28 aprile 2026
IA e i lavori che temiamo di perdere.
Bel titolo.
Sottotitolo: e quelli che ancora non riusciamo a vedere.
Negli anni '60 e '70, non era semplice fare una telefonata interurbana: richiedeva l'intervento fisico di una persona.
Un vero operatore sedeva a un centralino, sfilava un cavo da una presa, lo collegava a un'altra e connetteva fisicamente la chiamata, instradandola all'apparecchio di destinazione.
Si trattava di un lavoro qualificato.
Era un lavoro stabile, gratificante per chi lo svolgeva.
Milioni di persone al Mondo mantenevano le proprie famiglie svolgendo questo lavori.
Poi è arrivato il centralino elettronico, che collegava le varie reti mediante relè.
Da un giorno all'altro, il sistema è cambiato, facendo crollare la necessità di operatori umani.
In poco tempo sono scomparsi centinaia di migliaia di posti di lavoro.
All'epoca, questo è sembrato una catastrofe: le comunità persero posti di lavoro, le famiglie persero il reddito, spariva una intera professione.
Chi lo ha vissuto in prima persona non ha certamente pensato ai vantaggi portati dalla "innovazione": per loro si trattava di sopravvivenza.
Ma, probabilmente in modo inaspettato, questa innovazione tecnologica ha portato la riduzione dei costi delle chiamate interurbane e un aumento della loro qualità e affidabilità.
Fino al punto di diventare quasi gratuite.
In seguito a questo progresso, ne sono emersi altri, completamente nuovi.
Le aziende potevano improvvisamente raggiungere clienti ovunque.
Gli imprenditori potevano operare a livello interstatale.
L'introduzione dei numeri verdi (800...) ha aperto le porte a un nuovo tipo di commercio.
E' nato anche qualcosa che nessuno aveva previsto: il call center.
Sono stati creati milioni di posti di lavoro.
Questo, non nonostante il cambiamento tecnologico, ma proprio grazie ad esso.
Quella innovazione che ha cancellato una categoria di lavoratori è diventata la base per un'altra, molto più grande.
E questo schema non è unico: esso si è ripetuto nel corso della storia.
La Rivoluzione Industriale ha sostituito il lavoro manuale, ma ha creato posti di lavoro nelle fabbriche.
I computer hanno eliminato alcuni ruoli amministrativi, ma hanno creato interi settori nel software, nell'IT e nei servizi digitali.
Internet ha sconvolto i media tradizionali, ma ha dato origine a creatori, aziende di e-commerce e lavoro a distanza.
Ogni volta, la storia sembra la stessa: si conosce e si vede ciò che si perde, non si immagina e non si vede ciò che sta arrivando.
Possiamo vedere chiaramente i posti di lavoro che scompaiono, ma non possiamo ancora vedere i posti di lavoro che si formeranno.
È questo a rendere così incerti momenti come questo, quando è in corso la transizione verso l'IA.
Non occupiamoci per il momento delle questioni energetiche e tecnologiche che riguardano lo sviluppo e l'introduzione della IA.
Analogamente, trascuriamo che probabilmente quella della IA è una bolla destinata a esplodere, come è capitato in passato a altre cose che hanno sollecitato l'avidità di determinate istituzioni finanziarie.
Concentriamoci su ciò che l'IA potrebbe sostituire: scrittori, designer, analisti, sviluppatori, intere categorie di lavoro intellettuale.
Queste preoccupazioni sono legittime.
Ma la storia ci insegna qualcosa di importante: siamo molto bravi a prevedere cosa scomparirà, ma non lo siamo altrettanto nel prevedere cosa emergerà.
L'opportunità raramente si trova dove tutti guardano.
La vera domanda da porsi non è: "Quali lavori sostituirà l'IA?".
Ma "cosa diventa possibile quando il costo dell'intelligenza artificiale scende quasi a zero?".
Perché questo è quello che ha fatto l'introduzione del centralino elettronico nelle comunicazioni telefoniche: ha reso la connessione economica e accessibile.
Mentre faceva questo, ha permesso l'emersione di modi di lavorare completamente nuovi.
L'IA sta facendo lo stesso per il pensiero, la creatività e la risoluzione dei problemi.
Nuovi ruoli appariranno, nuovi settori nasceranno.
Tipologie di imprese che oggi non hanno senso, perchè non le conosciamo, diventeranno evidenti.
Alcune di esse daranno lavoro a milioni di persone.
Semplicemente, non riusciamo ancora a vederle.
Ed è proprio questo il punto: se la storia ci insegna qualcosa, il futuro non sarà definito dai posti di lavoro che perderemo.
Ma sarà definito da quelli che ancora non abbiamo conosciuto.