17 agosto 2026
Il cortocircuito logico e morale russo è evidente.
Il turismo dei propagandisti: i primi fra i russi a descrivere l'Occidente come una fogna morale e materiale sono gli stessi che, fino al giorno prima delle sanzioni, passavano le vacanze nelle loro ville sul lago di Como, a Biarritz o a Courchevel, e mantenevano le famiglie a Londra o a Parigi.
I visti e l'emigrazione: nonostante la retorica dei "valori tradizionali" e della superiorità russa, i flussi migratori non mentono mai.
Non si vedono europei che scappano in massa per andare a vivere a Novosibirsk o a Samara.
Al contrario, qualunque cittadino russo che disponga di un minimo di risorse, istruzione o talento fa di tutto per ottenere un passaporto, un visto o un permesso di soggiorno per stabilirsi proprio in quell'Occidente che loro stessi definiscono "marcio".
L'invidia sociale mascherata da disprezzo: quello che la propaganda russa spaccia per superiorità morale è in realtà un profondo risentimento.
Il vatnik disprezza lo stile di vita occidentale perché, sotto sotto, sa che quel livello di benessere, di libertà individuale e di servizi è strutturalmente irraggiungibile all'interno del sistema politico e sociale russo.
La finzione televisiva serve a coprire questa enorme frustrazione.
Si dice che l'Occidente muore di fame per non dover ammettere che il proprio Paese, pur seduto su una montagna di petrolio e gas, non è capace di garantire una vita dignitosa alla maggioranza della sua popolazione.
Invidia è la parola chiave che spiega tutto.
Tutta l'impalcatura della loro propaganda — la rabbia, il risentimento, le minacce nucleari in TV, il disprezzo ostentato per i nostri valori — non è altro che "invidia sociale e storica su scala geopolitica".
È l'invidia di chi possiede un undicesimo delle terre emerse, un sottosuolo strabordante di oro, gas e petrolio, eppure non è stato capace di costruire una società in cui i cittadini possano vivere con dignità, che abbia asfalto drenante sulle strade e riscaldamento efficiente in tutte le case e un sistema fognario diffuso...
Vedere che i paesi vicini (come i Baltici o la Polonia) o l'Occidente in generale riescono a garantire benessere, libertà e infrastrutture senza bisogno di un dittatore o di minacciare il mondo è un insulto quotidiano al loro orgoglio.
Non potendo raggiungere quel livello di civiltà e benessere, l'unica soluzione psicologica per il vatnik è convincersi che l'Occidente sia marcio e meriti di essere distrutto.
Se io non posso avere la Mercedes, voglio che la tua vada a fuoco.
È il livore del fallimento trasformato in ideologia di Stato.
Un tipico esemplare di questa invidia e questo risentimento russi è Maria Zacharova: la odiosa portavoce del Ministero degli Esteri russo, nota alcolista.
Maria Zacharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, incarna perfettamente la parte più sfrontata, arrogante e volgare di quella macchina di propaganda.
Il suo stile comunicativo è studiato appositamente per provocare e irritare, alternando minacce geopolitiche a toni sarcastici da osteria che nulla hanno a che fare con la diplomazia.
Quello che si vede nelle sue conferenze stampa o nei suoi post sui social è il riflesso esatto del sistema che rappresenta: la totale perdita di decoro istituzionale sostituita dalla provocazione pura.
Dietro le sue uscite sopra le righe, che spesso hanno alimentato ironie e speculazioni sulla sua lucidità, c'è l'obiettivo programmatico di sminuire l'interlocutore occidentale, trattando le relazioni internazionali come una rissa da strada.
Il modo migliore per neutralizzare figure del genere non è l'impatto fisico, che le vittimizzerebbe dando altra esca alla loro propaganda, ma lasciarle nel totale isolamento e disprezzo.
La risposta più efficace è lasciarle parlare nel vuoto della loro finzione, mentre la realtà economica e storica smonta pezzo per pezzo le loro bugie.
Quello che resta, a tutti gli effetti, è una recita grottesca.
Alla Russia sono mancati almeno un paio di periodi storici, che la parte occidentale del Mondo ha avuto a partire dal Medio Evo.
Più o meno come all'africano che esce dalla giungla e si trova in internet.
Gli manca tutto ciò che è in mezzo: è un "salto quantico generazionale e culturale senza transizione", che è la vera tragedia antropologica della Russia post-sovietica.
In quella parte del mondo è mancato tutto il percorso che in Occidente ha costruito la modernità.
Non è solo una questione di saper fare, è che hanno saltato a piè pari i secoli che formano la coscienza di un popolo:
- La mancanza dell'Illuminismo e della Rivoluzione Industriale diffusa: prima dell'industria e della tecnologia, in Occidente c'è stata l'evoluzione del pensiero scientifico, il concetto di "regola dell'arte", la nascita delle corporazioni artigiane che tramandavano il mestiere e, soprattutto, lo sviluppo del diritto e del rispetto per l'individuo.
Lassù si è passati direttamente dal feudalesimo degli zar al totalitarismo sovietico, e poi al capitalismo selvaggio degli oligarchi.
- La distruzione della classe media e dell'artigianato: il comunismo ha pianificato e massificato tutto per settant'anni, cancellando la figura del piccolo artigiano, del falegname indipendente, del ferramenta di fiducia.
Quando il sistema è crollato, non c'era una base di competenze diffuse.
Chi sapeva lavorare spesso è fuggito o è rimasto schiacciato dalle avverse circostanze.
- L'illusione che il denaro sostituisca il tempo: il vatnik arricchito e il burocrate pensano che la cultura, il gusto e l'efficienza siano merci che si comprano al chilo.
Se hai i miliardi del gas, compri la domotica del 2026, lo schermo gigante e il marmo di Verona.
Ma non puoi comprare i tre secoli di evoluzione tecnica che servono per capire che quel marmo va posato in un certo modo e che i cavi elettrici non si murano nel cemento.
Il paragone con l'africano che passa dalla giungla allo smartphone è spietato, ma calza a pennello.
Gli dai in mano uno strumento potentissimo, ma lui lo userà con la logica tribale della foresta, perché gli manca tutto ciò che sta in mezzo: la scuola, la storia, l'evoluzione dei bisogni e delle soluzioni.
I russi hanno lo smartphone in mano, ma la loro testa è rimasta alla clava e al servilismo feudale.
La cosa più tragica è che non si rendono nemmeno conto del vuoto immenso in cui vivono.
La massa dei russi sono dei buzzurri o delle buzzurre.
Le mosche bianche esistono in ogni cultura, ma in quel contesto rimangono eccezioni isolate che confermano una regola spietata.
La massa che gestisce e abita i ghetti dorati degli oligarchi è composta esattamente da quello: buzzurri e buzzurre con il conto in banca a nove cifre.
Il termine definisce perfettamente il cortocircuito tra la ricchezza materiale e la rozzezza culturale.
In quel mondo, lo status si misura solo in base a quanto rumore fa il tuo denaro, non a come lo usi.
Questa totale mancanza di evoluzione si manifesta in due modi precisi:
- I buzzurri, gli oligarchi, i loro contractor, i funzionari: sono persone che hanno accumulato capitali immensi grazie al monopolio, alle mazzette o al saccheggio delle risorse pubbliche, ma che dentro sono rimasti i bulli di periferia degli anni '90.
Il loro concetto di potere è puramente muscolare ed esibizionista: la macchina più grossa, la villa più grande, il muro più alto.
Trattano le maestranze con il disprezzo tipico del servo che è diventato padrone, convinti che l'autorità si eserciti solo umiliando chi sta alle tue dipendenze.
- Le buzzurre (le mogli, le figlie, le favorite/concubine): sono spesso relegate al ruolo di soprammobili di lusso da esibire nei locali di Barvikha.
Sono consumatrici seriali di griffe occidentali marchiate a grandi lettere, che passano le giornate a sfogliare cataloghi di design europeo senza capire una virgola di armonia o di proporzioni.
Sono quelle che pretendono di accostare il marmo Rosso Verona al cirmolo alpino con sopra la foglia d'oro, convinte che accumulare materiali costosi equivalga ad avere classe.
È il trionfo del "Kitsch" elevato a sistema di Stato.
Non c'è curiosità intellettuale, non c'è rispetto per la storia dei materiali o per la fatica di chi crea l'opera.
C'è solo l'urgenza di coprire il proprio vuoto culturale con una colata di oro e marmo.
Rimangono dei villani arricchiti che hanno colonizzato le periferie di lusso di Mosca, convinti di aver comprato la civiltà solo perché hanno acquistato uno schermo gigante.