6 giugno 2026

Se tutti ti fottono, non sei uno statista.

Uno dei più grandi successi della propaganda russa è la sua capacità di convincere i propri cittadini dell'innocenza di Putin: lui non ha alcuna responsabilità e, se qualcosa di terribile sta accadendo in Russia, significa che lui non ne è a conoscenza.
Persino alcuni militari al fronte concordano su questa idiozia: sono convinti che Putin venga sistematicamente ingannato sulla reale situazione sul terreno e che sia solo necessario "mostrargli la realtà dei fatti".

Ragioniamo.
La guerra va avanti ormai da cinque anni e Putin, a sentir loro, continua a essere ingannato.
Ciò è sconcertante.
Anzi, prima di questo conflitto, per vent'anni, sarebbe stato costantemente ingannato su tutto.
Ma che tipo di leader sei se i tuoi subordinati ti prendono sistematicamente in giro da un quarto di secolo?

E qui non ho nemmeno menzionato gli stimati decisori politici e militari occidentali, tra i quali abbonda chi ritiene che Putin sia una spia efficiente e pericolosa, un uomo che governa con mano ferma un Paese immenso e ricco, capace di incutere rispetto al solo pensiero.
Eppure, a giudicare dalle dichiarazioni ufficiali degli stessi funzionari del Cremlino, in Occidente hanno ingannato Putin così tante volte che si dovrebbe, o meglio, si DEVE mettere seriamente in dubbio la sua competenza professionale.
Parliamoci chiaro: se uno viene ingannato da chiunque e per decenni, dalle nostre parti non lo si definisce uno statista, lo si definisce un coglione.

Peraltro esistono prove documentali del fatto che Vladimir Putin non sia esattamente il "più furbo del villaggio".
Così come esistono prove che ricopre la posizione che ha solo perché la sua ascesa favoriva i piani di determinati "cattivi ragazzi" di cui era sodale a San Pietroburgo negli anni Novanta: in prospettiva, avere un amico malleabile ai vertici politici russi risolveva molti problemi a molta gente.

Al di là di questo, credo che la ragione della perenne "ignoranza" di Putin sia molto più prosaica: ha costruito lui questo sistema.
Ha creato lui le condizioni in cui, tollerando e incoraggiando omicidi e oltraggiose estorsioni, l'esercito e lo Stato russo si sono corrotti dall'interno.

Nel tempo, Putin ha accentrato così tanto potere da essere diventato, di fatto, l'unico padrone della Russia.
Il Politburo che oggi in Russia gestisce il potere reale impartisce istruzioni ai vari sosia, ma la "scuola" resta quella di Putin.
Solo lui ha il diritto di prendere decisioni strategiche.
Solo lui determina la direzione dello Stato.
E se nulla è cambiato nell'esercito nemmeno dopo che Sergey Shoigu è stato rimosso, mossa decisa da Putin in persona, significa che il Cremlino considera assolutamente accettabile ciò che sta accadendo sul terreno.
Il caos, l'attrito e la macelleria fanno parte del design del sistema, non sono un errore.

È ora che ognuno decida una volta per tutte chi è Putin: è il Garante dal volto solare, che sa tutto e ha pianificato ogni mossa in anticipo, o è il Vanka-vstanka, il pupazzo che sbatte le palpebre stupito mentre tutto gli crolla intorno?

La realtà è che si tratta di un uomo, nemmeno troppo furbo, che ha esaurito il suo corso storico.
Un uomo che oggi rimane confinato in un bunker per nascondersi da dinamiche che lui stesso ha scatenato, che non è in grado di gestire, e che resta immobile in attesa che qualcosa, miracolosamente, accada.