31 agosto 2026

La quinta colonna russa

In una sede del partito tedesco di estrema destra "Alternative für Deutschland" un giornalista ha notato oggetti e souvenir chiaramente legati all'ambiente russo.
Le giustificazioni addotte dai presenti stanno creando una certa discussione in Germania.
Politicamente, la cosa riguarda solo la Germania, ma la Germania è un'importante componente della politica e della Difesa europea, pertanto è opportuno inquadrare correttamente la questione.
La Russia sta costruendo da anni una propria infrastruttura di influenza politica in tutta Europa.
È provata l'esistenza di "quinte colonne russe" praticamente in ogni Paese europeo, con la prevalenza di queste nei paesi ex-sovietici e in quelli che sono stati occupati dall'Unione Sovietica.

Anche in Italia questo accade.
In genere si tratta di quelle persone che per inspiegabili motivi vengono considerate "esperti" o "analisti": che non sono nemmeno appiattiti su posizioni filo-russe, ma appaiono letteralmente essere i ripetitori della propaganda russa.
Non mancano gli ufficiali militari in pensione che, dopo aver passato una vita a percepire stipendi e indennità all'interno di quello che viene chiamato "partito azzurro", come "fulminati sulla via di Damasco", ma probabilmente fulminati e basta, scoprono che "ha ragione la Russia" e ora tessono le lodi del "partito arancio".
Li ho descritti ampiamente e sono talmente stanco di loro e delle loro sciocchezze che ormai non li considero più.
Hanno partecipato alla redazione di una dottrina militare che ha dimostrato di essere sbagliata, hanno partecipato alla definizione dell'assetto della nostra Difesa, che non è in grado di difendere, e hanno partecipato alla definizione di quali armamenti e sistemi d'arma acquistare e anche in questo caso, eufemismo, si sarebbe potuto fare meglio...
Per quale motivo siano degni di essere considerati, mi sfugge.

A volte provengono dalla Russia finanziamenti diretti o indiretti: esistono partiti italiani che hanno legami politici diretti con il partito russo "Russia Unita".
Se esiste una cosa che si chiama prudenza, quando un'organizzazione bancaria occidentale non elargisce un finanziamento o un mutuo a qualcuno, se quel finanziamento o quel mutuo vengono concessi da Gazprom o da una banca di Stato russa o da un oligarca, dovrebbe partire immediatamente una verifica fiscale.
Altre volte si tratta di sostegno mediatico, conoscenze strategiche, viaggi a Mosca, conferenze, "osservazione elettorale", legami d'affari o di intermediazione.
E talvolta si tratta semplicemente di quei souvenir, apparentemente innocui, provenienti da "amici russi": matrioske, samovar, bottiglie di vodka e tazze con l'emblema dell'esercito russo.
È estremamente difficile tracciare tutti i collegamenti finanziari e organizzativi.
Tuttavia, è fondamentale comprenderne il principio di fondo.

Il Cremlino ha imparato da tempo a sfruttare i punti di forza di una società democratica trasformandoli in vulnerabilità.
La libertà di parola viene usata per amplificare la propaganda.
La libertà di associazione per creare strutture politiche e civili.
Il pretesto di "monitorare le elezioni" serve a portare in Russia persone fedeli e influenzarle con più comodità.
Le elezioni nazionali servono a portare nei parlamenti persone fedeli a Mosca.
L'apertura della società permette di formare intere reti di influenza.

Per la Russia non è affatto necessario che ogni partecipante a una simile rete sia un agente reclutato, con tanto di busta di denaro e ricevuta firmata: è molto più economico creare un ambiente di persone disposte a fare spontaneamente ciò che giova al Cremlino, come convincere gli elettori che la NATO stia "provocando la guerra", chiedere la fine degli aiuti all'Ucraina, sostenere la "pace a ogni costo", bloccare le decisioni in materia di difesa e attribuire sistematicamente la responsabilità dell'aggressione russa alle sue stesse vittime.
Ecco perché una rete del genere risulta particolarmente pericolosa non tanto nel presente, quanto in un ipotetico "momento X".

Se la Russia dovesse mai decidere di mettere alla prova la NATO sul piano militare, non le basterebbero le Forze Armate.
Avrebbe anche bisogno di tempo, di creare il massimo caos e attuare una paralisi decisionale in Europa, agendo sul piano informativo.
A quel punto, l'infrastruttura politica e informativa che Mosca ha coltivato per anni all'interno dei paesi democratici potrebbe trasformarsi in un ulteriore livello operativo.

Alcuni chiederanno di "evitare l'escalation", altri organizzeranno manifestazioni "per la pace", altri ancora sosterranno che l'attacco sia una "risposta alle provocazioni della NATO", qualcuno tenterà di bloccare le decisioni di parlamenti e governi, altri organizzeranno proteste nei pressi di basi militari, snodi logistici o vie di transito delle truppe.
Per ottenere tutto questo, non è nemmeno necessario che i soggetti coinvolti comprendano appieno il ruolo che ricoprono nello scenario russo.
Infatti, in una guerra ibrida, non è utile soltanto l'agente reclutato: a volte risulta molto più utile un politico, un attivista o un "paladino della pace" che, pur credendo sinceramente di agire secondo le proprie convinzioni, al momento opportuno aiuta il nemico a paralizzare la volontà di resistenza della società.

Ecco perché la "quinta colonna" russa in Europa non è necessariamente un'organizzazione segreta legata all'FSB.
Si tratta piuttosto di un ecosistema di influenza: politici, media, blogger, imprenditori, organizzazioni pubbliche, esperti e attivisti, tra i quali possono sussistere legami con Mosca di natura assai diversa, che spaziano dalla collaborazione diretta alla semplice affinità ideologica.
Ed è qui che una tazza con l'effigie dell'"Esercito russo" assume un interesse particolare.

Di per sé, ovviamente, essa non prova nulla.
Tuttavia, a volte un piccolo souvenir rivela chiaramente in quale ambiente una persona si senta a proprio agio e chi vada a trovarla portando dei doni.
E quando si accumulano troppe tazze, samovar, contatti e coincidenze politiche di questo tipo, la questione non riguarda più l'arredamento di un ufficio, bensì la sicurezza nazionale.