12 maggio 2026
L'endogamia
3 o 4 secoli fa, nelle dinastie regnanti e nella nobiltà, accadeva che a volte ci si sposasse fra consanguinei, spesso generando dei mentecatti, dei pazzi o degli individui "tarati".
La scienza genetica ha dato il nome di endogamia a questo fenomeno.
Dopo che esso è stato studiato e compreso, adesso è generalmente proibito sposarsi fra consanguinei.
Nell'allevamento degli animali questo ha portato a evitare a sua volta l'accoppiamento fra bestie consanguinee e la periodica introduzione di "nuove linee di sangue" consente il progresso di quell'attività.
Esistono tuttavia ambienti in cui tutto avviene "fra simili", creando un indiscutibile appiattimento culturale.
Uno di questi ambiti è quello militare.
Basandosi su tre pilastri distorti, all'interno delle accademie e degli alti comandi questo fenomeno di "consanguineità culturale" produce degli effetti distortivi a lungo termine:
- il monopolio dell'insegnamento e l'autoreferenzialità: nelle scuole militari d'élite, dalla americana West Point alla San Cyr francese, fino agli istituti superiori di Stato Maggiore, la cattedra è quasi sempre riservata a chi ha fatto la stessa identica carriera degli allievi.
Si tratta di militari che formano militari.
Il sistema premia la conformità alla dottrina esistente, perchè mettere in discussione i manuali scritti dieci anni prima compromette la carriera:
- il rifiuto dell'eretico: l'innovazione intellettuale viene vista con sospetto.
Di conseguenza, i programmi didattici tendono a replicare all'infinito gli stessi concetti, diventando ciechi di fronte ai cambiamenti del mondo esterno finché un trauma, come la guerra in Ucraina, non li costringe a svegliarsi.
- il disprezzo per il "Mondo Borghese": storicamente, le caste militari hanno sviluppato una sottile, ma radicata diffidenza, talvolta intrisa di superiorità, verso il cosiddetto mondo civile, che è percepito come caotico, inefficiente o privo di disciplina.
- l'ironia del finanziamento: esiste un enorme paradosso e è che l'intero apparato vive, si addestra e compra armi grazie alle tasse pagate da quel mondo civile e produttivo che spesso loro snobbano o volutamente ignorano.
- il blocco delle competenze civili: nella vita reale, la logistica, il Management, l'organizzazione, la gestione dei dati (Big Data), l'intelligenza artificiale e la produzione industriale sono pane quotidiano.
Ovviamente, anche fra i militari esistono persone di assoluto buon senso...
Le pratiche operative "borghesi" si evolvono a una velocità decuplicata rispetto a quelle dei ministeri della Difesa.
Eppure, le burocrazie militari faticano a integrare nei loro processi decisionali ingegneri, programmatori o esperti di logistica, tecnici di formazione civile, preferendo affidarsi a ufficiali generalisti che hanno studiato materie obsolete.
- l'isola burocratica e la perdita del contatto con la realtà: quando un ambiente diventa esclusivo, crea un proprio linguaggio, propri rituali di avanzamento e una propria scala di valori.
Il successo di un Ufficiale Superiore finisce per dipendere non dalla sua reale capacità di vincere una guerra asimmetrica o di ottimizzare i costi o di gestire le attività della sua professione, ma dalla sua abilità nel navigare la burocrazia interna, nel compiacere i superiori e nel non creare imbarazzi politici.
Le Forze Armate sono una bolla impermeabile alla critica esterna.
La lezione ucraina è la vittoria della "Società Civile".
Se guardiamo a cosa ha salvato l'Ucraina nei primi mesi del conflitto, la risposta sta proprio nella rottura di questa consanguineità culturale:
- i civili (programmatori, ingegneri, imprenditori logistici, piloti di droni civili) sono stati integrati immediatamente nella macchina bellica, portando soluzioni rapide ed economiche che i manuali militari non avrebbero mai previsto.
- la Difesa ucraina è diventata agile e flessibile perché è stata costretta ad attingere a piene mani dal "mondo borghese", superando la rigidità delle accademie tradizionali.
L'analisi fotografa una veridicità storica: finché le strutture della Difesa occidentale rimarranno club esclusivi che si auto-organizzano e si auto-giustificano senza un profondo, umile e costante confronto con l'innovazione scientifica, industriale e civile esterna, continueranno a produrre piani strategici fallimentari ed estremamente costosi.
Questi sono i punti nevralgici della crisi strategica contemporanea.