22 aprile 2026

La Russia sta ripetendo il crollo sovietico?

Negli ultimi mesi ho scritto ampiamente sulla crescente fragilità del sistema politico, economico e geopolitico russo.
All'epoca, si trattava di segnali d'allarme.
Oggi, si stanno trasformando in schemi ricorrenti: più chiari, più netti e più difficili da ignorare.

La storia non si ripete meccanicamente.
Ma a volte, fa rima.
E sempre più spesso, la Russia contemporanea sembra riecheggiare gli ultimi anni dell'Unione Sovietica.

Di seguito, i sorprendenti parallelismi che suggeriscono che la Russia potrebbe percorrere un cammino familiare, e pericoloso.

Uno dei principali fattori che portarono al crollo dell'Unione Sovietica fu la spesa militare insostenibile.
Negli anni '80, l'URSS destinò circa il 7% del suo PIL alla corsa agli armamenti con gli Stati Uniti: un fardello enorme che finì per svuotare la sua economia.

Oggi, la Russia sembra seguire una traiettoria simile.
Le cifre ufficiali indicano una spesa militare pari a circa l'8% del PIL, ma stime indipendenti suggeriscono che la cifra reale potrebbe essere significativamente più alta, se si includono le spese occulte e indirette (come quelle sostenute da imprese e organizzazioni statali).
Gran parte di questa spesa alimenta un'economia di guerra che produce armi relativamente rudimentali, droni, missili e munizioni di base – che vengono rapidamente distrutte sul campo di battaglia, senza generare alcun valore economico duraturo o progresso tecnologico significativo.

Allo stesso tempo, in generale, l'economia russa si sta indebolendo.
La Russia è entrata in recessione all'inizio del 2026, tanto che lo stesso Putin è stato recentemente costretto ad ammetterlo pubblicamente, attribuendo la colpa al suo Governo e minimizzando il ruolo della guerra in Ucraina.
Un recente rapporto dell'intelligence svedese suggerisce inoltre che le statistiche ufficiali vengano manipolate per nascondere debolezze strutturali ancora più profonde.

In questo momento, questa combinazione, ingenti spese militari e un'economia in indebolimento, è stata una delle contraddizioni che sono state fatali all'Unione Sovietica.

La guerra all'Ucraina non ha una vittoria russa in vista.
La guerra dell'Unione Sovietica in Afghanistan si è conclusa non solo con il ritiro, ma con l'umiliazione.
Ha messo a nudo i limiti del potere sovietico e ha erosa la fiducia nel regime.
La guerra della Russia in Ucraina rischia di produrre un esito simile.
Secondo alcune fonti, Putin si aspettava di conquistare Kyiv in 3 giorni, eppure, dopo oltre 4 anni di combattimenti, le forze russe hanno ottenuto solo marginali conquiste territoriali, pagando un costo enorme.
Ad oggi, la Russia non è ancora riuscita a prendere il controllo del Donbas, un territorio che è meno del doppio del Belgio.

I progressi russi si misurano in metri al giorno anziché in chilometri e, più recentemente, le Forze Armate ucraine sono persino riuscite a riconquistare una porzione limitata di territorio occupato.
Nonostante la schiacciante superiorità numerica, la Russia non è riuscita a raggiungere in modo decisivo nemmeno gli obiettivi più limitati.

Il simbolismo è importante.
Le grandi potenze non crollano semplicemente perché perdono le guerre, ma spesso perdere guerre che non possono essere vincte accelera il declino interno.

La guerra sovietica in Afghanistan ha causato la morte di circa 15 mila soldati: un'esperienza traumatica che ha profondamente segnato la società sovietica.
Il costo umano della guerra russa in Ucraina è sconvolgente e di tutt'altra portata.
Le stime, confermate da più autorevoli fonti, suggeriscono che le perdite russe, tra morti e feriti, abbiano superato il milione, con alcune stime che parlano di circa 400 mila morti.

Molti sostengono che, rispetto alle società occidentali, la Russia abbia una capacità di sopportare le difficoltà di gran lunga superiore.
Eppure il Cremlino è estremamente a disagio con queste perdite, come dimostra il fatto che le tratta come un segreto di Stato e che chiunque ne parli pubblicamente rischia la prigione.

Al di là dei numeri, esiste un impatto più profondo: una generazione segnata da perdite, traumi e disabilità permanenti; comunità in cui i funerali sono diventati routine; e veterani feriti che tornano alla vita civile con cicatrici fisiche e psicologiche indelebili.
Non si tratta solo di una questione militare, ma di una questione sociale.

Come nel tardo periodo sovietico, il costo umano della guerra rischia di diventare fonte di malcontento silenzioso, ma crescente.
Nei suoi ultimi anni, l'Unione Sovietica ha dovuto affrontare un crescente malcontento tra la popolazione, alimentato dalla stagnazione economica, dalla censura e dalla rigidità politica.
Una dinamica simile sta emergendo oggi in Russia.
Contrariamente alla percezione di un controllo totale, il malcontento è in aumento, soprattutto per quanto riguarda le libertà digitali.
Le restrizioni sulle piattaforme di social media come Facebook e Instagram, così come sulle app di messaggistica come WhatsApp e Telegram, hanno scatenato la frustrazione pubblica tra blogger, influencer e semplici cittadini.

E' ancora più significativo che le critiche non siano più limitate alle figure dell'opposizione.
Persino voci storicamente allineate con il Cremlino, e più recentemente individui all'interno dell'élite al potere, come Ilya Remeslo, hanno iniziato a esprimere un dissenso senza precedenti.
Questo cambiamento è cruciale: i regimi raramente crollano a causa della sola pressione esterna: è la frammentazione interna a rivelarsi decisiva.
Questi primi segnali di dissenso potrebbero essere più significativi di quanto appaiano a prima vista.

Alla fine della sua esistenza, l'Unione Sovietica era governata da una leadership anziana, con figure come Breznev, Andropov e Chernenko, che simboleggiavano un sistema sempre più scollegato dalla realtà.
I ​​loro funerali, negli anni Ottanta, riflettevano un regime in evidente declino, incapace di rinnovarsi.

La Russia di oggi presenta caratteristiche simili.
Vladimir Putin ha ormai superato i settant'anni ed è circondato da una ristretta cerchia di alleati di lunga data come Nikolay Patrushev, Sergey Naryshkin, Aleksandr Bortnikov e Sergey Shoigu: sono coetanei, ma "costruiti" in epoca sovietica.
E' una concentrazione di potere nelle mani di un'élite invecchiata e rigida, incline agli errori di valutazione e incapace di adattamento.
Queste sono esattamente le dinamiche che hanno contribuito al crollo dell'Unione Sovietica.

Il crollo dell'Unione Sovietica è stato preceduto dalla perdita del suo "impero" esterno.
Non è un caso che abbia cessato di esistere quasi esattamente due anni dopo la caduta del Muro di Berlino e la perdita dei suoi "alleati" nell'Europa centrale.
Una volta che l'Europa centrale si è allontanata, se ne è andato anche il sostegno politico da parte dei paesi in via di sviluppo, con cui l'URSS era generosa nei finanziamenti e nella assistenza militare.
La Russia sta vivendo un arretramento geopolitico analogo:

- la caduta di Bashar al-Assad in Siria (2024)
- la sconfitta di Nicolás Maduro in Venezuela (2026)
- un Iran indebolito, instabile e potenzialmente frammentato
- la crescente fragilità a Cuba

Più recentemente, la sconfitta elettorale di Viktor Orbán del 12 aprile, a lungo considerato il cavallo di Troia della Russia all'interno dell'Unione Europea.

Ciascuno di questi sviluppi riduce la portata globale della Russia e ne mina la profondità strategica.

Anche la perdita di alleati, o ila loro decadenza, non solo indebolisce l'influenza russa, ma rafforzare la percezione di un regime sempre più isolato tra la popolazione russa.

Tutto ciò significa che la Russia è sull'orlo del collasso?
La risposta onesta è: non lo so, sicuramente non se la passa bene.

La storia offre una lezione importante: c'è una certezza assoluta e un'incertezza assoluta riguardo alle dittature.
Sappiamo con certezza che crolleranno, ma non sappiamo mai quando arriverà quel momento.

L'Unione Sovietica stessa ne è un esempio perfetto: fino a poche settimane prima del suo crollo definitivo, persino i più esperti studiosi del Cremlino credevano che il sistema sarebbe durato indefinitamente.

Quello che possiamo dire oggi è che le crepe nel sistema russo stanno diventando sempre più evidenti:

- economia sotto pressione a causa della guerra
- conflitto costoso e inconcludente
- crescente tributo di vite umane
- dissenso interno in aumento
- leadership anziana e rigida
- costante perdita di influenza internazionale

Questi non sono problemi isolati, ma nel loro insieme formano uno schema.

La storia dimostra che i sistemi autoritari spesso appaiono stabili, finché improvvisamente non lo sono più.
Il loro declino può essere lento, quasi impercettibile... finché non accelera con sorprendente rapidità e arriva il crollo.

La Russia potrebbe non essere ancora a quel punto.
Ma potrebbe esserci molto più vicina di quanto sembri.