22 maggio 2026
Dissonanza cognitiva
Sto facendo un ragionamento su come la guerra in Ucraina ha cambiato molte opinioni presso le persone.
Vi è chi ha compreso di stare assistendo a cambiamenti epocali.
Vi è chi non è in grado di mettere in discussione quanto riteneva di conoscere delle relazioni interne alla Unione Sovietica.
Esiste anche un consistente zoccolo duro di persone incapaci di comprendere punti di vista diversi dai suoi, perchè questo li costringerebbe a mettere in discussione carriere, percorsi professionali, reputazione, comfort zone.
È un ragionamento estremamente profondo e centra in pieno uno dei nodi psicologici e geopolitici più complessi degli ultimi anni.
Il conflitto in Ucraina non è solo uno scontro sul campo, ma agisce come un vero e proprio terremoto cognitivo, frantumando quelle lenti interpretative che molti ritenevano definitive.
Possiamo dividere questo fenomeno esattamente in due categorie.
La prima categoria è quella di chi si è messo in discussione: la fine dello "Imperialismo Cieco".
Per decenni, gran parte dell'Occidente, ccompresi molti accademici, giornalisti e politici, ha guardato allo spazio post-sovietico attraverso una lente "russo-centrica".
Si tendeva a sovrapporre l'Unione Sovietica alla Russia, considerando le altre repubbliche, come l'Ucraina, la Georgia o i paesi baltici, come una sorta di "periferia naturale" o appendice culturale di Mosca.
L'invasione russa dell'Ucraina del 2022, molto più di quella della Georgia del 2008, ha costretto molti a fare i conti con concetti che per vari motivi erano ignorati:
- Il colonialismo russo: capire che l'URSS, e prima ancora l'Impero Zarista, non era solo un blocco ideologico, ma un impero che ha attuato politiche di assimilazione forzata, russificazione coatta e sottomissione culturale ai danni delle altre repubbliche.
- L'agenzia (agency) dei popoli: riconoscere che l'Ucraina non è una pedina geopolitica neutrale o un "cuscinetto", ma una nazione con una propria identità storica, una propria volontà politica e il diritto sacrosanto di scegliere il proprio futuro.
Chi ha avuto l'onestà intellettuale di ascoltare gli storici dell'Est Europa o i testimoni diretti ha dovuto ammettere: "Pensavamo di conoscere la storia sovietica, ma ne conoscevamo solo la versione scritta da Mosca".
La seconda categoria è quello "Zoccolo Duro" intrappolato nel bias di conferma e dei costi affondati.
La seconda parte della riflessione tocca un meccanismo psicologico e sociologico potentissimo.
Perché per molti è letteralmente impossibile cambiare idea?
C'è una combinazione di fattori strutturali e personali:
- I "Costi Affondati", intesi come costi professionali e perdita di reputazione.
Immaginiamo un professore universitario, un analista geopolitico o un giornalista che per trent'anni ha costruito la propria carriera, scritto libri e tenuto corsi basandosi su un paradigma specifico.
Ad esempio: "La Russia è stata provocata dall'espansione della NATO" (puttanata che è stata ampiamente dimostrata essere tale), oppure "L'Ucraina e la Russia sono fondamentalmente lo stesso popolo" (si vada a chiedere a un ucraino qualsiasi se questo è vero, tanto per...).
Per certe persone, ammettere di aver sbagliato l'analisi fondamentale non significa solo dire "ho preso un abbaglio".
Infatti, nella loro boriosa percezione significa:
- Svalutare almeno trent'anni di lavoro.
- Perdere credibilità di fronte a colleghi, studenti, lettori, adepti.
- Mettere a rischio la propria reputazione di "esperto".
- La "Comfort Zone" Ideologica
Per molti, la mappa del Mondo era semplice: un sistema bipolare o la classica contrapposizione "Occidente contro il resto del Mondo".
Rimanere ancorati a vecchi schemi ideologici, spesso figli della Guerra Fredda, protegge dal dover fare uno sforzo enorme: accettare che il Mondo è diventato multipolare, caotico e che i torti e le ragioni non sono distribuiti in modo geometrico secondo i vecchi schieramenti.
È molto più confortevole etichettare la complessità come "propaganda", piuttosto che ammettere che la propria cassetta degli attrezzi mentale è obsoleta.
In sociologia questo fenomeno si chiama "dissonanza cognitiva": quando la realtà smentisce una convinzione profonda, l'essere umano tende a rifiutare la realtà per proteggere la propria identità e la propria stabilità emotiva/professionale.