i fondi e l'Ucraina ha le competenze.
I servizi segreti europei hanno accesso.
La Russia ha delle vulnerabilità.
Sarebbe sorprendente se nessuno in Europa avesse notato questa combinazione.
Ripeto, non sappiamo se esista una branca europea per le operazioni segrete guidata dall'Ucraina.
Ma se esistesse e fosse ben gestita, non dovremmo saperlo: a questo serve la sicurezza operativa (OpSec).
La domanda più importante è cosa creda l'intelligence russa.
Per quanto ne sappiamo, Mosca sta già conducendo operazioni che attribuisce – a torto o a ragione – a una combinazione di servizi segreti ucraini ed europei.
In tal caso, la recente esercitazione NATO al largo di Kaliningrad sarebbe ancora più allarmante di quanto appaia pubblicamente.
Perché Mosca non vedrebbe semplicemente la NATO acquisire ipotetiche opzioni future, ma vedrebbe la NATO ridurre le barriere tra un conflitto segreto in corso e livelli di escalation più elevati.
Questo cambia completamente la situazione.
- Ieri: azione segreta → ampio periodo di preparazione → operazione convenzionale della NATO.
- Oggi: azione segreta → breve periodo di preparazione → opzione convenzionale della NATO.
La Russia ha meno preavviso, l'Europa ha più opzioni e Mosca non sa qual è il limite massimo.
Questo spiega la minaccia nucleare russa meglio del panico.
I segnali nucleari russi dovrebbero quindi essere interpretati come un tentativo di ripristinare la deterrenza.
Kaliningrad ha tradizionalmente imposto un vincolo convenzionale alla NATO.
La NATO deve tenere conto di Kaliningrad, la NATO deve sopprimerla, la NATO deve proteggere le sue forze da essa, la NATO deve preoccuparsi di ciò che Kaliningrad può fare mentre la NATO cerca di fare qualcos'altro.
Dimostrato che Kaliningrad può essere neutralizzato in modo sufficientemente rapido e affidabile, la NATO fa perdere alla Russia perde parte di questo vincolo.
Mosca non può cambiare la geografia, non può rendere la Bielorussia territorio russo, non può cancellare la Polonia, non può cancellare la Lituania, non può trasformare Kaliningrad in Russia contigua.
Ciò che Mosca può fare è dichiarare che neutralizzare Kaliningrad comporta un rischio nucleare.
Questo è il ripristino della deterrenza.
Il vecchio vincolo era: Kaliningrad può rendere le vostre operazioni proibitivamente difficili.
Il nuovo vincolo, che la Russia sta cercando di imporre, è: cercare di eliminare Kaliningrad come ostacolo potrebbe portarvi a un attacco nucleare.
Ecco perché la parola "isolare" è importante: la Russia non sta chiedendo alla NATO di astenersi dal conquistare territorio russo.
Sta cercando di preservare la capacità di Kaliningrad di funzionare come posizione militare avanzata russa.
Questa è una richiesta molto più ampia.
Il problema di Mosca è non sapere cosa farà la NATO.
L'implicazione più importante è quindi quasi l'opposto dell'interpretazione convenzionale: la Russia potrebbe non essere spaventata riguardo a uno specifico piano della NATO.
La Russia potrebbe essere spaventata per aver perso accesso alle informazioni.
Senza svelare ulteriori intenzioni, la NATO ha dimostrato di possedere maggiori capacità.
Mosca vede una porta che si apre, ma non sa chi abbia intenzione di attraversarla.
Forse la prossima mossa è puramente difensiva, forse riguarda i Paesi baltici, forse riguarda l'attività militare russa in Bielorussia, forse riguarda il controllo marittimo, forse riguarda un'operazione ucraina sostenuta discretamente dagli europei.
Magari non accadrà nulla.
Tuttavia, i pianificatori militari russi non possono basare le proprie decisioni sulla speranza: devono pianificare in funzione dello scenario plausibile peggiore.
Il numero di scenari plausibili è appena aumentato.
Ecco perché Mosca agita la minaccia nucleare.
Non necessariamente perché la NATO stia per invadere Kaliningrad, non necessariamente perché la NATO abbia deciso di attaccare la Bielorussia e non necessariamente perché esiste una forza europea segreta per operazioni clandestine.
La spiegazione più semplice è anche la più convincente: la NATO possiede piani sgraditi alla Russia.
Di recente, l'Alleanza ha dimostrato che un prerequisito fondamentale per l'attuazione di molti di quei piani è diventato più facile da soddisfare rispetto al passato.
Ora la Russia dispone di un minor preavviso, la NATO ha più opzioni e Mosca non vuole rivelare all'Alleanza quale di queste opzioni la spaventi maggiormente.
Il caso della Bielorussia spiega perché tutto ciò sia importante: la Russia ha trasformato la Bielorussia in una riserva di profondità strategica.
Se la NATO dovesse acquisire sufficiente libertà d'azione, quella stessa profondità strategica si trasformerebbe in un asset russo vulnerabile, situato al di fuori dei confini nazionali.
È un'arma a doppio taglio.
E se, nel contempo, l'Europa avesse iniziato a rispondere alla guerra occulta russi con una propria guerra occulta, il problema si aggraverebbe ulteriormente.
La Russia si troverebbe così a subire pressioni al di sotto della soglia di conflitto aperto, vedendo al contempo la NATO ridurre gli ostacoli per operare al di sopra di tale soglia.
Mosca ha un ottimo motivo per essere nervosa.
E un motivo ancora migliore per non rivelarci esattamente il perché.