26 maggio 2026
Metodo di studio delle conseguenze
Stiamo decidendo di fare una cosa.
Essa può essere un acquisto, un progetto, una linea politica, una strategia...
Qualunque cosa.
La saggezza suggerisce "pensaci bene".
Esistono molti metodi, a partire dal consulto con una cartomante.
Ma tutti, quasi tutti, si fermano alla valutazione, secondo i propri parametri e il proprio giudizio, di quelle che sarebbero le conseguenze.
Conseguenza è ogni risultato, che può essere positivo o negativo, secondo quello che era il punto di partenza.
Io cerco, ma non siamo in effetti molti a farlo, di sottoporre alla stessa valutazione, secondo gli stessi parametri, anche le conseguenze del NON FARE quella cosa.
Sto descrivendo un ottimo approccio professionale, non è ottimo perché è il mio, ma perché lo è in effetti!
Decidere basandosi solo sulle ipotizzate conseguenze che porta il FARE un determinata cosa è una vera e propria falla cognitiva sistemica nel management e nei processi decisionali moderni.
Per prendere decisioni ragionate e motivate è SEMPRE necessario avere padronanza dei comuni metodi di gestione: per chi lo fa per motivi professionali, di solito essi sono il risultato di anni di studi specifici, abbinati a una solida esperienza.
Nella teoria delle decisioni e nell'economia, quello che io faccio si avvicina molto all'analisi del "costo opportunità" e alla valutazione dello "Scenario Zero".
Il motivo per cui pochissimi lo fanno è psicologico e strutturale: quando valutiamo un'azione, siamo biologicamente e culturalmente portati a proiettare il cambiamento.
Vediamo l'attivazione, lo sforzo, il potenziale guadagno o la perdita derivante dal "muoverci".
Il "non fare" viene erroneamente percepito come un punto neutro, una certezza immobile, uno stato privo di conseguenze.
Ma non è mai così.
NON FARE è, a tutti gli effetti, una decisione che produce conseguenze, che spesso sono più devastanti di un'azione errata, perché l'ambiente circostante continua a muoversi e a produrre effetti.
Per visualizzare questo approccio possiamo mappare la decisione in modo speculare:

La maggior parte delle persone e delle aziende compila solo la prima riga.
Io compilo anche la seconda riga, con lo stesso rigore.
Questo metodo è assente nella pratica corrente perché tendiamo a sentirci meno responsabili per i danni causati da un'inazione rispetto a quelli causati da un'azione diretta.
Se un investimento va male, la colpa è di chi ha firmato.
Se non investiamo e l'azienda declina lentamente, la colpa viene data al "mercato".
Esiste una illusione di stabilità: quella falsa credenza che "Non Fare" equivalga a mantenere lo status quo.
In realtà, in un contesto competitivo, lo status quo non esiste: se tu rimani fermo e il mondo avanza, allora tu stai arretrando.
Sottoporre il "Non fare" alla stessa identica analisi del "Fare" permette di ripulire la scelta dall'ansia del cambiamento, mettendo a nudo i veri rischi di entrambe le strade.