30 giugno 2020

Covid 19

Abbiamo questa epidemia e "tutto attorno" è tutto un chiedersi "come cambierà".

A mio modo di vedere non cambierà molto, avverranno dei cambiamenti nel mio ambiente professionale e nei mercati nei quali opero, ma questo non mi spaventa: MAI ho dovuto ripetere routine, nemmeno in progetti apparentemente "gemelli", ed è sempre andata bene.
Alcuni operatori, probabilmente "schematici" per impostazione o attitudine, si accingono a devastare la propria "comfort zone", forse perché il cambiamento è così tanto evocato che "non cambiare" appare sbagliato.

Il mio approccio è modificare quelle cose il cui cambiamento apporta valore alle stesse o al tutto, che ottengono un miglioramento dall'essere cambiate, cambiare il meno possibile, perseguire al massimo la reversibilità.
Perché il motivo che suggerisce o forza il cambiamento è temporaneo e potrà produrre effetti anche gravi, ma che saranno sempre temporanei.
Mentre le contromisure decise con la fretta di adesso possono essere permanenti.

Un vaccino sarà disponibile, prima sarà, meglio sarà.
Le migliori cure possibili sono disponibili, data le presenti conoscenze cliniche e la situazione locale.
Imperversa un certo brainstorming su come cambieranno le cose.
Bene.

Ma il Covid finirà.
Certo, molte cose non saranno più come prima, secondo me, perché alcuni cambiamenti stanno avvenendo e sono buoni, sensati, basati sul buon senso.

Ma la corsa al cambiamento accelera.
Non stiamo forse introducendo cambiamenti permanenti per risolvere un problema temporaneo?